Mercoledì 17 Gennaio 2018
   
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Epistolario delle origini - Lettera a Maria di Magdala

maddalena

Povera Maria quante te ne hanno combinate e ne hanno dette a rischio di oscurare la tua genuina personalità di “apostola degli apostoli”, testimone della Risurrezione di Gesù. E sono stati anche dei santi come Gregorio magno che ha riassunto nella tua vicenda quelle di altre donne citate dai vangeli. Ti ha messo in mano il vasetto dei profumi con i quali avresti unto i piedi del buon Gesù ospite nella casa di Betania. E in quella circostanza l’altra Maria ha dovuto sopportare le rimostranze di Giuda Iscariota, l’apostolo traditore. Per fortuna  la Maria di Betania è stata difesa dello stesso Gesù, che profetizza il ricordo del suo gesto nel futuro. Addirittura  qualcuno ha indicato Marta di Betania come tua sorella! Ancora lo stesso papa Gregorio ti ha confusa con la donna pagana che nella casa di Simone il lebbroso sempre a Betania ha chiesto perdono dei suoi peccati suscitando i sospetti dell’ospite. A proposito di questa donna pagana vorrei ricordare che i non credenti per gli ebrei erano sempre accusati di <<prostituzione>>, perché tale era considerato il culto degli dei pagani e la frequenza dei loro templi.  Sulla tua autenticità di discepola fedele del Maestro sono calate queste due <<maschere>> che hanno nascosto il tuo volto autentico. 

Cosa dire poi dei vangeli apocrifi e gnostici che ti hanno così intimamente unita, quale incarnazione della Sofia (sapienza), alla vicenda di Gesù di Nazareth da qualificarti addirittura come <<sua consorte>> come fa il Vangelo di Filippo “Erano tre, che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte. Infatti era <<Maria>> sua sorella, sua madre, e la sua consorte” (cf. I Vangeli apocrifi, a cura di Marcello Craveri, Einaudi Tascabili n. 12, Torino 1990, p. 517. 521)

Non parliamo poi degli artisti i quali sottolineando nelle tue mani la presenza del vaso degli aromi funebri, hanno poi arricchito la tua immagine con i folti capelli sciolti, a ricordare l’omaggio di ungere e asciugare i piedi con la tua chioma  a Gesù. A questa schiera di artisti devo fare i nomi di Guercino, Cavaggio, Tiziano. Non devo dimenticare Rembradt che ha insistito sulle tue splendide grazie muliebri, di cui avresti fatto scialo anche ai rudi legionari romani e che ti qualifica come “la peccatrice” redenta dalla conversione operata da Cristo che ti ha amata.

Cosa dire dei romanzieri i quali partendo anche da alcuni dati dei vangeli apocrifi hanno del tutto stravolta la tua storia. Qui devo fare i nomi di Baigent, Leigh e Lincoln con il libro “Il  santo graal” che ha richiamato l’attenzione sulla chiesa a te dedicata in Rennes-le- Chateau, e più di tutto Dan Brown con il romanzo “Il codice da Vinci” che ti ha raccontata come la moglie segreta di Gesù di Nazareth, esiliata in Francia dove avresti dato alla luce il primo rampollo della dinastia dei Capetingi che a ragione poteva chiamarsi “san graal” (riferimento a sangue regale!).

Per fortuna sia la pittura sia la scultura si sono soffermate su episodi positivi e hanno illustrato: il tuo omaggio a Gesù nella casa di Simone il lebbroso (?!!), la tua sosta ai piedi della croce, la tua corsa al sepolcro insieme alle altre donne, l’incontro con il Risorto che in un primo momento scambi con l’ortolano. Lo scultore  Donatello e il pittore Tiziano  ti hanno rappresentata quale macilenta penitente nella grotta di Marsiglia, secondo una tradizione apocrifa che ti vuole in fuga dalla natia Galilea. Quindi l’arte cristiana avrà di te due modelli: quello della donna “mirofora” che porta il vasetto dei profumi e nel periodo austero della Riforma quello della peccatrice convertita e donna penitente.

Raccogliendo adesso le notizie dei vangeli cerchiamo di fare giustizia delle sovrapposizioni operate da S. Gregorio Magno, delle splendide immagini realizzate dai pittori, delle fantasie raccontate dagli apocrifi gnostici e dai romanzieri al limite delle calunnie.   

Prima di tutto sei originaria del villaggio di Mgdala, sulle rive del mare di galilea. Gli ultimi scavi, coordinati dall’archeologo P. Stefano De Luca, nativo di Castellana Grotte, stanno riportando alla luce non solo i resti dell’abitato, la sinagoga ma anche un luogo di culto cristiano-palestinese dedicato alla tua memoria, cioè un vero e proprio santuario per dirla nel nostro linguaggio.

Non sappiamo nulla della tua famiglia d’origine e nulla sul tuo stato di nubile, sposa o vedova. Sappiamo però che la tua vita non era facile perché ti sei ritrovata gravemente ammalata e l’evangelista Luca, medico di Antiochia, a sottolineare  le precarie condizioni della tua salute ha scritto: “Vi erano con lui i dodici e anche alcune donne, che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala dalla quale era usciti sette demoni, Giovanna moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre” (Lc  8, 2-3). Per l’evangelista medico le tue gravi infermità erano causate dalla presenza nel tuo corpo di “demoni” (cioè di spiriti cattivi agenti patogeni) in numero perfetto quale è quello di sette. Dovevi appartenere al ceto sociale abbiente che ti portato, una volta riacquistata la salute, a seguire il profeta di Nazareth con fedeltà e ad esprimere la tua gratitudine con larga munificenza. Del resto lo stesso Luca precisa: “Esse li servivano con i loro beni.” (Lc 8, 3).

Dopo una intensa vita randagia dalla Galilea alla Giudea, con i seguaci di Gesù ti sei ritrovata a vivere in Gerusalemme gli avvenimenti drammatici dell’ultima settimana che possiamo datare 2-9 aprile dell’anno 30. C’è stato l’ingresso del festoso corteo nella città che se ha sottolineato la prerogativa di re messianico di Gesù, ha allarmato i sommi sacerdoti Anna (diminutivo di Giovanni) e Giuseppe Caifa preoccupati di un possibile intervento repressivo da parte dei soldati del prefetto della Giudea Ponzio Pilato. Poi l’andirivieni tra Gerusalemme e il villaggio di Betania dove Gesù e i suoi hanno usufruito della ospitalità sicura di Lazzaro e delle sue sorelle Marta e Maria e anche di quella di Simone il lebbroso, sempre grato a Gesù per la salute riacquistata.

Come una mazzata hai appreso la cattura di Gesù da parte delle guardie del tempio, dopo la celebrazione della cena pasquale, propiziata dal comportamento ambiguo di Giuda Iscariota che tradisce il suo maestro e lo consegna ai nemici. Forse hai seguito con apprensione insieme alla madre di Gesù Maria di Nazareth e alle donne del gruppo le notizie del duplice processo prima da parte del Sinedrio e poi da parte del governatore Ponzio Pilato che sbrigativamente, in barba all’accertata innocenza dell’imputato, ha ceduto alle pressioni della folla ubriaca di sangue e, dopo aver fatto flagellato Gesù, che era stato oggetto di crudele derisione da parte dei soldati romani negli scantinati della Torre Antonia, lo ha condannato alla morte di croce.

Come puoi dimenticare le sei ore, dalle nove alle quindici, del venerdì 14 di Nisan (7 aprile) dell’anno 30, trascorse da te e  dalle altre donne ai piedi della croce sul monte Golgotha?  L’evangelista Matteo  racconta: “C’erano là molte donne che stavano a guardare da lontano: avevano accompagnato Gesù dalla Galilea per servirlo; fra queste c’erano Maria Maddalena, Maria madre di Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo”(Mt 27, 55-56). L’evangelista Marco vi aggiunge anche la presenza di “Maria madre di Giacomo il minore e di Giuseppe, e Salome” (Mc 15, 40) . E poi il mesto e frettoloso corteo funebre per comporre il corpo dell’amato Maestro, avvolto nella sindone e negli altri lini, nel sepolcro nuovo dato dall’autorevole Giuseppe d’Arimatea. Questi aveva fatto valere i suoi buoni uffici presso Ponzio Pilato per evitare a Gesù l’umiliazione di una fossa comune anonima. Tu con buone probabilità hai concorso all’acquisto dei trenta chili di natron per la sepoltura. E poi hai provato lo scoramento dinanzi alla pesante pietra che aveva chiuso il sepolcro del giardino. Che triste Pasqua in quel sabato per la mamma Maria di Nazareth, per i discepoli, per te e le tue amiche: eravate come pecore senza il pastore!. E poi alle prime luci dell’alba ancora una corsa fuori della porta della città, portando gli aromi necessari per la definitiva sepoltura del Maestro. E poi lo scoramento dinanzi al sepolcro, abbandonato dai soldati di guardia, con la pesante pietra ribaltata. Come non sospettare una profanazione della tomba e al trafugamento del cadavere dell’odiato profeta di Galilea ad opera degli stessi membri del sinedrio  i quali avevano messo in atto ridicole misure di sicurezza utilizzando le proprie guardie? Ironia della sorte e burla atroce. 

Ancora una corsa di alcune delle tue amiche in città ad avvisare Pietro e gli altri apostoli comunicando la sconvolgente scoperta e l’atroce sospetto di una profanazione.

E tu sei rimasta seduta all’ingresso del sepolcro con gli occhi velati di lacrime e quando gli angeli ti hanno domandato la ragione del tuo pianto dirotto hai detto: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’abbiano posto!”. Ti si fa presente il Risorto Signore che ti domanda: “Donna perché piangi, chi cerchi?”. Tu non lo riconosci e lo scambi per l’ortolano al quale domandi con angoscia e coraggio: “Signore, se lo hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. Nessun peso è grave per l’amore! Gesù ti chiama come nei giorni della cordiale amicizia che precedono la tragedia della crocifissione e della morte: “Maria!” e tu esplodi nella gioia più esaltante: “Rabbuni!”. L’evangelista Giovanni ci tiene a riportare l’autentica espressione aramaica e specifica che significa “Maestro”. Forse ti sei gettata ai suoi piedi in un gesto di devota adorazione ma Gesù ti ha ripresa dolcemente: “Non mi trattenere,perché non sono ancora salito al Padre” e poi ti affida una delicata missione nei confronti degli Apostoli: “Va’ piuttosto dai miei fratelli e dì loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”. Cosa hai capito di questa fondamentale equazione tra Dio e Padre sia nei confronti di Gesù, Verbo fatto carne, e noi chiamati nel Figlio unico ad essere per grazia figli? Rimane il fatto incontestabile che sei stata fedele alla tua missione e hai proclamato a tutti: “Ho visto il Signore” e sei stata generosa collaboratrice del progetto di salvezza universale.

Circa la conclusione della tua vita terrena ci sono due tradizioni. La prima racconta che tu abbia seguito Maria di Nazareth e l’apostolo Giovanni ad Efeso in Turchia. La seconda ti vuole volontaria esule in Francia dove in una grotta sul porto di Marsiglia, situata nella località Sain-Maximin – la – Sainte Baume hai condotto una vita di penitente.

Alla tua protezione sono state affidate le prostitute pentite, i penitenti, i giardinieri e anche i parrucchieri.

A me piace contemplarti nell’estasi della risurrezione dei Risorto e nell’impegno apostolico di essere testimone e messaggera della sua Risurrezione. Ti chiedo di benedire tutte le donne che si consacrano al servizio dei fratelli nei quali riscoprono il Signore  e anche di quelle che affrontano la fatica dell’evangelizzazione diffondendo nel mondo il buon odore del Cristo Gesù. 

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