Giovedì 15 Novembre 2018
   
Text Size

Epistolario delle origini - Lettera a Ponzio Pilato

Gesu-davanti-a-Pilato

Indirizzo questa mia lettera alla tua residenza abituale situata nella città costiera di Cesarea Marittima con un bel porto sul Mediterraneo e uno splendido anfiteatro e un efficiente servizio idrico, assicurato dall’acquedotto di cui rimangono ancora le rovine. Questa è la vera capitale politica amministrativa della Giudea a differenza di Gerusalemme che rimane la città simbolo di un glorioso passato e centro della vita religiosa del popolo ebraico.

            Qualcuno ti fa nascere  verso l’anno 16 a. C. nel piccolo paese di Bisenti nella provincia di Teramo della regione Abruzzi, la cui popolazione antica era del ceppo sannitico. I Sanniti sono stati un popolo fiero della propria libertà che a fatica Roma ha sottomesso con due lunghe guerre. Appartieni alla classe dei cavalieri e hai percorso una brillante carriera diplomatica sfruttando gli appoggi di amici nell’entourage dell’imperatore Caio Tiberio. Sarà proprio Tiberio, l’uomo che alla tumultuosa  vita della capitale Roma preferiva la serena e raccolta vita dell’isola di Capri, a inviarti quale prefetto nella turbolenta provincia della Giudea al posto di Valerio Grato, nell’anno 26 d. C e ci sei rimasto ben dieci anni, raggiungendo un record di permanenza lusinghiero in quel tempo. Durante la tua missione diplomatica in oriente hai sempre preferito fermarti a Cesarea Marittima , la nuova capitale della Giudea costruita dal re Erode il Grande, non  solo per essere in contatto con le fresche truppe che Roma ti mandava insieme alle notizie della capitale. Era anche una tua scelta strategica per dare ai piccoli satrapi orientali, discendenti del re Erode il Grande “amico di Roma”, e alle autorità giudaiche che erano arroccate in Gerusalemme l’illusione di una loro indipendenza.

Notizie su di te le ricavo dai vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, da alcuni schematici accenni degli Atti degli Apostoli (3, 13-14;27, 13-28) e della prima lettera dell’apostolo Paolo al discepolo Timoteo (6. 13). Raccontando le vicende di Gesù di Nazareth essi non possono fare a meno di ricordarti come colui che lo ha condannato alla morte di croce. Altre notizie su di te le ritroviamo negli storici antichi Filone di Alessandria, Giuseppe Flavio e Cornelio Tacito quando essi scrivono di Gesù. Non mi interessano più di tanto le vicende romanzate degli apocrifi del Nuovo Testamento tra i quali devo ricordare gli Acta Pilati. la Paràdosi di Pilato che continua la Anafora, il Vangelo di Pietro, le Memorie di Nicodemo,ecc. Qualche testo riporta perfino le tue lettere a Tiberio e ad Erode e le relative risposte.  Non manca una tua lettera all’imperatore Claudio. Ci sono anche dei racconti tra i quali devo ricordare questi titoli: La morte di Pilato che condannò Gesù, La Vendetta del  Salvatore, La guarigione di Tiberio.

Proprio il re Agrippa I, discendente di Erode il Grande, secondo la testimonianza di Filone di Alessandria ci trasmette un quadro poco simpatico della tua personalità: “A questo riguardo si potrebbe parlare della sua corruttibilità, della sua violenza, dei suoi furti, maltrattamenti, offese, delle esecuzioni capitali da lui decise senza processo, nonché della sua ferocia incessante e insopportabile” (De Legatione ad Gaium, XXXVIII, 302). 

A mitigare l’impressione negativa forse aiuta il ricordo della valutazione di alcune chiese cristiane antiche che ti hanno addirittura “santificato” per la difesa che hai tentato, sia pure con scarso successo, dell’innocente Gesù di Nazareth. Qualcuno ti fa martire condannato alla decapitazione dall’imperatore Tiberio e la chiesa copta ti ha inserito come santo nel suo calendario. Del resto anche la tua moglie Claudia Procla da alcuni cristiani è venerata come santa.

            Non andavi tanto per il sottile con il popolo degli ebrei i quali ritenevano alcune tue iniziative vere e proprie provocazioni. Per affermare la supremazia di Roma e imporre il culto dell’imperatore in testa alle truppe che ti accompagnavano da Cesarea Marittima a Gerusalemme hai fatto innalzare i labari con l’immagine del “divo Tiberio”. Soltanto dopo la decisa reazione dei Giudei che minacciavano un suicidio in massa per protestare contro la profanazione della città santa, hai riportato le insegne a Cesarea. Stando al racconto di Filone di Alessandria hai ripetuto la provocazione tempo dopo con l’appendere al palazzo di Erode in Gerusalemme gli scudi dorati con il nome dell’imperatore. Non hai ascoltato le rimostranze del popolo e hai mandato a quel paese anche i figli di Erode il Grande che si erano uniti alla protesta. Soltanto il suggerimento dell’imperatore Tiberio ti ha indotto a riportare gli scudi della bestemmia a Cesarea. Ancora una prova di forza hai voluto fare quando hai prelevato dalle casse del tempio di Gerusalemme il denaro necessario alla costruzione di un acquedotto. Nella repressione sei stato deciso e violento facendo intervenire i tuoi legionari e provocando una strage di fedeli. Te la sei presa anche con i Galilei e  li hai fatti trucidare mentre attendevano ai loro sacrifici religiosi (Lc 13, 1-3). Dopo mi soffermerò sul tuo ruolo e sul tuo comportamento nella vicenda di Gesù di Nazareth.

Concludo questa breve scheda biografica  ricordando quello che scrive Giuseppe Flavio sulla tua disgrazia politica. Avendo saputo di un raduno sedizioso di Samaritani sul monte Garizim hai fatto intervenire i tuoi soldati e ne è seguita una strage che poteva incendiare tutta la regione. Il governatore di Siria Vitellio ti ha destituito dall’incarico mettendo al tuo posto Marcello, e poi ti ha accusato presso l’imperatore Tiberio che è deceduto durante il tuo viaggio verso Roma. Qualcuno dopo parla del tuo ritiro a vita privata, qualche altro parla del tuo esilio in Gallia a Marsiglia. Forse hai chiuso la tua vita dopo l’anno 37 d.C. o anche più tardi avendo quasi del tutto dimenticato il processo che avevi fatto contro Gesù di Nazareth che avevi condannato a morte nel lontani giorni dell’aprile dell’anno 30 d. C.

            Veniamo quindi ai fatti che hanno permesso al tuo nome di rimanere nella storia e addirittura di essere citato nella professione di fede e che riguardano Gesù di Nazareth “che patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto e il terzo giorno risuscitò”.           

            Ti eri recato da Cesarea Marittima a Gerusalemme per vigilare sull’assembramento di fedeli convenuti per la celebrazione della Pasqua che quell’anno cadeva dopo il 14 di Nisan (8 aprile). Qualche giorno prima della Parasceve (preparazione) gli ineffabili e ossequiosi sacerdoti del tempio e i sinedriti, con a capo quella volpe di Giuseppe Caifa, ti presentano l’imputato Gesù di Nazareth chiedendoti di ratificare la sentenza di morte da essi già pronunciata. Non sono entrati nel tuo quartiere per non contaminarsi e poter magiare la Pasqua e tu li hai accolti sulla porta del pretorio. Le accuse contro il profeta di Galilea erano queste: sobillazione del popolo, rifiuto di pagare il tributo a Cesare e pretesa di essere il re dei Giudei (Lc 23, 1-4). Ti sei convinto della inconsistenza delle accuse e hai dato una prima valutazione: “Non trovo nessun motivo di condanna in quest’uomo” (Lc  23,4). Un po’seccato della loro petulanza hai deciso di inviare l’accusato al palazzo di Erode Antipa che si ritrova a Gerusalemme per la ricorrenza pasquale. Beh non eri tanto tenero con i principotti ebrei, che si facevano chiamare etnarchi (capi del popolo-re) sempre pronti a delazioni presso l’imperatore e poi probabilmente avevi assistito al banchetto dato da Erode nella fortezza di Macheronte per il suo compleanno e che si era concluso con la macabra esecuzione di Giovanni il Battista. Erode, riuscito vano il tentativo di coinvolgere il silenzioso prigioniero in un passatempo di corte, te lo ha rimandato con la promessa che sui vostri rapporti tornava a splendere il sereno.

Nella ripresa del processo hai ancora una volta tentato di risolvere il caso spinoso proponendo un referendum della piazza tra Gesù di Nazareth e il famigerato Barabba, terrorista zelota accusato di omicidio. Ti è andata male con questo discutibile “privilegio pasquale” e sei rimasto solo a confrontarti con il profeta di Galilea. Ti ha affascinato la sua riflessione circa la sua originale regalità che non era di questo mondo, circa il tuo potere che derivava dall’alto e poi la domanda ingenua al limite della riflessione filosofica “Che cos’è la verità?”. Durante le varie fase del processo prima sei stato richiamato da tua moglie Claudia Procla che ti mandava a dire: “Nulla vi sia fra te e questo giusto, poiché oggi ho molto sofferto in sogno a causa sua” (Mt 27, 19)  e poi ti sei ritrovato Gesù massacrato di colpi e coronato di spine rivestito di uno straccio di porpora. Uno scherzo atroce  dei tuoi legionari, forse della Decima Fretense, che sulle pietre della loro caserma giocavano al gioco del re. Lo hai presentato alla piazza così: “Ecco l’uomo!”(Gv 19, 5). Quello che ti ha messo con le spalle al muro e ti sei comportato non tanto da diplomatico navigato quanto da pavido è stata la minaccia di una delazione a Roma presso il tribunale di Cesare: “Se tu liberi costui, non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re, si oppone a Cesare”. (Gv 19, 12) Hai compiuto il gesto plateale di lavarti le mani a declinare le tue responsabilità e così hai confessato la tua pusillanimità. A placare la sete di sangue della folla agitata che gridava: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” hai comandato la crudele flagellazione e i colpi di flagrum (il terribile flagello romano) hanno arato quel povero corpo con oltre 120 colpi, ben oltre i legali 39 prescritti dalla legge ebraica.

Nella mattinata del venerdì, vigilia del grande Sabato di Pasqua, hai emesso la definitiva sentenza proclamando al prigioniero: “Ibis ad crucem!” e lo hai consegnato al plotone comandato da un centurione perché affinché eseguisse la crocifissione nel luogo Golgotha, detto popolarmene il monte del cranio. Ancora un battibecco con i capi dei Giudei i quali hanno avuto da dire circa il titolo della condanna posto sull’alto della croce. Tu, a prenderti una platonica rivincita della violenza subita dalla piazza, avevi dettato: “Gesù Nazareno dei Giudei” ed essi, avvertito l’insulto provocatorio, ti hanno fatto osservare che lo stesso Gesù si era proclamato re dei Giudei. Con decisione e stizza hai replicato: “Quello che ho scritto ho scritto” (Gv 19, 21-22)

Pensavi di aver chiuso con il nazareno ed invece nel tardo pomeriggio, dopo le ore 15, hai ricevuto Giuseppe d’Arimatea, membro influente del sinedrio, il quale ti ha richiesto il corpo del crocifisso. Ti sei meravigliato della rapidità della sua morte e hai dato il suo consenso per la rimozione dei cadaveri, con il rituale dello spezzare le gambe agli altri due che rantolavano negli spasimi dell’agonia. A Gesù, anche se ormai morto, un soldato ha dato un colpo di lancia al costato.

Sono ritornati da te i sacerdoti capi dei Giudei, contenti della loro vittoria, e ti anno rivolto ancora una domanda che ti ha mandato in bestia. Ti hanno chiesto che i tuoi legionari custodissero la tomba di Gesù di Nazareth e tu ancora una volta hai risposto con puntigliosa ripicca: “Voi avete un corpo di guardia:andate e prendete le precauzioni che credete” (Mt 27, 65).

Peccato che nessun evangelista riporti la tua reazione alla notizia sconvolgente di quanto accaduto alle prime ore dell’alba del primo giorno dopo il sabato (9 aprile) con la notizia del sepolcro vuoto e gli incontri di Gesù il Risorto con le donne e i suoi amici. Le autorità giudaiche ti hanno imbrogliato circa il fatto del sepolcro vuoto, pagando le guardie e suggerendo loro la puerile scusa e assicurando la loro protezione: “Dite che di notte sono venuti i discepoli di lui e l’hanno portato via, mentre noi dormivamo. Se la cosa dovesse giungere per caso alle orecchie del governatore, lo convinceremo noi a non darvi noia alcuna” (Mt 28, 13-14)

Alla fine rileggo con curiosità una tua presunta lettera indirizzata all’imperatore Tiberio sugli avvenimenti di Gerusalemme:

<<Ponzio Pilato a Tiberio Cesare imperatore, salute!

Gesù Cristo, del quale ti scrissi recentemente, è stato ormai ucciso contro la mia volontà. Mai s’era visto un uomo così pio e austero, né più si vedrà. Ebbe del meraviglioso la tensione del suo popolo e il consenso di tutti gli scribi, principi ed anziani sicchè – nonostante le controverse testimonianze dei loro profeti, delle Sibille diremmo noi – questo ambasciatore della verità fu crocifisso. Mentre egli pendeva dalla croce apparvero segni soprannaturali che, a dire dei filosofi, minacciavano la rovina del mondo.

Restano i suoi discepoli che con le opere e con la vita temperante non smentiscono il loro maestro, anzi – nel suo nome – sono generosissimi.

Se io non avessi temuto una sedizione del popolo, già incandescente, forse quell’uomo sarebbe ancora vivo tra noi. Si può,forse, attribuire a una mia mancanza di fedeltà alla tua dignità e all’avere io seguito il mio capriccio invece di resistere con tutte le mie forze a che non fosse sparso questo sangue giusto immune da ogni accusa e vittima della malizia umana; ma, come dicono le Scritture, doveva essere venduto e soffrire la passione per la loro stessa rovina.

Sta sano. Il giorno 28 marzo.>> (cf Apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di Luigi Moraldi, vol. I, U.T.E.T., Torino 1971, p. 707)

Lo scrittore Anatole France nel suo racconto dal titolo “Il procuratore di Giudea” sarcasticamente ricorda la tua debole memoria dei fatti passati e alla domanda circa un certo Gesù che tu avevi mandato alla croce registra la tua risposta: “Gesù il Nazareno? No, non ricordo!”.

Qualcuno racconta che la tua fine sarebbe da ascrivere allo stesso imperatore Tiberio che ti avrebbe colpito con una freccia durante una battuta di caccia.

Egregio signor prefetto di Giudea in conclusione ti devo dire che non sono entusiasta di questo incontro-dialogo epistolare perché sei stato un politico e un amministratore della peggiore specie, sempre impegnato nella repressione e sempre succube della pressione dei cattivi umori della folla. Mi dispiace che in quei lontani giorni ti si è presentata una luce d’amore nella persona di Gesù di Nazareth e tu hai chiuso i tuoi occhi, hai incontrato la vita e ti sei chiuso nelle tenebre del tuo egoismo.

Farti gli auguri in questa ricorrenza della Pasqua? Non mi pare opportuno a meno che partendo dal tuo esempio ci auguriamo che gli uomini nostri contemporanei, politici o no, imparino a non lavarsi le mani dinanzi alle proprie responsabilità e ascoltino la voce della verità e della giustizia e anche dell’amore.

Commenti  

 
#1 Raffaele 2015-10-20 09:32
Molto suggestivo. E necessario per chi come molti non conoscono i retroscena della morte di Gesù e ignorano tutto di Ponzio Pilato.Complimenti.
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI