Giovedì 15 Novembre 2018
   
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Intervista a Ninni Mincuzzi, Segretario Generale CGIL FLAI

Ninni Mincuzzi segretario generale flai cgil

 Si è tenuta il 18 febbraio alle ore 17.30, presso la Sala Consiliare del Comune di Rutigliano, l'Assemblea Congressuale Territoriale per il VI Congresso provinciale della FLAI CGIL di Bari, presieduta dal Segretario Generale Ninni Mincuzzi e dal coordinatore della Camera del Lavoro di Rutigliano Filippo Masotti. In tale occasione sono stati presentati gli undici punti del documento n.1, sottoscritto dallo stesso Segretario generale della CGIL Susanna Camusso.

 

Quale è lo scopo di questo incontro?

La FLAI CGIL sta celebrando il suo VI Congresso Provinciale ed è impegnata ormai da oltre venti giorni a tenere le proprie assemblee congressuali in tutti i comuni agricoli della provincia di Bari, coinvolgendo centinaia e centinaia di braccianti e le tante donne che sono impegnate ogni giorno nei magazzini ortofrutticoli. In questa fase delicata per il Paese, la CGIL sta compiendo uno sforzo di democrazia altissimo, impiegando tutte le proprie energie per far dibattere le questioni che sono alla base della vicenda politica nazionale, in una grande organizzazione come la CGIL, che conta oltre 6 milioni di iscritti, dando appunto la possibilità alle tante donne e ai tanti uomini di dire la loro, di cimentarsi con quelli che sono i documenti congressuali ed in questo caso con il Documento n.1 sottoscritto dalla stessa Susanna Camusso, a undici azioni, che darà poi la possibilità al gruppo dirigente di elaborare la propria linea politica, la propria strategia, anteponendo sempre le questioni del lavoro e delle modifiche che devono intervenire sul fronte dell’equità.

Quali sono i punti principali del Documento n.1?

Una delle prime questioni è quella di creare lavoro, sviluppo e generare un sistema più equo dal punto di vista della fiscalità, per cui intervenire con una maggiore pressione fiscale sui grandi patrimoni, riducendo l’imposizione fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Vogliamo lavorare affinché in questo Paese si possa realizzare un sistema di democrazia economica reale, garantendo i più deboli, garantendo gli ultimi, che oggi sono quelli che soffrono maggiormente per la crisi che sta mordendo ogni giorno di più. Anche nel settore alimentare stiamo registrando delle crisi in varie realtà della nostra provincia, che sono ormai alla “camera del gas”, e noi interveniamo quotidianamente con iniziative sindacali in termini difensivi e in termini di negoziazione. Stiamo rinnovando tutti i contratti, come l’ultimo rinnovato per gli operai agricoli, che ha visto un incremento salariale del 5,25% e di questi tempi non è facile. La FLAI continuerà a dispiegare il suo impegno su tutte le questioni, a partire da una rivisitazione di quelle che sono le politiche europee, perché bisogna allentare la morsa e fare in modo che il rigore che ha contraddistinto l’azione comunitaria anche nei confronti del nostro Paese debba cessare rapidamente, si devono riscrivere quelle che sono le scelte europee, ridare la possibilità all’Italia di riprendere la via dello sviluppo attraverso un inversione di rotta. Per questo noi chiediamo che attraverso nuove politiche, il Governo che sta per avere la luce, possa interpretare quelle che sono le istanze di tutto il mondo del lavoro, per cui intervenire rapidamente rispetto alla politica di chiusura fuori luogo della Comunità Europea, perché noi sappiamo bene che nel momento in cui c’è crisi bisogna investire di più, per generare nuovi posti di lavoro. Bisogna far riprendere la spesa pubblica, riattivare i cantieri bloccati, intervenire sulla manutenzione del territorio; si deve tutelare la nostra categoria dei braccianti e dei pescatori, ma anche quella dei forestali: ci sono tanti comuni che rischiano il dissesto idrogeologico; se si intervenisse con una maggiore attenzione su queste grandi opere idrico-forestali si darebbe al nostro Paese un’ulteriore possibilità di sviluppo, impiegando e dando lavoro proprio alla nostra gente. Per questo, come Peppino Di Vittorio negli anni Cinquanta, la Camusso è stata l’interprete di un nuovo piano per il lavoro, che parte proprio dalla necessità di generare occupazione. Questo lo si fa investendo sulla ricerca, sui giovani, innalzando l’età scolare minima, portandola a diciotto anni, intervenendo sui grandi capitali, andando a tassare le rendite. È impossibile pensare che i lavoratori dipendenti paghino oltre il 30% di IRPEF e invece per un’ intermediazione finanziaria noi abbiamo un’aliquota fissa del 20%. Noi chiediamo con il nostro Documento n.1 di portare quel tipo di imposizione dal 20% al 25%, così come avviene sugli interessi sui BOT da 12,5% al 15%. Un’altra questione che riteniamo tra le più importanti è la condizione della donna, che a nostro modo di vedere è il centro della nostra società, che è costretta a lavorare tre volte, in famiglia, nell’ambito del welfare famigliare e in azienda, e questa è una condizione che deve trovare finalmente una soluzione. Inoltre paghiamo lo scotto su una condizione di disoccupazione femminile altissima. Chiediamo che si vadano a realizzare in comuni come Rutigliano asili pubblici, asili comunali dove le donne impiegate nel lavoro possano lasciare i propri figli nelle ore di occupazione. Questa secondo noi è la nuova visione del lavoro e quelle che sono in sintesi le questioni che poniamo al centro del Documento n. 1, che è, appunto, il documento sottoscritto dalla Camusso.

A livello locale cosa si sta facendo?

Noi terremo il 27 febbraio il nostro Congresso Provinciale. In questa circostanza abbiamo organizzato una sorta di “tavola rotonda”, perché riteniamo che il dibattito non si debba esaurire nelle assemblee di base ma debba proseguire, fino ad arrivare a una definizione del quadro nazionale. Noi, come FLAI CGIL di Bari, abbiamo voluto organizzare questo incontro, in cui abbiamo invitato anche il Prefetto di Bari, (con cui abbiamo realizzato un tavolo permanente di contatto per contrastare il lavoro nero, lo sfruttamento), l’Assessore Regionale al Lavoro Leo Caroli, l’Assessore Provinciale all’Agricoltura Francesco Caputo e il dott. Carmelo Rollo, Presidente lega Coop Puglia, con il quale si è riusciti ad avviare un discorso sul “marchio etico”. La nostra uva e i nostri prodotti agricoli non si possono macchiare del sangue e dei sacrifici dei lavoratori e delle lavoratrici. Bisogna garantire il giusto reddito, il pieno appagamento dei salari dovuti a livello contrattuale e il versamento totale dei contributi. Per questo abbiamo chiesto a Bruxelles di realizzare un “Marchio Etico Puglia”, che possa favorire, tra l’altro, la crescita dell’export. Dall’Europa, infatti, ci chiedono prodotti agricoli biologici come l’uva, non sporca di sfruttamento, perché in una società civile non è possibile che ci siano ancora fenomeni di questo genere. Abbiamo poi promosso un’iniziativa per quanto riguarda gli operai agricoli e abbiamo ottenuto che la Regione Puglia si impegnasse nella questione dei braccianti assunti dalle liste di prenotazione, liste che sono una misura che incentiva la stabilizzazione dei lavoratori. Molti braccianti agricoli, infatti, vengono sfruttati e non assicurati: c’è chi è impiegato 360 giorni all’anno e potrebbe tranquillamente lavorare a tempo pieno, invece viene inquadrato semplicemente come lavoratore agricolo. Per questo noi chiediamo alle aziende di aderire a questa ipotesi, avendo un contributo che fino a ieri era di 500 euro per ogni lavoratore assunto, ma non solo per le trasformazioni a tempo indeterminato: questa iniziativa vale anche per quei lavoratori che vengono impiegati per due anni e per almeno tre mesi. Questo fa sì che le aziende fidelizzino con i braccianti e fa sì che si possa assecondare anche quella necessità delle aziende di avere incentivi. C’è un tetto limite di quindici persone, però la miriade di aziende che operano sul nostro territorio potrebbe avvantaggiarsi con questi incentivi e fare investimenti, per realizzare nuovi impianti e per poter assicurare ulteriore sviluppo e nuovi posti di lavoro.

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