Sabato 17 Novembre 2018
   
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Protonterapia: entro il 2015 il prototipo made in Puglia per la cura dei turmori

un macchinario utilizzato per la protonterapia

BARI. Innovazione come reazione ai tempi di crisi. Ricerca, industria e politica uniti nella lotta ai tumori. Questo il messaggio lasciato dal Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e dall’assessore allo Sviluppo economico, Loredana Capone, presso la sede della Regione il 18 aprile, alla presentazione dell’accordo sottoscritto tra il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Fernando Ferroni, e dal presidente dell’azienda pugliese Itel, Leonardo Diaferia, per la realizzazione del sistema ERHA (Enhanced Radiotherapy with Hadrons), un acceleratore lineare di protoni con future applicazioni in campo medico, più evoluto di quello già funzionante nel Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia e costato circa 200 mila Euro. “Noi qui siamo coloro che aiutano le imprese innovative con i finanziamenti – ha sottolineato il Presidente Vendola – coloro che aiutano le giovani generazioni sostenendo il diritto allo studio e sostenendo i ricercatori, i dottorandi, mettendo in piedi un circuito di borse di studio anche specialistiche che è un punto di riferimento nazionale. E poi, in qualche maniera, siamo officianti di questa possibile unificazione tra attori diversi. In fondo, è incredibile che chi deve produrre ricchezza attraverso gli apparati economici e chi deve produrre ricchezza culturale attraverso la formazione e l’alta formazione non si parlino. Noi come Regione Puglia – ha concluso Vendola - cerchiamo di prendere per mano gli uni e gli altri, quelli che formano il talento e quelli che dovrebbero utilizzarlo per rendere le economie più capaci di produrre ricchezza”. La Capone ha invece sottolineato come “la Puglia continui a spendere in ricerca e innovazione la stragrande maggioranza delle proprie risorse, attraverso tutti gli strumenti a disposizione, attraverso la sua politica industriale e la politica degli aiuti finalizzati a dare contenuti”.

Utilizzo dei protoni in oncologia. La protonterapia è una tecnica di trattamento dei tumori che utilizza i protoni, anziché gli elettroni o i fotoni della radioterapia tradizionale. Le particolari proprietà fisiche dei protoni ne fanno una sorta di “proiettili” molto precisi che colpiscono le cellule tumorali danneggiandone il DNA, ma salvaguardando i tessuti sani e gli organi critici vicini alla zona tumorale. La radioterapia con protoni non sostituisce i trattamenti tradizionali, ma si pone come indicazione ideale per quei tumori in cui la radioterapia convenzionale non dà vantaggi significativi: in particolare per i “tumori radio resistenti” e per quelli localizzati vicino ad organi a rischio. L’utilizzo in oncologia di queste particelle è stato finora limitato per la scarsa disponibilità di tale terapia a livello mondiale. Le iniziali esperienze cliniche ne hanno comunque dimostrato il vantaggio terapeutico in molti casi ed i risultati a più lungo termine continuano ad essere incoraggianti. Gli studi clinici sono diventati, negli ultimi anni, più numerosi e rivolti a trattare tumori di sedi differenti. La letteratura medica dispone oggi di risultati sempre più consistenti per alcuni tumori già da tempo trattati con i protoni. Alcuni esempi sono il cordoma e il condrosarcoma, che per la loro sede di insorgenza, come la base del cranio e la colonna vertebrale, difficilmente trattabili con chirurgia o con radioterapia convenzionale, e per la tendenza alla crescita locale piuttosto che alla meta statizzazione, giustificano l’utilizzo della protonterapia. Altri esempi sono i meningiomi, in particolare quelli recidivanti, il melanoma uveale, i sarcomi del tessuto osseo e i sarcomi dei tessuti molli retro peritoneali non operabili o operati non radicalmente o recidivati. Inoltre, la radioterapia con protoni ha suscitato grande interesse per il suo possibile utilizzo nella terapia pediatrica. Naturalmente, per questi ed altri casi, solo la valutazione del singolo caso da parte dei medici specialisti può stabilire l’approccio terapeutico migliore ed eventualmente la necessità di ricorrere ad un trattamento con protoni.

Il sistema ERHA. Nello specifico, il sistema ERHA, “made in Puglia”, si baserà su una nuova tecnologia capace di aumentare l’efficienza di accelerazione dei protoni e di regolarne l’energia per colpire la massa tumorale in modo molto più selettivo. Il prototipo, che dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2015, una volta testato e certificato dal Ministero della Salute, sarà prodotto in serie e inserito negli ospedali e negli istituti scientifici di ricerca e cura dei tumori, come l’Oncologico di Bari o la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Si prospetta anche un grande impatto economico, poiché il progetto attrae l’interesse di diverse realtà industriali del territorio, dalla meccanica di precisione, alla meccatronica e al settore biomedico. L’ERHA è finanziato con i fondi PON Amiderha del Medis attraverso il Distretto Meccatronico regionale della Puglia.

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