Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Epistolario delle origini - Lettera a Giuda Iscariota

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Ci vuole coraggio o sfrontatezza nell’indirizzare una lettera proprio a te, Giuda Iscariota, che nella gnomica popolare hai lasciato una traccia negativa indelebile con l’espressione “bacio di Giuda”, ad indicare un gesto di amicizia e di amore che diventa manifestazione di odio immotivato e di vile tradimento.

            I quattro evangelisti chiaramente avvallano la leggenda nera legata al tuo none perché nella lista dei Dodici ti registrano sempre all’ultimo posto con l’aggiunta poco lusinghiera: “ quello che poi lo tradì” (Mt 10, 4); “che poi lo tradì” (Mc 3,19); “che fu poi il traditore” (Lc 6 16); “Gesù infatti sapeva fin dall’inizio chi erano coloro che non credevano e chi era colui che l’avrebbe tradito…. Non vi ho scelto io, voi Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo”. Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota. Infatti stava per tradirlo proprio lui, uno dei Dodici” (Gv 6, 64. 70-71)

Il tuo nome di Giuda è abbastanza comune in Israele e fa riferimento non solo al figlio di Israele cui si rivolge la particolare benedizione del patriarca: “Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, tu risali: si rannicchia, si accovaccia come un leone e come una leonessa; chi lo può disturbare? Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone di comando tra i suoi piedi, finché sia portato il tributo a lui e sua sia l’obbedienza dei popoli. (Gen 4, 10-11) ma anche al Giuda soprannominato “maccabeo” che significa “martello dei nemici” oppure “designato da Jhwh” le cui imprese epiche sono raccontate nel primo libro storico dei Maccabei. E poi dalla Galilea viene Giuda di Galmala che esprime lo spirito rivoluzionario del suo popolo.  Non dobbiamo dimenticare che con il nome di <<Giudea>> si indica una intera ragione che ha come capitale la città santa di Gerusalemme.

A distinguerti  da un altro membro del gruppo dei Dodici, Giuda di Giacomo, detto Taddeo, e autore di una lettera apostolica, si ricorda il tuo papà di nome Simone.

La qualifica di “Iscariota” forse vuol far riferimento al tuo paese di origine e quindi sei “l’uomo di keriot”. Qualche altro spiega che “iscariota” faccia riferimento alla sica, piccolo pugnale utilizzato dagli stessi zeloti nelle loro scorrerie cittadine. Secondo una radice  ebraico-aramaica  la qualifica di “iscariota” significa “colui che stava per consegnarlo” con un velato accenno al tuo tradimento con il quale hai consegnato il tuo maestro ai suoi nemici mortali. Finalmente A. Ehrman ha proposto di interpretare “iscariota” come “il tintore”.

            A scanso di equivoci sono d’accordo sul fatto che il maestro Gesù di Nazareth ti vuole un gran bene e ha fiducia in te; infatti ti ha affidato il delicato e responsabile ufficio di economo della comitiva viaggiante e tradizionalmente sei rappresentato sempre fornito di una capiente borsa. Lo stesso San Pietro, la guida del collegio dei Apostoli, preciserà la tua appartenenza al gruppo dei prediletti di Gesù: “Era del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero” (At 1, 17).  Questo forse anche a dispetto dell’accusa più volte ripetuta che ti qualifica “ladro” (Gv 12, 6, a).

            Soltanto tardive ipotesi ti hanno fatto simpatizzante del movimento zelota che ricorreva alla violenza per liberare il popolo d’Israele dalla dura oppressione dei romani. Un gruppo di fanatici estremisti che non rifuggiva dall’agguato verso i legionari e dall’assassinio degli amici dei tradizionali nemici.

            Tutta l’azione di Gesù, la sua predicazione religiosa rivoluzionaria con il vangelo del regno di Dio che contrastava con la tradizionale idea del regno di David, i suoi gesti di misericordiosa potenza nei confronti degli emarginati (malati, lebbrosi, ecc.), il suo intervento nell’ambito del tempio, di cui rivendicava non solo la essenziale rituale purificazione ma anche la dignità di casa del Signore, destava la preoccupazione delle autorità religiose ebraiche.

L’evangelista Giovanni ci informa di una riunione dei sommi sacerdoti e dei farisei, le due correnti più influenti del sinedrio, in cui viene esaminato il caso Gesù di Nazareth: “Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni! Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il luogo e la nazione!”. Il navigato politico Caifa che ricopre l’ufficio di sommo sacerdote propone la soluzione radicale e definitiva del problema religioso-politico: “Voi non capite niente, né vi rendete conto che è più vantaggioso per voi che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca tutta intera la nazione”. Da quel giorno decisero di farlo morire e quindi era stato impartito l’ordine che se qualcuno sapeva dove si trovava, lo denunciasse per poterlo arrestare.” (Gv 11, 46-53)    

            L’evangelista Marco racconta delle cena a Betania in casa di Simone il lebbroso con l’ episodio della donna che versa sul capo di Gesù il prezioso unguento contenuto in un vaso di alabastro. Ci sono dei mormorii di disapprovazione di alcuni dei presenti: “A che scopo è stato fatto questo spreco di unguento? Infatti si poteva vendere questo unguento a oltre trecento denari e darli ai poveri”(Mc 14, 3-9). L’evangelista Giovanni racconta un episodio simile avvenuto durante la cena che sempre a Betania danno Lazzaro e le sue sorelle Marta e Maria e individua in Maria la protagonista del prodigo gesto di omaggio con trecento grammi di profumo di nardo. Ma lo stesso Giovanni ricorda che sei stato tu a criticare aspramente il gesto di Maria: “Perché non si è venduto il profumo  per trecento denari e non si è dato il ricavato ai poveri”. Quando introduce la tua critica Giovanni precisa a tuo riguardo: “uno dei dodici, che stava per tradirlo” e poi con malcelata cattiveria annota: “Lo disse, però, non perché gli stavano a cuore i poveri, ma perché era ladro e, avendo la borsa, sottraeva ciò che vi veniva messo dentro”. (Gv 12, 6)

            Le ragioni del tuo tradimento? Non basta quella della tua avarizia, perché dalla consegna di Gesù hai ricevuto trenta denari, che sono una somma ridicola per la vita di un uomo. Qualcuno ha proposto che il vero motivo del tradimento sia stata la tua supina acquiescenza al progetto del sinedrio di eliminare lo scomodo profeta di Nazareth. Qualche altro ha proposto come spiegazione  il tuo tentativo di costringere Gesù a dare con la sua potenza una svolta decisiva alla sua azione in senso messianico di rivolta contro i Romani. Solo ipotesi che devono fare i conti con la tua libertà e più ancora con la tua conseguente responsabilità.

L’evangelista Luca  nella sua puntuale ricostruzione degli avvenimenti riferisce del progetto del sinedrio: “Si avvicinava la festa degli Azzimi, detta anche Pasqua, e i capi dei sacerdoti e dottori della legge cercavano di sopprimerlo. Però temevano il popolo. Satana allora entrò in Giuda, chiamato Iscariota, che era nel numero dei Dodici. Ed egli andò a mettersi d’accordo con i capi dei sacerdoti e i capi della guardie sul modo di consegnare Gesù nelle loro mani. Essi ne furono contenti e convennero di dargli del denaro. Egli fu d’accordo e da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo loro senza che il popolo se ne accorgesse.” (Lc 22, 1-6)

Hai partecipato alla cena pasquale celebrata da Gesù con tutti i dodici e hai ascoltato le sue turbate parole: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”.  E alle domande di Pietro e Giovanni il maestro ha risposto con una rivelazione: “E’ quello a cui porgerò il boccone che sto per intingere”. Un gesto di amicizia conviviale per richiamarti dalla via della prevaricazione più nera. Ma tu non lo hai voluto capire. Allora egli ti ha sollecitato a realizzare il tuo disegno: “Quello che devi fare, fallo subito!” (Gv 13, 21-30). Nessuno dei presenti ha capito la consapevolezza che Gesù aveva del tuo progettato tradimento e tu sei andato via nella notte a prendere gli ultimi accordi.

Conoscevi bene il posto della preghiera di Gesù e ti sei presentato con la coorte e le guardie del sinedrio per l’arrestare il tuo maestro e amico. Forse un gesto di amicizia o anche un segnale convenuto quel tuo bacio nell’oscurità del giardino del Getsemani. Le parole di Gesù  forse ti hanno scosso: “Amico, per questo sei venuto!” (Mt 26, 50). E, chiedendo di lasciare liberi i suoi, si è consegnato e, legato è stato portato nella casa del sommo sacerdote Anna per un  primo informale interrogatorio (Gv  18, 1-13)

Hai potuto seguire le diverse fasi del processo religioso e quando hai saputo della sentenza di  condanna a morte del tuo maestro emessa dal Sinedrio hai avuto un momento di resipiscenza. Sei corso dai tuoi amici e gettando il prezzo del tradimento hai gridato la tua protesta.: “Ho peccato tradendo il sangue innocente!”, Anna e Caifa ti hanno risposto gelidamente: “Che c’importa? Te la vedrai tu”. Hai gettato le monete d’argento nel tempio, ti sei allontanato e sei andato ad impiccarti (Mt 27, 3-5). Una fine tragica che il papa emerito Benedetto XVI ha così commentato: “Anche Giuda si è pentito, ma il suo pentimento è degenerato in disperazione e così è divenuto autodistruzione”.

Più tardi  gli Atti degli apostoli  racconteranno della tua sostituzione con Mattia (At 1, 15-20) proponendo anche un’altra versione della tua fine, sempre drammatica: “Costui dunque si comprò un capo con il prezzo dell’ingiustizia, e precipitando si spaccò in mezzo e si sparsero tutte le sue viscere” (At 1, 18). Lo storico Giuseppe Ricciotti sintetizza l’impiccagione e lo scempio del tuo corpo  come due momenti successivi della tua morte.

I vangeli apocrifi si sono interessati alla tua vicenda(Vangelo arabo d’’infanzia, Narrazione di Giuseppe d’Arimatea, Vangelo di Barnaba) e sei diventato anche il simbolo di una setta gnostica eretica detta dei Cainiti. A questi tuoi ammiratori è assegnato la redazione del “Vangelo di Giuda”, scritto tra il 130 e il 170, nel quale sei descritto come un eroe perché hai eseguito il desiderio di Gesù Cristo di essere spogliato del suo corpo mortale e ti sei attirato non solo l’invidia ma anche la maledizione degli altri apostoli i quali alla fine ti avrebbero lapidato. Addirittura il Vangelo di Barnaba, di ambiente arabo-islamico, che non ammette la morte di un inviato di Dio, ipotizza che sei stato proprio tu a sostituire Gesù nella morte sulla croce.

La tua drammatica vicenda ha interessato molti autori, filosofi e romanzieri. E’ vero che Dante Alighieri nel suo poema ti ha relegato nella Giudecca, l’ultimo girone dell’inferno e la tua anima viene masticata in eterno da Lucifero (canto XXXIV): “Quell’anima là su c’ha maggior pena /, disse ‘l maestro, è Giuda Scariotto, che ‘l capo ha dentro e fuor le gambe mena”. Jorge Luis Borges ha scritto Le Tre versioni di Giuda e Michail Bulgakov nel suo capolavoro “Il maestro a Margherita”fa riferimento alla tua drammatica fine. Una valutazione di recupero offre Giuseppe Berto nel suo romanzo “La gloria” e poi Jeffrey Archer r Francis J. Moloney hanno scritto “Il Vangelo secondo Giuda” presentando una tua versione della storia di Gesù Cristo.

Paul Claudel nel testo “La morte di Giuda” aveva parlato della tua buona fede: “Deponendo un bacio rispettoso sulle sue labbra, sapevo di rendere allo Stato, alla religione, a lui stesso un servizio eccellente, alle spese dei miei interessi e della mia reputazione, impedendogli ormai  di turbare – con le migliori intenzioni del mondo! – gli spiriti deboli, di seminare l’inquietudine nella popolazione, il malcontento per lo stato delle cose e il desiderio dell’impossibile”.  

La tua appassionata difesa l’hai gridata drammaticamente nel “Processo a Gesù” di Diego Fabbri: “No! Io lo tradivo, è vero, per 30 denari. Ma –dovete crederlo  - io non sapevo che sarebbe stato messo a morte, crocifisso! Non lo sapevo! Pensavo che sarebbe stato soltanto imprigionato, isolato … Le cose presero, invece, una piega impreveduta. La morte – ve lo giuro! – non era nei patti, non era prevista!” Mario Pomilio nel suo romanzo “Quinto Evangelio” ti qualifica come vittima di un disegno più grande e impenetrabile della tua stessa morte: “La verità è che io non fui il traditore: fui piuttosto la vittima di un curioso piano di salvezza, esteso a tutti gli uomini, che per esplicarsi perfettamente doveva escludere me”.  .   

In conclusione oltre alle tante domande di carattere filosofico circa la libertà umana e di carattere teologico circa il disegno di salvezza che Dio opera attraverso il sacrificio cruento del Figlio incarnato sulla croce, rimane una domanda più personale che D. Primo Mazzolari così interpreta nella predica tenuta il Giovedì Santo dell’anno 1958 quando si accorge che molto di te è nel nostro spirito, cioè nella nostra fragilità, per la quale noi saremmo anche pronti a tradire Gesù e quindi meriti davvero non parole di condanna per il tuo gesto insano: “Oggi, giorno della condanna, io non voglio parlare di Gesù, ma di Giuda, di nostro fratello Giuda, perché sento il bisogno di parlare del Giuda che è dentro di me e che forse è dentro ciascuno di voi. Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumer qsta fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo  nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimentica: “Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!”… Perdonatemi se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda: è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola “amico”, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare non faccia onore la figliolo di Dio, come qualcuno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia”..        

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