Venerdì 16 Novembre 2018
   
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La lotta contro i tumori comincia con l'alimentazione: intervista alla dott. ssa Pierri, biologa nutrizionista rutiglianese

Nelle scorse edizioni del giornale, in risposta a diversi quesiti e alle curiosità di tanti lettori, suscitate dalla famosa trasmissione “Le Iene”, abbiamo affrontato il delicato tema dell’alimentazione in rapporto a patologie tumorali, chiedendoci se esistesse effettivamente un legame tra i due elementi.

L’opinione degli esperti è senza dubbio molto chiara: una forma di collegamento, esiste. Ma per capire esattamente in che modo l’alimentazione possa influire sul nostro organismo fino addirittura allo sviluppo di patologie tumorali, abbiamo avuto modo di contattare la Dott.ssa Anna Teresa Pierri, biologa nutrizionista specializzata in dietologia e nutrizione, che si è resa disponibile a rispondere ad alcune nostre domande:

Dott.ssa Pierri, quanto possono incidere le abitudini alimentari sul rischio di sviluppare un tumore?

Le errate abitudini alimentari e lo stile di vita hanno una valenza notevole sulla possibilità di sviluppare patologie tumorali. La nostra alimentazione può influenzare l’insorgenza dei tumori a causa degli innumerevoli fattori di rischio che possono contaminare il cibo (sostanze cancerogene naturalmente presenti o in seguito a contaminazione esterna). L’alimentazione rappresenta una delle principali vie di esposizione dell’organismo umano agli inquinanti ambientali. Il 90% delle sostanze tossiche con cui l’organismo umano entra in contatto proviene dagli alimenti di origine animale. Altri fattori di rischio collegati all’alimentazione sono i metalli pesanti, es. l’arsenico, rilevato nelle acque potabili per effetto dell’inquinamento del suolo, viene facilmente assorbito a livello dello stomaco e pertanto capace di indurre mutazioni nel DNA che predispongono a tumori della pelle e del polmone; metalli (ferro, cromo, nichel, rame, piombo) che vengono rilasciati dai contenitori dei cibi preconfezionati oppure il mercurio che si trova nei pesci pescati in luoghi inquinati, possono causare il tumore allo stomaco, cervello e polmone. Altri fattori di rischio possono essere le modalità di cottura: le cotture ad alta T o per tempi prolungati delle carni e degli alimenti in genere, come la frittura, grigliatura, cottura al forno e la stufatura producono sostanze(ammine eterocicliche e idrocarburi aromatici) ad azione fortemente cancerogena per lo stomaco, colon e mammella. La presenza di nitrititi e nitrati in elevate quantità nelle verdure e nelle acque, in seguito all’utilizzo di concimi a base di azoto ad alte concentrazioni, o nelle carni conservate (salumi, carne in scatola, wurstel, hamburger e simili), sono potenti cancerogeni per stomaco ed intestino.

Esistono tumori legati più di altri al tipo di alimentazione?

Certamente. L’alimentazione, sia dal punta di vista qualitativo che quantitativo influenza maggiormente i tumori associati all’apparato gastrointestinale, in particolar modo tumore dello stomaco, dell’esofago e del colon-retto.

Quali cibi vanno privilegiati e quali invece evitati, per prevenire una patologia tumorale?

E’ consigliabile, per un’alimentazione sana ed equilibrata un ridotto apporto di grassi e proteine animali a favore di cibi ricchi di vitamine e fibre. Pertanto è necessario basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinati e legumi in ogni pasto e un’ampia varietà di frutta e verdura.

E’ opportuno limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Sono generalmente ad alta densità calorica i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati, che contengono elevate quantità di zucchero e grassi, quali i cibi comunemente serviti nei fast food. E’ importante comprendere la differenza fra “limitare” ed “evitare”. Se occasionalmente si può mangiare un cibo molto grasso o zuccherato, ma mai quotidianamente, l’uso di bevande gassate e zuccherate è invece da evitare, anche perché forniscono abbondanti calorie senza aumentare il senso di sazietà.

Limitare il consumo di carni rosse (carni ovine, suine e bovine, compreso il vitello); non sono raccomandate, ma per chi è abituato a mangiarne si raccomanda di non superare i 500 grammi alla settimana ed evitare il consumo di carni conservate (comprendenti ogni forma di carni in scatola, salumi, prosciutti, wurstel), per le quali non si può dire che vi sia un limite al di sotto del quale probabilmente non vi sia rischio.

Limitare il consumo di sale (non più di 5 g al giorno) e di cibi conservati sotto sale. Evitare cibi contaminati da muffe (in particolare cereali e legumi). Assicurarsi quindi del buon stato di conservazione dei cereali e dei legumi che si acquistano, ed evitare di conservarli in ambienti caldi ed umidi.

Le probabilità di ammalarsi possono dipendere anche dalla quantità dell'apporto apporto calorico, oltre che dalla scelta degli alimenti?

Certamente. Oltre alla qualità, conta molto anche la quantità di cibo assunta quotidianamente. Molte ricerche si sono soffermate sul legame tra il cancro e l'obesità , tanto che gli esperti dell'International Agency for Research on Cancer (IARC) ritengono che dall'eccesso di peso, conseguenza di un'alimentazione sbilanciata e dalla scarsa attività fisica, possa dipendere dal 25 al 30 per cento di alcuni dei tumori più comuni, come quelli del colon e del seno. Ma il rischio di essere troppo grassi non riguarda solo l'intestino: secondo gli studi epidemiologici gli obesi hanno maggiori probabilità, rispetto a chi ha un peso normale, di ammalarsi al rene e all'esofago. Le donne, dopo la menopausa, hanno un rischio aumentato al seno e alla superficie interna dell'utero, l'endometrio. Studi recenti suggeriscono che l'obesità potrebbe quadruplicare il rischio di sviluppare un cancro al fegato e che al peso del paziente può corrispondere la dimensione del tumore alla prostata e la sua aggressività. Infine sono stati segnalati legami anche con il tumore al pancreas, alle ovaie, alla colecisti.

L’assunzione di alcool può favorire l’insorgere di malattie tumorali?

Numerosi studi hanno evidenziato una certa correlazione tra assunzione di alcol e tumori. L’etanolo viene rapidamente assorbito per diffusione da parte del tratto gastrointestinale: il 5% circa nella bocca, il 15% nello stomaco, l’80% nell’intestino tenue. Quando viene superato il consumo di 2 bicchieri al giorno per gli uomini e uno per le donne, aumenta il rischio di patologie, tra cui il tumore. I più frequenti sono: tumore del cavo orale, della laringe, faringe, dell’esofago, del colon, tumori epatici e del pancreas.

Limitare quindi, il consumo di bevande alcoliche. Non sono raccomandate, ma per chi ne consuma si raccomanda di limitarsi ad una quantità pari ad un bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e due per gli uomini, solamente durante i pasti. La quantità di alcol contenuta in un bicchiere di vino è circa pari a quella contenuta in una lattina di birra e in un bicchierino di un distillato o di un liquore.

Commenti  

 
#2 tiberia 2014-04-28 14:54
bellissimo articolo.... abbiamo una dottoressa in gamba a Rutigliano, professionale e sempre in continuo aggiornamento!
 
 
#1 cittadino 2014-04-23 22:10
giustissimo dottoressa, sante parole. sono 2 mesi che sono entrato nel mondo vegan e mi sento molto meglio. signori provare per credere. a rutigliano abbiamo un grande negozio bio, dalla dottoressa Tina Ottomano, fatevi consigliare anche da lei come ho fatto io.
 

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