Martedì 20 Novembre 2018
   
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DUE RICORSI AL TAR CONTRO L’ASSEGNAZIONE DEI SUOLI ERP

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Sulle sorti dell’assegnazione degli alloggi del Piano di Zona pendono due ricorsi al TAR, uno fatto dall’ing. Giovanni Dioguardi, che ha partecipato al concorso come impresa edilizia, l’altro intentato dalla cooperativa edilizia “Mediterranea”, che si è vista assegnare alloggi relegati in un comparto (quello “A”) fuori mano, non urbanizzato e di difficile accesso, pur essendo al sesto posto in graduatoria su 15 assegnatarie. Una ubicazione determinata sulla base di criteri assolutamente discrezionali della giunta e non rispettando l’ordine di posizionamento in graduatoria.

Sul ricorso della Mediterranea ci torneremo più diffusamente nei prossimi giorni, qui ci limitiamo a segnalare solo che il 15 gennaio prossimo si terra la prima udienza in cui il TAR deciderà sulla richiesta dalla cooperativa di sospendere tutti gli atti che riguardano l’assegnazione degli alloggi ERP fatta a luglio scorso.

Sul ricorso dell’ing. Dioguardi, invece, il TAR si è già espresso in prima battuta -a ottobre scorso- rigettando la richiesta di sospensiva fatta dal ricorrente. Qui c’è da dire che non si è trattato di una “sentenza”, tanto meno definitiva, come si è stupidamente strillato su un giornalino locale qualche tempo fa. Il Tribunale amministrativo ha emesso solo un’ordinanza con la quale dice questo: “Considerando che allo stato (attesa anche la fase della procedura amministrativa cui si è giunti) nel bilanciamento degli interessi pubblici e privati coinvolti va data preferenza ai primi”.
Non vogliamo qui commentare questa motivazione, ma l’idea che l’interesse pubblico sia da preferire a quello privato a prescindere dal come l’amministrazione comunale procede nel perseguirlo, ci lascia alquanto perplessi, equivarrebbe a dire che il ‘fine giustifica i mezzi’.
Ma veniamo a quello che in questi ultimi due mesi è venuto fuori.

TRE IMPRESE AL “FRONTE”
Per come si sta evolvendo, questa vicenda ormai va oltre i vari ricorsi al TAR, si arricchisce di nuovi elementi che la rendono ancora più ingarbugliata o, se si vuole, più pesante di quanto già non sia. Intanto, facciamo notare che, oltre al comune, solo tre imprese si sono ‘costituite in giudizio’ contro il ricorso del Dioguardi: la Edil Co.M. Snc di Oronzo Martire, la Nuova Edile di Francesco Discipio e la Simone Costruzione di Simone Stephi. La prima rappresentata dall’avv. Giovanni Albanese, le altre due dagli avvocati Franco Gagliardi La Gala e Domenico Gigante. Tre diverse imprese, due diversi avvocati, un unico domicilio legale eletto. E’ evidente che le tre imprese resistenti hanno fatto fronte unito e, forse, non è un caso che siano le uniche ad essersi costituite su 106 soggetti interessati tra cooperative, imprese e privati proprietari. Delle tre solo la Martire e la Discipio sono assegnatarie di alloggi, la Simone Stephi è fuori zona assegnazione ma vi potrebbe arrivare nel caso ci fossero rinunce e si escludessero dalla graduatoria le imprese non più esistenti.

Prima di parlare degli ulteriori sviluppi di questa vicenda puntualizziamo due cose di una certa rilevanza. Stephi Simone -imprenditore agricolo prima ancora che costruttore- è consigliere comunale di maggioranza eletto nel ’04 nella lista di FI ed è anche figlio di Simone Luca, imprenditore che partecipò al concorso quattro anni fa e a cui il comune ha notificato, a settembre scorso, l’assegnazione di 6 alloggi ERP nonostante sia deceduto nel ‘04 e la sua ditta individuale sia stata cancellata il 21 luglio di quello stesso anno (su questo ci soffermiamo più avanti). Oronzo Martire, della EDIL CO.M., è il padre di Michele Martire, consigliere comunale di maggioranza da dieci anni, eletto nella lista di AN. Stiamo parlando, dunque, di due amministratori comunali che -direttamente e indirettamente- sono coinvolti in un importante procedimento amministrativo. Un poderoso conflitto di interessi già sollevato in due consigli comunali.

MENO 1 PUNTO A DIOGUARDI, MENO 2 A MARTIRE
In sede di dibattimento al TAR è emerso un fatto nuovo. E’ la contestazione che l’avv. Albanese, legale della EDIL CO.M, avrebbe mosso al Dioguardi nelle sue “controdeduzioni”, termine usato da quel giornale locale che riferisce quanto probabilmente il difensore di O. Martire scrive nel suo atto di costituzione in giudizio.

Quel giornale dice che “Giovanni Albanese ha fatto notare ai giudici del TAR che il punto (di anzianità, n.d.r.) assegnato all’impresa Dioguardi non poteva assolutamente essere assegnato” perchè nel 1997, anno di costituzione da cui è partita la commissione per calcolare l’anzianità, il ricorrente era un imprenditore agricolo. Solo dal 2003 l’ing. Dioguardi è iscritto alla Camera di Commercio come impresa edilizia, calcolando quindi 1 punto ogni 5 anni -così come dice il bando del ‘04- al Dioguardi avrebbero dovuto essere assegnati 0 punti, invece la commissione gliene ha assegnato 1. Insomma, il ragionamento è che quand’anche gli fossero assegnati i 2 punti reclamati nel suo ricorso il Dioguardi non totalizzerebbe 10 punti ma 9, non entrerebbe in zona sorteggio e non avrebbe, quindi, nulla a pretendere. Il ragionamento non fa una grinza. Il problema è che la contestazione che si muove al Dioguardi la si potrebbe muovere -pari pari- allo stesso assistito dell’avv. Albanese.

Anche il sig. Martire nel 1987 non era una impresa edilizia, ma una società dedita “all’esercizio dell’attività di produzione, confezionamento e trasformazione della calce”. Non solo, aveva una ragione sociale e una forma giuridica diverse, si chiamava “Ical di Martire Oronzo & C.” ed era una S.a.s. I fratelli Martire costituiscono la Edil Co.M. S.n.c il 25 settembre del 1991 e, come impresa artigiana, iniziano l’attività di “costruzione di case per civile abitazione in cemento armato” quattro anni dopo, esattamente il 5 settembre del 1995.
La commissione ha, invece, calcolato l’anzianità partendo dal 1987 e ha dato alla  Edil Co.M. 3 punti, 2 in più di quelli che le spettavano in base a quel ragionamento. Questa società totalizza così 12 punti complessivi che le permettono di posizionarsi al 15° posto in graduatoria, cioè in zona assegnazione. Grazie a quei 3 punti di anzianità la Edil Co.M. ha avuto anche 2 alloggi in più rispetto ai 4 di base dati a tutti gli assegnatari.
Se si calcola l’anzianità a Martire cosi come l’avv. Albanese calcola l’anzianità al Dioguardi, cioè dal 1995 (inizio attività edilizia), alla Edil Co.M. gli verrebbe assegnato solo 1 punto.  Con 2 punti in meno la società del padre del consigliere comunale di maggioranza scalerebbe a 10 punti, perderebbe i 6 alloggi assegnati e si posizionerebbe in zona sorteggio nella graduatoria.

LA COOP. “ELETTRA”
C’è anche una corporativa edilizia ad aver avuto un punteggio maggiore rispetto a quello che effettivamente le spettava. Si tratta della “Elettra”, una cooperativa di Bari, posizionata all’ottavo posto, su una graduatoria di 15 assegnatarie, con 10,5 punti grazie ai quali le sono stati assegnati 9 alloggi -il massimo assegnabile- nel comparto“A”. La Elettra si è costituita nel ’76, i punti di anzianità avrebbero dovuto essere 5, la commissione -invece- gliene ha assegnati 6. Gli sono stati assegnati anche i 2 punti che spettano per non aver “usufruito in precedenza di altre assegnazioni di alloggi ERP”, come recita il bando, ma questa cooperativa ha già usufruito di assegnazioni di lotti ERP a Bari. Se le si togliessero i 3 punti in più assegnati, la Elettra totalizzerebbe un punteggio di 7,5, scalerebbe in graduatoria al penultimo posto, fuori zona assegnazione. I 9 alloggi sarebbero assegnati ad un’altra cooperativa edilizia.

FALSA DICHIARAZIONE

C’è un altro fatto che l’ing. Dioguardi denuncia, questa volta in una nota mandata al segretario comunale di Rutigliano, un fatto che riguarda ancora l’amministratore della Edil Co.M. e che va oltre lo sbaglio sull’anzianità e il “refuso” sulla forma giuridica contraddittoria (snc o srl?) che appare su tutti i documenti allegati alla domanda di partecipazione al concorso fatta da quello stesso amministratore.
La Edil Co.M. è stata indicata da sette privati proprietari come l’impresa costruttrice degli alloggi loro assegnati. Allegata alla domanda di partecipazione al concorso di questi proprietari c’è una “dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà” fatta da O. Martire nella quale, lo stesso amministratore della Edil Co.M, “ha autocertificato -dice l’ing. Dioguardi-  di aver iniziato l’attività edilizia a far data dal 25.05.1987”. Dai documenti della Camera di Commercio si evince, invece, quello che abbiamo detto più su, che cioè il 25.05.1987  il sig. Martire era socio accomandatario di una società che aveva nell’oggetto sociale l’attività prevalente classificata “codice 26”, che significa “fabbricazione di prodotti della lavorazione di minerali non ferrosi”. Quella che all’epoca si chiamava “Ical di Martire Oronzo & C. s.a.s.” non svolgeva attività edilizia, ma un altro tipo di attività. L’attività edilizia il dichiarante la inizia il 5.9.1995 dopo che nel ’91 trasforma quella società in Edil Co.M. s.n.c.

Insomma, per questa società le cose potrebbero davvero mettersi male: in bilico non sarebbe solo l’assegnazione dei 6 alloggi avuti grazie a due punti di anzianità che non spetterebbero, in bilico sarebbero anche i 17 alloggi che avrebbe da costruire grazie all’indicazione fatta dai sette privati proprietari nella loro domanda. Senza contare i risvolti penali che potrebbe avere quella che L’ing. Dioguardi, nella nota prima citata, definisce “falsa dichiarazione”.

I 6 ALLOGGI ASSEGNATI AL DEFUNTO
Ritorniamo sulla ditta “Simone Luca” non solo perché sa dell’incredibile il fatto di aver notificato l’assegnazione di alloggi ERP a un imprenditore deceduto da tempo. Ci ritorniamo perché il bando del ’04 all’art. 1 lettera “c” dice che “entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento di assegnazione dei volumi deve essere inviato al comune, a pena decadenza, apposito atto di accettazione da parte del soggetto assegnatario, nel quale lo stesso si impegna a sottoscrivere  successivamente  apposita convenzione”. All’art. 8, poi, lo stesso bando prevede che la convenzione debba essere sottoscritta  “entro sei mesi dalla notifica”. Ci chiediamo chi, dal momento che l’assegnatario non c’è più, adempirà a questi obblighi. Il comune la notificata l’ha mandata a tutti gli assegnatari il 3 settembre scorso, il termine della comunicazione -quindi- dovrebbe essere scaduto già da un pezzo.

La questione, come si capisce, non è di poco conto, anche perché c’è chi sostiene che la partecipazione ad un concorso pubblico come quello in questione possa essere ereditata; c’è, invece, qualcun’altro che dubita sia così.
Comunque, presso la Camera di Commercio di Bari risulta una scrittura privata del 12 luglio 2004 con cui i familiari dell’imprenditore decisero di proseguirne l’attività sotto la ragione sociale “Eredi di Simone Luca”. A questa società non è mai stata data una forma giuridica, esiste semplicemente una partita Iva che, tra l’altro, risulta cessata il 31 dicembre del 2006. Allo stato, dunque, ci sarebbe solo un unica assegnataria legittimata a realizzare quei sei alloggi, ed è la stessa che firmò la domanda di partecipazione al concorso pubblico il 31 maggio 2004, la “ditta Signor Simone Luca”.

LO SCHEMA DI CONVENZIONE

Oltre ai due consiglieri comunali prima citati ce ne sono altri tre in conflitto di interesse con il provvedimento amministrativo sui suoli ERP. Si tratta -per la maggioranza- di Vito Pedone (socio di una cooperativa), Michele Maggiorano (nipote del titolare di una impresa assegnataria) e del consigliere di minoranza Antonio Dioguardi (titolare di una impresa edilizia che ha partecipato al concorso).
Per regolamento di consiglio comunale questi cinque consiglieri sono incompatibili con qualsiasi provvedimento che riguardi l’assegnazione degli alloggi, non possono essere presenti in aula durante la discussione e tanto meno l’approvazione di quei provvedimenti.

Sullo schema di convenzione, dunque, l’amministrazione è in grande difficoltà a causa dei quattro consiglieri incompatibili che si ritrova nella sua maggioranza, senza i quali in consiglio comunale non ha la certezza del numero legale. Un’arma straordinaria nelle mani della minoranza che, in un altro consiglio comunale, compatta ha chiesto il “ritiro, l’annullamento o la revoca” delle tre delibere con le quali la giunta ha assegnato gli alloggi l’8 luglio scorso.

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