Giovedì 15 Novembre 2018
   
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Tumori: quali sono i centri più affidabili?

centro oncologico

Quali sono i centri oncologici pugliesi e nazionali che meriterebbero il “bollino verde” di qualità?La risposta viene data dalla “Oncoguida”, presentata mercoledì 23 aprile al Ministero della Salute a Roma, frutto di un’iniziativa promossa a partire dal 2009 dall’Aimac, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e finanziata dal Ministero della Salute. Oncoguida.it raccoglie i dati di 1.205 strutture sanitarie nazionali e per ogni Regione vengono indicati i “centri ad alto volume di attività” sulla base di diversi parametri, quali il numero dei casi trattati e la degenza media, senza dimenticare, nella valutazione, la presenza di tutto ciò che serve per garantire al paziente un percorso di cura. Analizziamo alcuni dati relativi alle strutture ospedaliere presenti nella Provincia di Bari, per cui Oncoguida individua diciannove strutture.
L’A.O. Saverio De Bellis a Castellana Grotte, rinomato per il trattamento dei tumori dell’apparato gastro-enterico, riceve il bollino verde nella cura del cancro al colon-retto, registrando un numero di 180 casi, e allo stomaco con i 29 casi segnalati. Promosso quasi a pieno il Policlinico di Bari, per il quale il bollino verde va al trattamento dei tumori al colon-retto (367 casi), al fegato, alla colecisti o alle vie biliari  (85 casi), allo stomaco  (92 casi), all’ovaio  (41 casi), alla prostata  (195 casi), al rene  (128 casi), al testicolo  (31 casi), all’utero (105 casi), alla vescica e alle vie urinarie  (393 casi), alla tiroide  (104 casi), alla mammella  (250 casi), al sistema nervoso centrale, quindi cervello, midollo spinale o meningi (113 casi),alla testa – collo, quindi laringe, labbro, faringe, ghiandole salivari  (82 casi), alla pleura  (12 casi) e alpolmone  (139 casi).
L’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II riceve il bollino verde solo per la cura del cancro al fegato (68 casi) e al seno  (521 casi).
La struttura “La Nuova Sanità” a Bari viene promossa per utero (23 casi),pleura  (15 casi) e polmone  (135 casi), l’Ospedale Don Tonino Bello Molfetta per lavescica e le vie urinarie  (133 casi)
L’Ospedale Civile San Giacomo di Monopoli riceve il bollino verde per la vescica e vie urinarie  (153 casi), l’Ospedale Di Venere per ilcolon - retto  (80 casi), la prostata  (90 casi),l’utero (23 casi),la vescica e le vie urinarie  (227 casi), testa - collo (56 casi).
Degno di nota è l’Ospedale Regionale Generale F. Miulli: colon - retto  ( 77 casi), prostata  (188 casi), rene  (51 casi), testicolo  (13 casi), vescica e vie urinarie  (436 casi), tiroide  (105 casi), testa - collo (144 casi). L’Ospedale San Paolo, invece, presenta il bollino di qualità per il trattamento del cancro alla mammella  (288 casi), della pleura  (14 casi) e delpolmone  (192 casi).
Nessun bollino verde invece per l’Anthea Hospital e la Casa di Cura Santa Rita a Bari, per la Casa Bianca Hospital s.p.a. a Cassano delle Murge, la Casa di Cura Villa Lucia a Gioia del Colle, l’ospedale Michele Sarcone a Terlizzi, l’ospedale Santa Maria Degli Angeli a Putignano, gli Ospedali Umberto I di Altamura e Corato e per la struttura sanitaria Santa Maria s.p.a. a Bari. Nessun dato è presente sulla “Mater Dei”.
Da questi dati è facile dedurre che il numero delle strutture ritenute affidabili sia di molto inferiore al totale esistente. Se si considerano, ad esempio, due dei tumori più diffusi nella Provincia, quello al seno e quello al colon-retto, delle diciannove strutture presenti sul territorio, quelle segnalate per il trattamento del cancro alla mammella sono  quindici, ma solo tre ricevono il “bollino verde” di qualità. Stesso discorso per il cancro all’intestino: delle diciassette strutture in cui il tumore viene trattato, solo quattro, secondo Oncoguida, si classificano come strutture più affidabili.
“Le strutture più affidabili – spiega presidente dell'Aimac, Francesco De Lorenzo - sono state scelte sulla base non solo del numero dei casi, ma anche in base alla presenza di tutto ciò che serve per garantire al paziente un percorso di cura. Ci sono centri che fanno dieci-dodici interventi l'anno: troppo pochi per essere affidabili per la letteratura scientifica. Non è il nostro intento fare una classifica di “buoni e cattivi” - precisa comunque De Lorenzo - ma vogliamo solo dare uno strumento ai pazienti per orientarsi, basato, per la prima volta in Italia, su dati incontrovertibili”.

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