Lunedì 19 Novembre 2018
   
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“Se la cavi chi può” – Tutti se la sono cavata benissimo.

Rutigliano-spettacolo

 

 

What? Spettacolo teatrale “Se la cavi chi può”

Who? Giuseppe Pino Aversa è il regista. I ragazzi del suo laboratorio teatrale hanno sviluppato il progetto.

When? Mercoledì 6 giugno 2012, ore 20:00 da programma

Where? Aula Magna dell’ ITC Eugenio Montale di Rutigliano

Why? “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” (Blaise Pascal). Da quando l’arte risponde ai perché?

 

Dunque, parliamo di teatro.

Data la stagione afro-equatoriale, non è il caso di prenderla così da dietro dietro, da quando i greci eccetera, recitavano le tragedie eccetera, negli anfiteatri eccetera, l’attenzione è già calata eccetera, arriviamo all’anno scorso ecc…e basta.

Pino Aversa, tutto lo conoscono così (e con la mise capello lungo brizzolato e vocione scenico), collabora spesso con le scuole, sia con progetti didattici e sia per il luogo fisico che utilizza per i suoi spettacoli.

Difatti, anche l’anno scorso ne ha fatto uno nella stessa modalità, squadra di ragazzi+palco ITC.

E quest’anno, formula che vince non si cambia.

 

Mercoledì, a fine spettacolo, Aversa ha detto cose molto importanti riguardo i giovani di oggi. Prima fra tutte il fatto che i giovani siano una speranza, il futuro, terreno fertile per la cultura.

Direi “una ventata d’aria buona” in questo bombardamento mediatico che ci fa sentire una piaga sociale quasi.

 

I ragazzi con cui lavora non sono professionisti del teatro, nonostante i risultati sul palco siano davvero apprezzabili, e quindi magari non c’è uno scopo lavorativo per ognuno di loro, ma l’intervento del regista sull’importanza di queste attività è stato un discorso intelligente.

Il fatto stesso che lo spettacolo si sia concluso “dedicandolo” alle vittime delle ingiustizie della nostra società, dalla Shoah, ai giudici Falcone, Borsellino, giusto per citarne alcuni, è stato un modo, come poi ha sottolineato Aversa stesso, per “abituare” la gente al ricordo, perché c’è veramente chi non sa ancora cosa succede nel mondo.

Poi c’è da dire anche che è stato fatto tutto con molta discrezione e poca retorica: tutti gli attori erano di spalle sul palco e ripetevano in coro i nomi importanti che uno di loro leggeva di fronte al pubblico.

E’ stato quasi una punta emozionante.

In realtà, lo spettacolo ha un suo spessore culturale e morale, però è stato presentato in una maniera più soft e quindi hanno prevalso le risate per quasi tutta la serata.

Il merito di questo risvolto “simpatico” è attribuibile soprattutto a due personaggi, secondari nella storia ma essenziali nei dettagli, e sono la bidella (Nicola Lanzone) e Peppino (Antonello Didonna).

Nessuno dei due attori incalza fisicamente il proprio ruolo: notare il ragazzo-bidella decisamente non depilato, e lo scolaro-Peppino, ragazzino delle elementari, interpretato da un ultra ventenne.

Ma la loro metamorfosi artistica è stata una mossa vincente, impressionante, 10 e lode!  Wow!

Decisamente spetta a loro la nomination come Migliori Attori Non Protagonisti.

 

Il protagonista (Nunzio Porcelli) invece, è stato “dignitoso” ma non degno di lode.

E’ anche vero che il suo ruolo, quello di maestro di una classe elementare, non si prestava completamente all’ilarità, ma se l’è cavata piuttosto bene.

Il suo ruolo era più riflessivo, infatti c’è stata una sua battuta importante: “Col teatro e la poesia non si va da nessuna parte. Si pigliano solo mazzate”, che nel contesto ha un retrogusto amaro, e alla quale mi viene da rispondere con una frase di Cesare Pavese: “La letteratura è una difesa contro le offese della vita”.

Comunque, dopo questa pseudo-pagella sugli attori-personaggi, per capire meglio lo spettacolo bisogna rifare il questionario delle 5 W.

What? In pratica la trama: Un maestro della scuola elementare si ritrova ad organizzare uno spettacolo teatrale con la sua classe di alunni, ma non mancano le difficoltà. La Camorra interferisce nel suo progetto poiché uno dei suoi alunni è il figlio di un mafioso prepotente di Napoli. E in più i problemi famigliari del maestro sono conditi dalle baruffe dei suoi due cugini Salvatore e Pasquale.

Who?  MARCELLO APRILE – Nunzio Porcelli

             FLORA – Nicola Lanzone

             SAVERIO APRILE – Vincenzo Ardina

             PASQUALE APRILE – Angelo Sciannameo

             DON SALVATORE – Michele Tatone

             PEPPINO – Antonello Didonna

             CARMINE AMETRANO – Giacomo Cappelli

             ANNA SORVINO – Katiana Lisi

             CIRO – Fabrizio Carulli

             CHANTAL – Ylka Vogli

             JESSICA – Miriana Porcelli

             EUGENIA – Corinne Porcelli

             EUGENIO

             APP. TRAMONTANA – Federico Lasorella

             ROSSELLA – Mariangela Sciannameo

             MARESCIALLO PALOMBO – Michelangelo Nanna

             ROSETTA – Miriana Favuzzi

             LAURETTA – Floriana Porcelli

             NUNZIATINA – Melania Dioguardi

When? Tempo del racconto.

Where? Napoli.

Why? Lo spettacolo è tratto dal libro di Marcello D’Orta, “Io speriamo che me la cavo”, del 1990. E’ una raccolta di racconti dei ragazzini delle elementari, uno sguardo innocente sulla realtà del napoletano.

 

L’idea teatrale di ciò che è un libro e anche un film (interpretato da Paolo Villaggio e diretto da Lina Wertmüller) è una completezza necessaria; è una proposta alternativa sia alla circoscrizione della pellicola cinematografica che riprende solo un determinato momento, e sia alla troppa illimitata fantasia che producono i libri.

Inoltre, in questa rappresentazione, gli attori hanno reso tutto molto convincente, anche quando la loro bravura veniva tradita dalla loro fisicità.

Ciò che resta dello spettacolo sono le foto di Palma Boccuzzi.

Voi speriamo che vi piacciano.

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