Venerdì 16 Novembre 2018
   
Text Size

Tagli: il liceo "I.Alpi" di Rutigliano in protesta

Liceo-Ilaria-Alpi-Rutigliano

 

 

Rigettiamo ulteriori tagli e l’aumento dell’orario di lavoro. La scuola ha già dato.

Ora vogliamo essere ascoltati. Vogliamo ripartire con un nuovo progetto di scuola

L’agitazione diffusa dei docenti nelle nostre scuole e la protesta unitaria delle organizzazioni

sindacali non ha alzato di molto il livello di attenzione sulla scuola pubblica che continua ad essere

insufficiente: anche se nella discussione del DDL “Stabilità” pare bloccarsi l’ultima episodica

aggressione nei confronti dei lavoratori della scuola, nello stesso provvedimento in perfetta

continuità con le norme finanziare degli ultimi anni, si continuano a prevedere tagli pesantissimi

di risorse alla scuola statale e al contempo inspiegabili elargizioni a quella privata, determinando

il permanere di un profondo disagio del personale sia per le condizioni stipendiali, sia per le

condizioni lavorative che mortificano profondamente professionalità e dignità.

Le norme sulla spending review e la legge di stabilità hanno fissato obbiettivi di razionalizzazione

che la scuola italiana, semplicemente, non può più sopportare.

Il personale della scuola aspetta da oltre un anno di avere risposte chiare sul riconoscimento

degli scatti di anzianità. Il Ministro Profumo si era impegnato a pagarli già al momento del suo

insediamento in viale Trastevere: da allora ci sono stati continui rimpalli di responsabilità tra MIUR

e MEF e intanto il blocco degli scatti per l'anno 2011 nega anche la validità giuridica di tale anno

per le ricostruzioni di carriera e non viene riconosciuto nemmeno nelle ricostruzioni di carriera dei

neo immessi in ruolo e nei passaggi per mobilità professionale da un ruolo all'altro. In assenza di

una soluzione politica non rimane che la via della protesta diffusa e della via giudiziaria.

Il nostro contratto è scaduto da 3 anni, aspettiamo la restituzione di un biennio per la nostra

progressione economica, i neoimmessi in ruolo hanno una carriera sterilizzata e ai precari

addirittura si vieta di monetizzare le ferie maturate e non godute violando apertamente un diritto

costituzionale. Il potere d'acquisto delle nostre retribuzioni è, ormai, pesantemente ridotto e a

ciò si aggiunge il tentativo di aumentare l'orario di lavoro fuori da ogni confronto e senza risorse

aggiuntive. Tutto questo per limitarci alle ricadute più strettamente economiche sulla nostra

condizione, tacendo delle ormai impossibili condizioni di lavoro in cui docenti e ATA sono costretti

quotidianamente a prestare la propria opera.

In quest’ottica, i recenti interventi sull'orario di lavoro non sono altro che l’ennesima superficiale

aggressione che si aggiunge ai tagli degli organici , all'aumento del numero di alunni per classe,

alla riduzione delle ore di insegnamento, al taglio delle risorse economiche, alla riduzione

del personale ATA nelle scuole. Riteniamo che la scuola in questa crisi abbia già pagato nel

nostro Paese un prezzo altissimo, i cui risultati nefasti si ripercuoteranno inevitabilmente sulle

generazioni future a seguito dell'inevitabile abbassamento della qualità dell'offerta didattica.

Questa condizione generale richiede una drastica inversione di tendenza nelle politiche

scolastiche. La scuola non ha bisogno né di bastoni, né di carote, ma di un progetto serio condiviso

che coinvolga tutti i protagonisti della vita scolastica, giornalmente impegnati a misurarsi con

numerosi problemi e a risolverli, nonostante le continue “attenzioni” che i governi di turno

hanno dedicato alla nostra scuola minandone la sopravvivenza e disattendendo il dettato della

Costituzione Italiana che garantisce a tutti il diritto al sapere, l'accesso alla scuola pubblica ed il

libero insegnamento, diritto oggi messo evidentemente in discussione.

L’inversione di tendenza deve partire dal rispetto delle norme, delle competenze contrattuali e

della dignità professionale dell’intera categoria. Non possono essere più sopportati progetti di

riforma/risparmio sulla pelle dei lavoratori, suscettibili di modificare alle fondamenta il rapporto

di lavoro e lo stesso ordinamento scolastico, senza nessuna forma di consultazione. I lavoratori

della scuola esigono, oggi, di essere ascoltati dalle istituzioni e dalla politica. Anche perché senza di

loro, senza il loro spirito di servizio e di abnegazione, come stanno dimostrando le astensioni dalle

attività accessorie deliberate in questi giorni, la scuola semplicemente non può funzionare.

Si riparta allora dall’ascolto della categoria. Si riparta ritirando l’innalzamento unilaterale

dell’orario di lavoro nella secondaria, si riparta restituendo i due anni di anzianità per la

progressione economica di tutti i lavoratori della scuola. I fondi per compiere questi interventi

possono, devono esser trovati altrove facendo scelte differenti, senza costringere la scuola e i suoi

lavoratori a fare ulteriori sacrifici, senza incidere nuovamente sulla loro condizione.

Soltanto con queste premesse può essere possibile per le istituzioni e la politica riconnettersi

appieno col mondo della scuola per condividere un progetto di rilancio e di nuovo sviluppo

dell’istruzione e della conoscenza pubblica che, solo, in questa fase può permettere a cittadini e

lavoratori di guardare con fiducia al futuro delle nostre comunità.

Per questi motivi l’assemblea ribadisce la sospensione di tutte le attività aggiuntive del personale docente e ATA almeno fino allo sciopero generale del la scuola dichiarato da tutte le organizzazioni sindacali per il prossimo 24 novembre, così come elencate nel precedente collegio autoconvocato dei docenti del 20 ottobre scorso e cioè:

 

  • l’astensione del personale dalle ore eccedenti l’insegnamento previsto contrattualmente per la copertura delle assenze dei colleghi;
  • l’astensione dalle prestazioni aggiuntive oltre l’orario d’obbligo, sia legate ad attività progettuali di ampliamento dell’offerta formativa che ai corsi di recupero (Idei);
  • l’astensione dall’attività di tutte le commissioni in carica, fatte salve quella del personale dei docenti di sostegno;
  • l’astensione dalle attività di tutte le figure di sistema individuate (funzioni strumentali, coordinamenti e segretariati dei consigli di classe, attività dei dipartimenti, ecc.);
  • l’astensione dall’accompagnamento degli studenti in tutti i viaggi di istruzione e delle visite guidate eventualmente programmati, ad eccezione di quelli in cui non sia possibile ad oggi restituire le quote di partecipazione;
  • l’astensione temporanea dai colloqui individuali mattutini con i genitori degli studenti;
  • l’astensione del personale ATA da qualsiasi altra forma di attività straordinaria.
  • la trasmissione del presente deliberato alle istituzioni locali (Sindaco, Giunta, Consiglio Comunale, Provinciale, Regionale) alle quali si richiede di assumere iniziative concrete di condivisione delle argomentazioni esposte e delle conseguenti iniziative, agli uffici periferici dell’Amministrazione Scolastica (Ufficio Scolastico Provinciale e Regionale), nonché al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e al Presidente del Consiglio dei Ministri, e ai Presidenti delle Camere.

 

Votato all’unanimità dalla Assemblea dei lavoratori del Liceo Scientifico “I.Alpi” Rutigliano

 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI