Venerdì 16 Novembre 2018
   
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L’ABC DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI E CICLO INTEGRATO

Italia_nel_cassonetto

 


Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo inviatoci dall'avv. Antonio Fortunato sul ciclo integrato dei rifiuti così come è delineato dalla normativa italiana e comunitaria




Gianni Nicastro sul tema della discarica di contrada Martucci, della operatività dell’ATO BA 5, della raccolta (in)differenziata a Rutigliano, dell’isola ecologica sempre a Rutigliano, del “negozio compra rifiuti di Gioia del Colle” e di altro sull’argomento, ha scritto tanto, ha intervistato i vari “attori” e ha denunciato in maniera puntuale delle situazioni oggettive che avevano del paradossale.

Ritengo, però, che forse sia giunto il momento –anche per una migliore comprensione del problema da parte dei cittadini-  di tentare di “concatenare” i vari argomenti, che sono un tutt’unico del complesso mondo  della gestione integrata dei rifiuti, per arrivare a comprendere le “criticità rutiglianesi e dell’ATO BA 5 ” e a trarne delle conclusioni.

Lungi da me sostituirmi a Nicastro (… sull’argomento rispetto a lui sono solo un neofita!), che anzi prego di intervenire, integrare e correggere quanto andrò a dire.

PREMESSE
La Comunità Europea con vari programmi (ultimo il IV programma di azione per l’ambiente 2001-2010) ha definito la strategia che fissa gli orientamenti e descrive le misure volte a diminuire le pressioni sull'ambiente derivanti dalla produzione e dalla gestione dei rifiuti.
Gli assi principali della strategia riguardano la prevenzione dei rifiuti e la promozione di un riciclaggio efficace.

Più propriamente, si considera prevenzione quella che si riferisce alle azioni che contribuiscono ad allungare la durata di vita dei beni e a ridurre le quantità di rifiuto che si determinano.
Tale “strategia”viene recepita in Italia con il D.L. Ronchi del 1997 (abrogato e sostituito con il D.L. 152/06) il quale affronta la questione dei rifiuti delineando priorità di azioni (sviluppo di tecnologie pulite; messa in commercio di prodotti che diano un contributo minimo alla produzione di rifiuti e all’inquinamento; ruolo attivo delle amministrazioni pubbliche nel riciclaggio dei rifiuti e loro utilizzo come fonte di energia) all’interno di una logica di gestione integrata del problema.

Il D.L. 152/06 (come ulteriormente integrato e modificato dal d.legs. 4/08) ha tra l’altro previsto:
1. potenziamento della raccolta differenziata e la previsione dei centri di raccolta;
2. introduzione, per la prima volta, del principio di gestione integrata dei rifiuti;
3. l’istituzione di un nuovo ente, l’Autorità d’ambito (c.d. Ato), per l’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti (fatta eccezione per il servizio di raccolta e trasporto che può essere organizzato autonomamente dai singoli Comuni mediante l’individuazione del soggetto gestore);
4. rivisitazione della tariffa rifiuti.

RACCOLTA DIFFERENZIATA
Le pubbliche amministrazioni devono favorire la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso:
a) il riutilizzo, il riciclo o le altre forme di recupero;
b) l’adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l’impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato di tali materiali;
c) l’utilizzazione dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia.
In aggiunta a quanto sopra, va segnalato che, in ogni ambito territoriale ottimale, deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti:
a)  almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006;
b)  almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008;
c)  almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012.

È interessante notare che, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di cui sopra, viene applicata un’addizionale del 20% al tributo per il conferimento di rifiuti in discarica a carico dell’Autorità d’ambito, che ne ripartisce l’onere “tra quei comuni del proprio territorio che non abbiano raggiunto le percentuali previste, sulla base delle quote di raccolta differenziata  raggiunte nei singoli comuni”.
Alla tariffa è altresì applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi.

RACCOLTA PORTA A PORTA
La raccolta porta a porta è la raccolta di rifiuti effettuata  a domicilio con modalità leggermente diverse tra comune e comune.
E’ dimostrato –vedasi copiosa “letteratura”– che è il sistema di riciclaggio che ottiene maggiori risultati; in alcuni casi si arriva a percentuali di tutto rispetto (75-80%).
Molto dipende dalle modalità, ma gran parte del “lavoro” è per i cittadini, che devono avere maggior cura nel differenziare correttamente i rifiuti da avviare al riciclo.

Nei piccoli centri (abitanti inferiori alle 50.000 unità) è più semplice arrivare a quantità di differenziata di tutto prestigio, mentre nelle grandi città è molto più difficoltoso.
Nella raccolta porta a porta c’è un maggior controllo, perchè i rifiuti vengono ritirati domiciliarmente, perché in questo modo si aumenta la quantità e la qualità della raccolta differenziata dei rifiuti, incrementando la percentuale dei rifiuti da riciclare e contribuendo così a diminuire la quantità da conferire in discarica.

E’ inoltre un modo per responsabilizzare ogni cittadino sul corretto conferimento dei rifiuti e per migliorare l’aspetto dell’arredo urbano attraverso l’eliminazione dei cassonetti su strada.

ISOLE ECOLOGICHE
Le isole ecologiche (I.E.), anch’esse definite dal D.L. Ronchi (come modificato), sono dei luoghi, all’interno delle aree comunali, delimitati e circoscritti di grande importanza, in quanto ad esse è demandata la possibilità di una raccolta organizzata di tutti quei rifiuti che provengono dal ciclo urbano e assimilati, in modo da ridurre il flusso dei rifiuti destinati a smaltimento e aumentare il riciclo e il recupero degli stessi.

Esse costituiscono una sorta di strutture “alternative” per alcune tipologie di rifiuti (ad esempio ingombranti, quando non esista un servizio domiciliare;  teloni esausti sino a 30 Kg. giornalieri,  ancora ad esempio, il verde derivante dalla manutenzione dei parchi e giardini, e così via).

Le I.E. poi si rilevano indispensabili per il conferimento di rifiuti inerti, di vetro, di materiali ferrosi e di rifiuti speciali non pericolosi.
In sostanza, le I.E. hanno il compito di raccogliere rifiuti differenziati e tutto quello che i servizi di raccolta non possono caricare, in maniera da evitare che i cittadini, non sapendo come smaltire determinati scarti, siano tentati di abbandonarli sulla pubblica via.
Tali centri di raccolta devono essere gestiti dal gestore del servizio di raccolta e trasporto.

ATO – AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE
La competenza per l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati non fa più capo ai comuni bensì a un ente locale di secondo grado, ossia l’Autorità d’ambito.
Il nuovo organismo risulta formato da “una struttura dotata di personalità giuridica costituita in ciascun ambito territoriale ottimale delimitato dalla competente regione, alla quale gli enti locali partecipano obbligatoriamente e alla quale è trasferito l’esercizio delle loro competenze in materia di gestione integrata di rifiuti”.

Il servizio di gestione dei rifiuti urbani viene pertanto affidato dall’Autorità d’ambito esclusivamente “mediante gara disciplinata dai principi e dalle disposizioni comunitarie”.
Pertanto, nel nuovo assetto delineato dal Codice dell’Ambiente  un servizio di gestione integrata di rifiuti urbani non può essere assegnato ricorrendo alla propria struttura organizzativa, a differenza degli altri servizi pubblici locali. Con la disposizione in esame, pertanto, il legislatore ha decisamente optato per la c.d. esternalizzazione (outsourcing ) del servizio da parte dell’amministrazione.

Il testo unico (.. codice dell’Ambiente) prevede, inoltre, che gli impianti e le dotazioni patrimoniali di proprietà degli enti locali utilizzati per i servizi (“esistenti al momento dell’assegnazione del servizio”) siano conferiti in “comodato” ai gestori.
I nuovi impianti vengono invece realizzati dal soggetto affidatario del servizio.

FLUSSO DEL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI
URBANI CON RACCOLTA DIFFERENZIATA
Solo per rendere più chiaro il processo dei rifiuti con raccolta differenziata, si riporta uno schema “tipo” che riassume le modalità del trattamento dei rifiuti solidi urbani.

Flusso_RD

Mancando l’impianto di compostaggio e non effettuando una seria raccolta differenziata tutta la frazione organica e quella secca non differenziata finisce negli scarti e si provvede alla stabilizzazione della frazione umida (sottovaglio). La biostabilizzazione è un processo che si attua in impianti dedicati ove viene favorita la trasformazione aerobica della parte organica presente nel rifiuto, limitando così la produzione di percolato e l’emissione di sostanze odorigene dopo il conferimento del prodotto in discarica. La frazione stabilizzata va alla produzione del CDR; gli scarti finiscono in discarica.

La “letteratura scientifica” prevede che la stabilizzazione avvenga con la riduzione della percentuale di umidità sino a valori del 7-15% che porta una perdita di peso del 20-25% con una percentuale del materiale essiccato pari al 75-80%; dopo la raffinazione il 43-60% va al CDR, il  5-7 % metalli  e il 15-25%  in discarica.

CONCLUSIONI
Il Comune di Rutigliano, con il nuovo bando di gara ed il disciplinare prestazionale allegato, prevede di:
- effettuare una raccolta “porta a porta” per :
• centro storico ( piccola frazione del territorio comunale) > frazione secca residua, frazione organico/umido, oltre a Carta e Cartone, Plastica, Alluminio, mentre per il
• resto della città, fermo restando la raccolta porta a porta del secco, Carta e Cartone, Plastica, Alluminio, la raccolta dell’organico/umido avverrà con deposito nei  cassonetti collocati sulle strada.

Criticità
A tenere “fuori” dalla raccolta “porta a porta” la frazione organico/umido del “RESTO DELLA CITTA’ ” – che dovrà essere conferita nei cassonetti – non si incentiva la raccolta differenziata, non si responsabilizzano i cittadini, che devono avere maggior cura nel differenziare correttamente i rifiuti da avviare al riciclo, non si possono esercitare i controlli su quanto viene depositato nei cassonetti; senza controllo sull’umido sarà “durissimo” passare dall’attuale miserrimo  7% di raccolta differenziata al 45% previsto per il 2011 … con le “sanzioni” e gli aumenti delle tariffe previste per i Comuni meno virtuosi!

Alcune zone abitate del paese (solo per es. via Mola tra via Paradiso e via La Rena) non rientrano nel “resto della città”; mentre gli abitanti potranno provvedere a lasciare il proprio organico/umido nei cassonetti, … dovranno lasciare i propri sacchi del secco della Carta, Cartone, Plastica e Alluminio ... presso l’abitazione di qualche altro cittadino che abita nel “resto della città”?

Rimettere in funzione ( facendola gestire dalla ditta che vincerà l’appalto del servizio) l’isola ecologica già esistente per il  conferimento e lo stoccaggio dell’ingombrante  e dei beni durevoli obsoleti (RAEE).
Presso l’isola ecologica non si dovranno conferire solo gli “ingombranti” ma dovrà essere consentita ai cittadini la possibilità – in determinati giorni ed orari (per es. quelli previsti per la raccolta porta a porta) -  di depositare anche secco, Carta e Cartone, Plastica, Alluminio, avviando un processo virtuoso di separazione dei materiali recuperabili, anche attraverso incentivazione economica come avviene a Gioia del Colle presso l’area della SPES (… “negozio compra rifiuti”).

Come è dato di capire dagli articoli di Gianni Nicastro, dagli interventi della Legambiente di Mola, dell’Amministrazione Locale di Conversano e dei tecnici intervenuti sull’impianto dell’ATO BA 5 di Contrada Martucci, il processo virtuoso del trattamento rifiuti in questo impianto è solo parzialmente avviato, con conseguente versamento di una massa di rifiuti in discarica e con aumento notevole dei costi.

Non si è avviato l’impianto di compostaggio, non è ancora in funzione l’impianto di produzione CDR (combustibile da rifiuti), la biostabilizzazione che viene effettuata sembra non dia i risultati attesi e previsti dalla “letteratura scientifica” (perdita di peso del 20-25%, il 43-60% al CDR, il  5-7 % a  metalli  e  solamente il 15-25%  in discarica) andando in discarica percentuali più alte di quelle previste … con aumento di costi che gravano e graveranno sui cittadini.


Commenti  

 
#1 Peter Pan 2010-10-11 20:29
Con la chiusura della discarica, speriamo che si dia una bella accellerata al passaggio della raccolta differenziata porta a porta!!!
Rimbocchiamoci le maniche non vogliamo vedere le strade piene d'immondizia come è accaduto recentemente a Napoli!

 

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