Giovedì 15 Novembre 2018
   
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Il ballerino rutiglianese Vito Lamonaca si racconta a La Voce del Paese

vito lamonaca

Fin dove si è disposti ad arrivare per poter seguire le proprie passioni? Fino a quanto si può correre per poterle raggiungere? Quante volte si può cadere e rialzarsi, quando il traguardo sembra irraggiungibile? Per rispondere a queste domande si può ascoltare la storia di qualcuno che, a discapito delle difficoltà che si possono incontrare, ha ancora il coraggio di seguire un sogno.

Risponde a qualche nostra domanda Vito Lamonaca, classe ’92, che ci racconta la sua storia. Oggi è un ballerino con un contratto RAI, il suo curriculum conta varie apparizioni in trasmissioni televisive, rassegne e musical come ad esempio una versione di ‘Notre Dame de Paris’ o l’opera ‘Paquita’, entrambe presso l’anfiteatro di Rossano. Molti si ricordano di lui grazie alla partecipazione ad ‘Amici’ nel Dicembre del 2012, arrivando ad un soffio dall’ammissione nell’accademia più famosa della TV.

Come ti sei avvicinato al mondo della danza?

La mia passione per la danza è nata all’età di 13 anni. Seguivo lezioni presso una scuola di ballo proprio a Rutigliano, contemporaneamente ho frequentato corsi di ballo a Conversano, Noicattaro e Bisceglie.

Come si è evoluto il tuo percorso?

Compiuti i 18 anni, mi hanno segnalato un concorso, in palio c’era una borsa di studio valida per la scuola romana ‘Passione danza’. Ho vinto la borsa di studio della validità di un anno, ciò mi ha permesso di seguire le lezioni del maestro Alessandro Minghi, ex coreografo del programma ‘Buona Domenica’. Così, mi sono trasferito a Roma.

Avresti scelto Roma a prescindere dalla borsa di studio?

Si. Ho sempre amato Roma, poi, la borsa di studio è stata una spinta. Lì viene dato grande spazio a questa forma d’arte che è la danza. La situazione in Puglia è più ristretta, vengono date molte meno possibilità, cosa che non succede a Roma. Sono convinto che non sarebbe stato semplice avere dei gruppi di lavoro e soprattutto qui da noi la danza maschile viene ancora considerato una sorta di taboo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non escludo la possibilità di poter tornare a Rutigliano, e magari fondare una scuola di danza, naturalmente mi rendo conto che per poter riuscire in questo progetto, ho bisogno di tutta l’esperienza e la competenza possibile. Questo è il mio sogno, mi sto impegnando per poterlo realizzare.

Il 29 aprile è la ‘Giornata internazionale della danza’, vuoi lasciare un messaggio per far avvicinare le nuove generazioni a questa disciplina?

Mi rendo conto che la danza, non inteso come hobby, ha un costo, e alla volte questo costo può essere molto gravoso, se c’è la passione si possono raggiungere grandi risultati. Con i sacrifici si può ottenere tutto. La mia speranza è che la danza diventi un mestiere pienamente riconosciuto. Essere ballerina per mestiere, come anche ballerino, perché no, andando aldilà dei luoghi comuni. In fondo basta fare un po’ di zapping e ci rendiamo tutti conto che la danza è al maschile quanto al femminile.

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