Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Buon compleanno, libertà!

25 aprile

Una mattina all’anno è lecito, appena svegli, aprire la finestra, respirare profondamente, guardare soddisfatto ciò che c’è fuori e dire ‘oh bella ciao’.

Almeno una mattina all’anno lo si dovrebbe fare. Almeno una volta nella vita lo si deve fare: salutare con un buongiorno la propria terra. Magari, canticchiare l’inno nazionale non solo prima di una partita di calcio. ‘Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta’. Fratelli, prima che italiani.

Che magnifica poesia che è l’inno di Mameli. Quanta semplicità in parole e musica. Semplice quasi quanto l’idea di libertà. E’ un’idea semplice perché è nota anche ai bambini, dato che la loro natura non conosce l’oppressione e la schiavitù. Il 25 aprile, entrata nelle orecchie degli italiani come ‘festa della liberazione’ è in realtà un anniversario, il ‘compleanno’ della nostra libertà tricolore. La storia è come una bandiera piantata su di un grande percorso ad ostacoli, più si va avanti e meno ci si rende conto di quanto sia stato faticoso raggiungere quel traguardo.

Nello stesso modo, nel 2014, ci rendiamo conto di quanto sia facile parlare di libertà oggi che l’oppressione passata ci sembra così lontana e sembra solo l’antagonista di un romanzo, più che una cruda verità documentata e tramandata.

Il 25 aprile è una data convenzionale che racchiude in sé tutti gli ideali che hanno mosso le lotte partigiane, è l’anniversario della Resistenza, del secondo grande Risorgimento italiano, della fine dell’oppressione tedesca, della fine della dittatura fascista, dell’inizio della nuova vita dell’uomo civile. Il 25 aprile del 1945.

Con il cambio generazionale viene a crearsi inevitabilmente un cambio di occhi, di punti di vista.

Alla distanza d’un passo, vivono mondi completamente differenti, storie semplici o complesse, vite che viaggiano parallele che hanno origine in punti diversi del tempo ma che condividono lo stesso percorso verso il medesimo punto d’arrivo.

 L’idea di libertà si divide inevitabilmente tra chi l’ha acquisita come certezza assoluta, come teorema dogmatico ed ineluttabile verità riconosciuta da tutte le costituzioni e dai diritti inattaccabili dell’uomo; dall’altra parte c’è chi ha sentito parlare in ritardo di diritti e libero arbitrio, applicando prima di tutti gli altri l’ideale di liberà da ogni forma d’oppressione. Chi negli anni della giovinezza, poco più che un ragazzo, ha combattuto e supportato gli ideali partigiani mettendo a rischio la propria vita per il sud e l’Italia. Il meridione fu uno dei primi territori italiani a ribellarsi alla morsa fascista, Napoli in particolare fu la prima città europea ad insorgere con successo contro l’occupazione nazista, il primo ottobre 1943. Al passaggio del corteo, durante le manifestazioni dei sindacati, nelle piazze gremite di indignati, assistono alla scena gli occhi che hanno visto il passato e quelli che vedranno il futuro. Quelli seduti su una sedia pieghevole in legno, con le ossa stanche ed i muscoli in pezzi, che ripensano ai giorni in cui ‘noi la lotta l’abbiamo fatta per davvero’ o nei momenti dei ‘si stava meglio quando si stava peggio’, riesumando la salma di un ricordo ammuffito. Quelli in piedi saltano e gridano con tutta la forza che hanno in corpo gridando vendetta verso la generazione precedente che ‘ci avete rubato il futuro’ sputando in faccia con sdegno ogni singolo ‘dateci ciò che ci spetta’.Loro che pestano a sangue gli innamorati con i loro manganelli di carta riciclata dai ‘non avete il diritto di creare una famiglia se non avete garanzie per il mutuo ’. L’uomo che dice al suo fidanzato, la donna che parla alla sua fidanzata scegliendo il nome del proprio bambino, lo chiameremo: ‘niente adozioni per gli omosessuali’. Ed anche loro, quelli con la divisa cinta con una cravatta, che lanciano obbligati tutti i loro lacrimogeni del ‘ci dispiace ma ce lo chiede l’Europa’ coricandosi la notte avvolgendosi in caldi piumoni di ‘va bene pensare all’Italia, ma il vitalizio innanzitutto’. I ladri che scassinano i tesori pubblici con i loro piedi di porco in una mano ed un ‘sono tutti malviventi’ nell’altra, i giovani con gli scudi fatti dei ‘sono tutti malviventi’, gli anziani che si proteggono sospettosi spalle al muro fuori dall’ufficio postale, con i bastoni da passeggio fatti di ‘sono tutti malviventi’, i mafiosi che chiedono ancora più pizzo perché ‘visto che sono tutti malviventi, qua finisce che perdiamo il lavoro ’.Tutti loro sono cittadini liberi, nati liberi o diventati liberi, ed essere liberi vuol dire fare ciò che si vuole a meno che non interferisca con la libertà altrui. In caso contrario sarebbe definita oppressione, schiavitù o impedimento. Ma come si definisce il caso in cui ogni uomo è libero di agire a discapito degli altri, almeno finché nessuno se ne accorge?

Il 25 aprile 1945 siamo diventati tutti cittadini liberi, un diritto acquisito per nascita. Il 25 aprile 1945 siamo diventati cittadini liberi ed indipendenti da qualsivoglia dittatura o sistema totalitario, sia questo fascista o tedesco. Il 25 aprile 1945 abbiamo abbandonato un compagno di viaggio pericoloso che abbiamo seguito per nostra scelta unendoci in un’alleanza fallimentare che ha dissanguato i corpi dei nostri connazionali oltre alla nostra economia. Abbiamo tagliato i ponti con la Germania, amplificato le distanze, creato un divario (tradotto dall’ inglese: Spread).

La mattina del venticinque aprile, una mattina all’anno è lecito farlo: aprire le finestre, respirare profondamente , guardare soddisfatto ciò che c’è fuori e dire ‘oh bella ciao! Sono un italiano libero’.

 

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