“Aiutatemi, dormo in macchina!”

Paolo Romito e la sua casa, una panda rossa (1)

 

Paolo Romito, 51 anni, ha contattato la nostra redazione. È discreto, non ama lagnarsi, ma dice di provare tanta vergogna. Dorme da tre anni e mezzo in macchina, nella sua panda vecchia, rossa e malandata. Separato da un anno e mezzo, sogna, pensate, di poter ospitare un giorno, i suoi due figli in una cucina più accogliente e poter offrire loro un caffè. Due figli, uno di 22 anni, precario, l’altra minorenne, ha 16 anni e deve andare a scuola. “Li vedo poco – ci confida con gli occhi lucidi e lo sguardo basso – dobbiamo accontentarci di qualche incontro fugace in strada. Dove dovrei ospitarli, nei sedili posteriori di quella che ormai è diventata la mia unica dimora?”.

Il signor Paolo prova vergogna mista a rabbia. Ce l’ha con le istituzioni politiche locali, sindaco in primis. “Sono tre anni e mezzo che vado avanti con questa storia – racconta – mi sento preso per i fondelli. A me, come a tanti altri poveri sventurati, sono state fatte milioni di promesse. Dovevo lavorare nella differenziata, mi avevano promesso un impiego nel giardinaggio o nelle manutenzioni stradali. A quanto pare bisogna avere precedenti per poter avere il diritto a un umile e dignitoso impiego. Invece, dopo anni di promesse, tutto ciò che mi ritrovo è una panda dove dormire la notte, e devo ringraziare il cielo che quest’anno gli inverni non sono così freddi”.

Il signor Romito riesce a lavarsi in casa di un amico, precario pure lui, con moglie e figli. Ci si inventa qualche lavoretto, si raccolgono asparagi, si sopravvive. Ma per quanto ancora? “Lavoro in campagna da giugno a dicembre. Poi che si fa? Non si può lavorare solo sei mesi all’anno”.

La settimana scorsa ha bussato nuovamente alle porte dei Servizi Sociali per avere un appartamentino, ma agli atti Paolo risulta un uomo senza fissa dimora. Ha la residenza al comune, la casa municipale di tutti, per eccellenza. Ma non può essere definito un clochard; non è questa la vita che sognava. Dall’ufficio dei Servizi Sociali ha ricavato solo la maniglia della porta d’ingresso, saltata dopo una energica discussione. “Non è giusto – protesta – ci sono famiglie che occupano abusivamente alcune case popolari. Anch’io ho diritto a un alloggio. Tempo fa ho occupato una casa abbandonata ma mi hanno scoperto e mi hanno buttato fuori. Non mi resta che dormire in macchina, di notte appostato davanti al comune, con i cartelloni sul parabrezza, sperando che qualcuno provi un po’ di pietà.”

Paolo Romito ringrazia il maresciallo Procopio, perché “mi ha aiutato tanto, soprattutto dal punto di vista umano”. “Gli altri, a Rutigliano… tutti sanno in che condizioni vivo”. La panda di Romito è ancora lì, davanti al comune. Le promesse fanno male. Prima o poi, il conto si paga e non si può girare lo sguardo dall’altra parte. Per questo sentiamo il dovere di concedere questo spazio al signor Paolo, clochard non per scelta.