Mercoledì 14 Novembre 2018
   
Text Size

Il softair, il gioco della guerra: intervista al presidente della Legio Nova Invicta

>
<p> </p>
<hr id=

Anche Rutigliano possiede un club di softair, un gioco che risente di molti pregiudizi. Un gioco di guerra, che però, scavando più in profondità, apre altri scenari. Un gioco assolutamente non violento. Per questo abbiamo intervista in esclusiva il presidente dell'associazione rutiglianese Legio Nova Invicta (LNI), Davide Iannone.

Come nasce questa passione?

"Il softair è una passione innata. Tutti da bambini abbiamo giocato con i soldatini, le pistolette con le ventose, la mitica "condor" con proiettili di gomma, fino ad arrivare a sofisticati strumenti che replicano solo esteticamente le armi vere e solo per un effetto più realistico delle simulazioni. Quindi in realtà credo che in tutti noi ci sia questa passione innata. A me personalmente la passione è venuta dopo aver visto un film degli anni '80 dal titolo "Toccato", che mi ha dato l'ispirazione. Di lì a poco, raggiunta la stabilità economica, ho messo in pratica quella vecchia idea, anche grazie al fatto di aver condiviso questa passione con degli amici storici".

Come vi siete conosciuti?

"All'inizio eravamo in tre. Siamo cresciuti insieme, quindi ci conoscevamo da sempre. In seguito, abbiamo conosciuto un gruppo di Monopoli che, come noi, stava mettendo su un club di softair. Fondendoci abbiamo dato vita alla Legio Nova Invicta che oggi conta 44 soci regolarmente iscritti. Il softair è un gioco di squadra, dove il singolo da solo (il classico Rambo) conta davvero poco. Anche per questo siamo un gruppo di amici molto affiatato e compatto".

Cosa vi spinge a giocare alla guerra in un mondo che ambisce alla pace?

"Beh, a dire la verità c'è molta più "pace" nel nostro gioco che nel mondo reale, non credi? È un gioco dove non esiste il contatto fisico tra i giocatori, quindi è anche meno violento e pericoloso di una partita di calcio; e per quanto strano possa sembrare ti fa anche capire quant'è brutta la guerra, perché ci sono delle situazioni in cui capisci che, se fosse vero, basterebbe un secondo soltanto per andarsene. Non siamo certo dei guerrafondai o degli esaltati e chi pensa questo, in realtà non sa assolutamente di quello che facciamo noi e della realtà di questo gioco".

Come funziona il gioco?

"Il softair è un gioco molto avvincente ed eccitante. T'insegna a prendere decisioni rapidamente, a essere reattivo dato che sotto attacco non hai molto tempo. T'insegna ad essere sveglio. Le partite possono avere obiettivi diversi: si va dal conquistare la bandiera altrui, ad effettuare vere e proprie pattuglie di ricognizione per conquistare obiettivi di diversa natura (bandiere, testimoni, materiali, eccetera), naturalmente "neutralizzando" gli avversari a colpi di pallini di plastica. Per motivi di sicurezza è assolutamente d'obbligo, per chi gioca, indossare almeno degli occhiali protettivi, o meglio ancora delle maschere integrali per proteggere tutto il viso (dette "gran facciali"). Il resto dell'attrezzatura non è obbligatorio. Esistono infinite tipologie di gioco, limitate solo dalla fantasia degli organizzatori, queste sono le più comuni e apprezzate dai softgunner: cattura la bandiera o postazione avversaria che può essere; attaccanti contro difensori; viene posta una bandiera obiettivo, la difesa vince se l'attacco non conquista la bandiera entro un tempo limite prefissato o se tutti gli operatori di una delle 2 squadre vengono neutralizzati, vince la squadra nemica".

Come mai non avete scelto la carriera militare?

"Perché le due cose non hanno nulla a che vedere tra loro. La vita militare ha altri obiettivi e altri principi fondamentali che non sfiorano neanche lontanamente il mondo del softair. Noi siamo più da "tarallucci e vino" che da "alzabandiera e signorsì". Inoltre i militari hanno un modo di vedere il softair che io reputo infamante per il nostro gioco, motivo per cui solitamente NON accettiamo militari nella nostra associazione. Da noi non esistono comandanti e gerarchie. Abbiamo dei ruoli specifici in campo ma, dopo aver chiuso gli strumenti nella loro custodia, siamo tutti uguali".

Altre riflessioni?

"Credo che se ci fossero persone che si scandalizzano per ciò che facciamo noi, dovrebbero venire a provare una domenica per capire il fascino di questo gioco e poter togliersi qualsiasi dubbio o pregiudizio".

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI