Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Poker di Papi: il commento di padre Massimiliano

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Lo scorso 27 aprile si è verificato un episodio che rappresenta un vero e proprio primato storico. La canonizzazione di due papi celebrata contemporaneamente da due pontefici. Papa Giovanni XXIII e papa Giovanni Paolo II sono stati canonizzati durante la solenne cerimonia concelebrata da papa Francesco e papa emerito Benedetto XVI. A commentare questo evento di grande importanza storica, interviene padre Massimiliano Carucci, Rettore del Santuario del SS. Crocifisso di Rutigliano, dottore in Pedagogia, giornalista pubblicista, ha diretto per un ventennio la rivista “l’Aurora Serafica” e l’Almanacco “Fra Pace e Bene” dei frati Cappuccini, ex direttore dell’Istituto teologico “Santa Fara” (Facoltà teologica pugliese), insegnante presso l’Istituto di istruzione superiore “Euclide” di Bari, e docente di Scienze antropologiche presso la Facoltà teologica pugliese di Bari.

  Cosa è successo il 27 aprile a Roma?

La prima impressione che si ha nel considerare l’evento della canonizzazione dei due papi è questo: C’è un gran numero di fedeli che segue attivamente questi eventi, un movimento considerevole, che non si vedeva dalla morte di Giovanni Paolo II: si sono contati approssimativamente 800mila fedeli in giro per tutta Roma. Questo è indubbiamente un fenomeno straordinario che ha messo a dura prova l’organizzazione del comune di Roma. C’è anche da notare come questo fenomeno non abbia interessato solo la capitale e lo stato Pontificio. Molti altri fedeli si sono riversati anche nei luoghi di origine dei due papi: vicino Bergamo per quanto riguarda Roncalli e Cracovia in Polonia per onorare il papa polacco. È stato un evento mediatico forte cui non assistevamo da molto tempo.

  Che cosa rappresenta questa canonizzazione?

Credo che la Chiesa abbia voluto mettere in evidenza due aspetti fondamentali. Aver canonizzato entrambi i papi insieme acquista un valore fortemente simbolico. Papa Roncalli, come spiegato da papa Francesco, è il padre del Concilio Vaticano II, papa Wojtyla invece ha dedicato la propria vita al tema della famiglia. Papa Francesco ha voluto avvicinare fisicamente queste due tematiche.

  Che rapporto c’è tra l’operato dei due Santi papi?

Il merito più grande di papa Roncalli è stato quello di aver convocato il Concilio Vaticano II, provvidenzialmente portato a termine, dopo la sua morte, da Paolo VI. Questo Concilio nasce dall’esigenza di un rinnovamento della Chiesa in una situazione spirituale, culturale e sociale che sembrava senza via d’uscita. La situazione che una serie di eventi a ridosso della fine del secondo conflitto mondiale avevano creato, metteva la Chiesa in condizione di ripensare se stessa nei confronti della realtà culturale e sociale che la circondava. L’eredità di Papa Pio XII era talmente grande che convinse i Cardinali, durante il conclave del 1958, a proclamare pontefice un uomo anziano che dovesse fungere da “transizione” verso un papato più consistente. Papa Giovanni XXIII, aveva alle sue spalle una lunga esperienza diplomatica come nunzio apostolico ad Istanbul ed a Parigi prima e come Patriarca di Venezia poi. Un uomo buono e pacifico che era cresciuto in una famiglia sana di contadini. Era la figura giusta per il momento giusto. Sorprendentemente però nei cinque anni di pontificato ebbe la grande intuizione che avrebbe cambiato la storia della Chiesa: Il Concilio Vaticano II. Una volta diventato papa matura un’idea formidabile, aprire la Chiesa a percepire i segni dei tempi, i semi di Dio nella contemporaneità dando nuovo respiro al messaggio evangelico e rafforzando il principio secondo il quale il Vangelo e la vita debbano coesistere e camminare di pari passo. Questa è la forza della Chiesa. Semmai questa coesione venisse a mancare, la Chiesa sarebbe da considerare morta. L’idea del Concilio nasce da Papa Giovanni XXIII e portata a termine da papa Paolo VI nel 1965, producendo una serie di documenti normativi di straordinario valore per il rinnovamento della Chiesa,  ma tradurre tutto questo in scelte di vita concrete è toccato al lungo pontificato di Karol Wojtyla. Giovanni Paolo II, grazie al suo pontificato lunghissimo, è riuscito a portare questi messaggi nei cuori dei fedeli soprattutto nell’attenzione verso il tema della famiglia. Ecco la linea di continuità tra i due Papi, il filo rosso che li congiunge insieme. Papa Francesco ha parlato di due uomini coraggiosi che hanno saputo dare nuovo impulso alla Chiesa.

  Secondo lei, c’è una continuità nella linea di rinnovamento della Chiesa dopo Giovanni Paolo II?

Naturalmente. Papa Benedetto XVI è stato presente nelle sessioni del Concilio come esperto e consulente teologico. È stato anche per moltissimi anni il primo collaboratore di papa Giovanni Paolo II. La grandezza del pontificato di  Wojtyla deve molto anche al sostegno del Cardinal  Ratzinger. Papa Benedetto XVI ha avuto molti pregi durante il suo pontificato. Forse e venuta a mancare una buona organizzazione a livello di comunicazione. Tuttavia può essere considerato rivoluzionario anche il suo ultimo gesto. Fare un passo indietro è una prova di grandissimo coraggio. Questo gesto, possiamo esserne certi,  ispirerà i suoi successori nel rimettere il ministero nelle mani di Dio e della Chiesa nel momento in cui si renderanno conto di non poter più per cause di forza maggiore condurre la barca della Chiesa. Papa Francesco, poi, secondo me è il papa perfetto come successore di Ratzinger. La rivoluzione di Francesco affonda le radici in aspetti diversi. Innanzitutto il Conclave stesso che lo ha consacrato pontefice: sulla scorta dei gravi problemi emersi negli ultimi tempi anche con lo scandalo ‘Vatileaks’, i Cardinali hanno sentito l’esigenza di preporre all’elezione del Pontefice una profonda riflessione sui gravi problemi che affliggevano la Chiesa e che si erano addensati durante la lunga malattia di Wojtyla ed il sofferto Papato di Ratzinger. Da questa lunga riflessione è emersa la necessità che i problemi più gravi della Chiesa dovessero essere gestiti in modo più Collegiale. Nasce così il Consiglio di Cardinali scelti dal Papa dai diversi Continenti, che lo sostengono nell’arduo compito di dirigere la Chiesa. Papa Francesco non era nuovo a questa forma di gestione in quanto Religioso, infatti le nostre strutture gerarchiche si nutrono di collegialità. Pertanto Papa Francesco con la sua semplicità, il suo modo diretto di avvicinare la gente, la sua predilezione verso i poveri, che gli deriva dall’esperienza pastorale in America latina, rappresenta la normale evoluzione di un processo di rinnovamento iniziato da Papa Giovanni XXIII nel momento in cui volle aprire per la Chiesa nuovi orizzonti di vita tramite il Concilio Vaticano II.

    Ci congediamo da padre Massimiliano con un piccolo ma sentito messaggio mutuato dalla riforma protestante e dallo spirito del Concilio Vaticano II: “Ecclesia semper reformanda est”. La Chiesa, nel suo dialogo con il mondo, non può non accettare le sfide al cambiamento che di volta in volta le vengono dai segni dei tempi. Uno di questi segni oggi è il fenomeno della globalizzazione che sta cambiando in modo radicale il modo di vivere degli uomini a livello planetario. E’ un fenomeno irreversibile con cui bisogna fare i conti nello sforzo di trovare le modalità perche si trasformi sempre più in risorsa per il bene dell’uomo e dell’umanità. La Chiesa si sente fortemente coinvolta in questo compito così importante di umanizzare la società che scaturisce da questi fenomeni nuovi.

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