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Violenza sulle donne: mafia, stalking e mutilazioni genitali - Video

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Rutigliano - Lunedì 25 marzo 2013 la Scuola Secondaria di I Grado Statale “A. Manzoni” di Rutigliano in collaborazione con il Comune di Rutigliano ha organizzato presso l’Auditorium della sede succursale l’incontro-dibattito “Le donne vittime di mafia e di violenza”. Dinanzi ad una platea di genitori, alunni e diversi ospiti hanno preso parola illustri relatori come la Dott.ssa Daniela Lovece, la Prof.ssa Carmela Ventrella Mancini Docente di Diritto Ecclesiastico e Canonico presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari “A. Moro”, la Dott.ssa Flavia Ferramosca e il Dott. Gianmarco De Francisco autori del libro “Nostra Madre Renata Fonte”, la Prof.ssa Anna Gentile Presidente dell’Associazione “Assofutura”, la Dott.ssa Maria Fumarola Presidente della Commissione “Pari opportunità” del Comune di Rutigliano, la Dott.ssa Angela Redavid Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Rutigliano; inoltre hanno portato il loro saluto il Dott. Roberto Romagno Sindaco del Comune di Rutigliano, il Prof. Nicola Valenzano Dirigente Scolastico della Scuola organizzatrice. Balli, recitazioni e musica a tema, a cura degli alunni, hanno scandito le fasi dell’incontro.

 

DSCF1535Lotta alle mafie e lotta alla violenza sulle donne fanno fronte comune a partire da un caso emblematico, quello di Renata Fonte Assessore alla cultura ed alla pubblica istruzione del Comune di Nardò, assassinata il 31 marzo 1984 da due sicari con tre colpi di pistola mentre raggiungeva la sua abitazione. Diventa giorno dopo giorno più necessaria una rete di reale collaborazione tra le forze che lottano contro lo stalking e quelle che contrastano le mafie; con l’evento del 25 marzo è stato lanciato un segnale forte proprio in questa direzione. Per di più le giornate commemorative sono molto vicine nel calendario: 8 marzo Festa della Donna, 21 marzo Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie.

 

Tutela della donna circoscritta non solo ai casi di stalking ma relativa anche ai rituali di determinate culture e tradizioni che infrangono, purtroppo ancora oggi quotidianamente, le norme poste convenzionalmente a salvaguardia dei diritti umani nel mondo. “Anche in Europa sono stati avviati dispositivi giuridici di contrasto del fenomeno. Il diritto europeo non può in alcun modo accettare che, anche in nome della diversità culturale, possano essere messe in atto pratiche che violino l'integrità della persona umana. Per questo motivo ogni paese contrasta ogni forma di alterazione non terapeutica dei genitali femminili con sistemi normativi nazionali”. Di questo si è interessata nel suo intervento la Prof.ssa Carmela Ventrella Mancini che ha sottolineato l’importanza di strumenti legislativi di cui si è munita l’Italia per prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione genitale femminile in attuazione agli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione Italiana e di quanto sancito dalla Dichiarazione e dal Programma di azione adottati a Pechino il 15 settembre 1995 nella quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, come la Legge n.7 del 9 gennaio 2006 ("Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile"), suddivisa in due capitoli, l’uno concernente le misure preventive, l’altro quelle punitive. L’Art. 6 della Legge n.7/2006, sotto riportato integralmente,  non lascia alcun dubbio.

È bene dare rilievo anche al comma 2 del presente articolo in cui si fa riferimento al principio di extraterritorialità. Il fatto costituisce reato sempre quando è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia o a danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia, attraverso un’integrazione all’Art. 604 del Codice Penale.

 

 

Art. 6. (Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili)

1. Dopo l’articolo 583 del Codice Penale sono inseriti i seguenti:

«Art. 583-bis. - (Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili). – Chiunque, in assenza di

esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili è punito con la

reclusione da quattro a dodici anni. Ai fini del presente articolo, si intendono come pratiche di

mutilazione degli organi genitali femminili la clitoridectomia, l’escissione e l’infibulazione e qualsiasi altra pratica che cagioni effetti dello stesso tipo.

DSCF1567Chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, provoca, al fine di menomare le funzioni sessuali, lesioni agli organi genitali femminili diverse da quelle indicate al primo comma, da cui derivi una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre a sette anni. La pena è diminuita fino a due terzi se la lesione è di lieve entità. La pena è aumentata di un terzo quando le pratiche di cui al primo e al secondo comma sono commesse a danno di un minore ovvero se il fatto è commesso per fini di lucro. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia. In tal caso, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia.

Art. 583-ter. – (Pena accessoria). – La condanna contro l’esercente una professione sanitaria per

taluno dei delitti previsti dall’articolo 583-bis importa la pena accessoria dell’interdizione dalla

professione da tre a dieci anni. Della sentenza di condanna è data comunicazione all’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri».

2. All’articolo 604 del Codice Penale, al primo periodo, le parole: «da cittadino straniero» sono

sostituite dalle seguenti: «dallo straniero» e, al secondo periodo, le parole: «il cittadino straniero» sono sostituite dalle seguenti: «lo straniero».

 

Intervista alla prof.ssa Ventrella Mancini

 


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