Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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Intervista all’imprenditore rutiglianese Nicola Giuliano (Orchidea Frutta)

Nicola Giuliano all'incontro con l'ex Papa Benedetto XVI

 

“Mai abbandonare il nostro cavallo di battaglia. Bisogna tornare a fare l’Italia di una volta. Bisogna far rinascere il gusto per l’Italia, la nostra mamma, colei che ci ha “allattato” per tanti anni!”. Queste dichiarazioni sembrano poesia, nostalgia romantica. Sono le parole dell’imprenditore rutiglianese Nicola Giuliano di Orchidea Frutta. L’Italia di cui si parla è la famosa uva da tavola che ha reso celebre il nostro territorio. Ma è anche la metafora del nostro paese che cade a pezzi, come acini marci di un raspo, l’Italia, che resiste ancora, per qualità e per intraprendenza. Nonostante tutto.

E infatti, malgrado la crisi, riscopriamo un Nicola Giuliano ottimista. La nostra conversazione post berlinese, restituisce acqua e ossigeno ai colleghi e agli operatori agricoli in difficoltà.

“Dopo la tempesta viene sempre la quiete – fa notare Giuliano – ormai il fondo della crisi lo abbiamo toccato. Ora serve più ottimismo per tutti. Vorrei augurare a tutti un in bocca al lupo per questo 2014, sperando che la natura ci aiuti. Noi intanto, continuiamo a investire, mica ci fermiamo…”.

Infatti, Orchidea Frutta continuerà ancora a crescere. Nel 2015 si prevedono novità. Una crescita inarrestabile, da trentacinque anni, imparando a convivere con il cambiamento epocale, con la globalizzazione e la crisi che, come il più comune dei mali, è meglio conoscere e prevenire.

Alcune risposte per il settore agricolo giungono proprio dalla fiera di Berlino, dove quest’anno l’imprenditore Giuliano ha sponsorizzato il premio Grappolo d’Argento.

“Berlino non si smentisce mai – racconta – anche se negli ultimi tre anni si è registrata una piccola flessione in termini di affluenza. In fiera si cercano delle risposte alla crisi. Ma il calderone è troppo grande e i giorni a disposizione di chi commercializza e produce, come nel nostro caso, sono pochi e bisogna ottimizzare il tempo. Berlino è comunque un punto di ritrovo per fare il bilancio dell’anno passato. La vera novità, che continua a prendere piede, è l’uva senza semi, un prodotto in forte crescita e a grande richiesta dei consumatori. Più in generale cresce nel mondo il consumo di uva e frutta senza semi. Noi ci stiamo adeguando al cambiamento. Da otto anni ci siamo avventurati nel comparto dell’uva senza semi. Oggi produciamo il 30% del totale, ma l’obiettivo è raggiungere il pareggio, 50 senza semi e 50 con semi. Ma il nostro cavallo di battaglia, e per nostro intendo l’intero territorio, resta l’Uva Italia. Teniamoci sempre buona la nostra mamma, colei che ci ha allattato per troppi anni, e che resta la regina indiscussa in termini di qualità. Purtroppo gli usi e i costumi alimentari cambiano, ma i genitori dovrebbero dare il giusto indirizzo ai propri piccoli, poiché i semi, che non sono poi così fastidiosi come sembra, contengono principi fondamentali per la sana nutrizione; sono antitumorali e antiossidanti, contro l’invecchiamento cellulare. La sfida dunque si combatte per raggiungere l’obiettivo della qualità, che alla lunga ripaga sempre. Solo così possiamo contrastare la concorrenza, talvolta sleale, nei confronti di paesi come la Grecia o la Spagna dove i costi di produzione sono inferiori ai nostri. Dietro l’uva senza semi ci sono forti interessi, c’è un business impressionante legato alle grandi catene di distribuzione. Noi ci auguriamo che tra qualche anno venga fuori un’uva senza semi all’altezza del nostro territorio”.

Qual è il consiglio per chi vuole avventurarsi in questo campo? Per chi ha la strada tutta in salita e disseminata di ostacoli?

“A questa domanda non saprei come rispondere, ma – suggerisce Giuliano – il mio consiglio è quello di investire poco alla volta, fare piccoli passi e diversificare il prodotto senza lasciarsi condizionare da nessuno. Nel caso dell’uva,  il mio consiglio è quello di diversificare il prodotto e di proporre progetti validi per ottenere finanziamenti europei. L’importante è che questi sostegni siano concessi alle imprese che presentano progetti seri, a chi ha veramente voglia di investire, e non darli a pioggia a gente che non li merita. Ci sono ancora pseudoaziende che prendono soldi e poi scappano via, o che si improvvisano danneggiando l’intero settore”. 

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