Giovedì 15 Novembre 2018
   
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L'industria della plastica: facciamo chiarezza

Gianni Leone amministratore Carton Pack

Da qualche giorno, tra le voci che circolano nel paese, una diceria carica di preoccupazione riempie le bocche dei cittadini. Queste voci sfiorano le orecchie con informazioni secondo le quali una nuova ed inquinante impresa impegnata nel riutilizzo di materiali plastici sia in nuova apertura nella zona industriale di Rutigliano, a pochi metri da aziende occupate nella produzione di alimenti ed in prossimità di terre coltivate.

Questa nuova industria, almeno da quanto riferito da comizi, sembra essere sbucata fuori dalle penombre dell’amministrazione rutiglianese, un affare losco che ha l’obiettivo di rimanere inosservato solo fino a quando non sarà troppo tardi per la delicata ecologia rutiglianese.

Interrogando i cittadini di Rutigliano, molti rispondono in maniera accondiscendente sottolineando la valenza progressista che una nuova impresa può portare all’economia del paese, altri si mostrano evidentemente preoccupati riguardo l’impatto ecologico che eventuali rifiuti aziendali potranno portare nella possibile zona in cui, a quanto si dice, dovrebbe sorgere la fantomatica struttura (nella zona PIP di via Adelfia).

Quanta verità si nasconde dietro queste voci e quali sono state le manomissioni portate da questo ‘telefono senza fili’? L’attività in questione non esiste ancora.

Sulla vicenda si è espresso Gianni Leone, figlio del titolare della Carton Pack, il quale ha assicurato: “Non vogliamo a Rutigliano una seconda "terra dei fuochi". Vogliamo creare nuove possibilità di lavoro per i nostri figli rispettando l'ambiente.”Novembre 2013.

Lo scorso novembre è stato presentato un progetto presso il comune di Rutigliano. Questo progetto rappresenta un ambizioso progetto di due aziende: Selectika ed Errepet. Le due società a responsabilità limitata hanno in comune l’unico amministratore, Gianni Leone, il cui nome è sinonimo dell’azienda Carton Pack. Errepet vede, oltre all’amministrazione di Gianni Leone, anche la partecipazione di una seconda società, la D&D Holding dei fratelli napoletani Antonio e Nicola Diana. La Errepet lavorerà i materiali selezionati dalla società Selectika, un’azienda che si occupa di selezionare accuratamente materiali in plastica differenziata e di formare balle semipressate, a sostenere il nome della società il signor Leone ha al suo fianco la già citata D&D Holding e, con conferimenti minori, la società putignanese Dalena Ecologia la cui funzione sarà spiegata in seguito.


Il progetto.

Queste due società, in due diversi impianti, dovrebbero creare una collaborazione diventando complementari nella realizzazione dell’obiettivo: riutilizzare plastica differenziata per poter creare scaglie di PET, materiale facilmente riutilizzabile e materia prima della Carton Pack.

Riassumendo: queste due società, il cui amministratore unico è Gianni Leone, collaboreranno sinergicamente affinché sia possibile ricavare scaglie di polietilene (PET) partendo dal riciclo di altri polimeri (PET, HDPE, LDPE, PP, PS, PVC), il prodotto sarà riutilizzato dalla Carton Pack ed impiegato nella produzione di imballaggi plastici per alimenti. La D&D Holding è una società italiana pioniere di questa attività e nel caso rutiglianese garantisce le competenze necessarie per l’organizzazione aziendale.

L’intenzione dell’amministratore unico è quella di creare la propria materia prima a chilometro zero. Sembra inutile specificare che, secondo il ‘Rapporto di verifica preliminare’ allegato ai progetti, “l’iniziativa si colloca nell’ambito del sistema CO.NA.I. (Consorzio Nazionale Imballaggi)” e che le due aziende lavoreranno entro “specifici accordi con i consorzi di filiera [di plastica, acciaio,carta ed alluminio] (CO.RE.PLA., CIAL, COMIECO, CNA)”. Questa azione di recupero dei materiali plastici sembra garantire il recupero quasi integrale degli scarti di polimeri, evitando così che vadano ad accrescere discariche o di finire nelle fauci roventi degli inceneritori arrecando evidenti danni ambientali.

 

Rutigliano: comune riciclone

Questa idea del riutilizzo sembra conformarsi perfettamente con il titolo di “Comune riciclone” con cui è stato onorato il comune di Rutigliano. In particolare l’intenzione che queste due aziende si prefiggono richiamano una domanda molto insistente proveniente dal marcato degli imballaggi plastici che molto spesso richiedono esplicitamente “PET riutilizzato del 100%”.

Tuttavia dopo  aver interrogato la cittadinanza in merito alle dicerie sopracitate, molti hanno mosso questioni in proposito del processo di riutilizzo. Gli intervistati favorevoli all’apertura di questa attività su suolo rutiglianese hanno dato per scontato che gli imprenditori abbiano, prima di presentare il progetto, valutato le variabili dell’impatto ambientale e reso l’attività ecosostenibile. Il campione di intervista che si è detto contrario ha mosso accuse riguardo le emissioni inevitabili, dovute alla lavorazione dei materiali in plastica, soprattutto data la voce secondo la quale questa impresa dovrebbe sorgere a stretto contatto con aziende impegnate nella produzione alimentare.

Secondo il progetto consegnato in comune, il luogo indicato per la nascita di queste attività si trova a circa un chilometro di distanza dalle suddette imprese alimentari e molto più distanti da eventuali coltivazioni, a discapito della mal informazione dilagante.

A rigor di cronaca è doveroso spiegare quale tipo di processo industriale è previsto per questa utopica attività.

Basta solo informarsi sul web, magari inserire le giuste parole chiave, per ritrovare spiegazioni, dettagliate o meno a seconda del fruitore dell’ informazione, a proposito del processo di lavorazione dei polimeri.

Informandoci attraverso la filiera CO.RE.PLA.(Consorzio Nazionale per la Raccolta, Riciclaggio ed il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in plastica) possiamo facilmente capire che quello della lavorazione della plastica differenziata non è affatto un processo superficiale.

Supponiamo di aver appena bevuto una intera bottiglia d’acqua da un litro, l’etichetta riporta in basso un simbolo (PET), la plastica è trasparente. Dopo una breve sosta in bagno, gettiamo la bottiglia nell’apposito cassonetto per la differenzazione della plastica. Il lunedì e giovedì sera, secondo l’uso rutiglianese, portiamo in strada il bidoncino della raccolta differenziata in modo tale che gli addetti ai lavori possano raccogliere tutti i nostri rifiuti. La nostra bottiglia finirà in un circuito di riciclo che la porterà, insieme ad altri prodotti polimerici per adempiere alla fase di selezione e di riciclo.

 

Le fasi del riciclo.

La raccolta da parte dei comuni viene scaricata in prossimità di impianti di selezione dei rifiuti. La prima fase di selezione è la ‘vagliatura’: un’operazione utile all’eliminazione di oggetti dalla dimensione inferiore ai 50mm. La nostra bottiglia passerà poi attraverso un sistema di aspirazione che dividerà i sacchetti in polietilene dai contenitori per liquidi e materiali pesanti, passando questa selezione, la carovana di contenitori verrà discriminata a seconda del tipo di plastica, grazie ad una sofisticata tecnologia ad infrarossi che individua, al passaggio, il diverso tipo di polimero: il PET viene spinto su un nastro trasportatore mentre l’HDPE viene lasciato cadere proseguendo su un percorso alternativo. Il viaggio della bottiglia di plastica continua nel passaggio successivo in cui verrà sottoposta al controllo cromatico. Verrà individuato in primis il PET azzurro, successivamente i contenitori colorati lasciano per esclusione i prodotti trasparenti (tra i quali possiamo riconoscere la nostra bottiglia da litro). Naturalmente dopo ogni fase, il prodotto in uscita viene sottoposto al controllo manuale di operai specializzati.

All’interno di queste aziende (nel nostro caso la Selectika) addette alla raccolta,il prodotto differenziato subisce una lavorazione preliminare e in seguito il raggruppamento in balle a seconda del tipo di polimerato e colore.

La Selectika si occuperà della preselezione e dell’imballaggio del PET  ma toccherà alla Errepet il compito di concludere il processo di riciclo attraverso questo iter.

La prima fase del riciclo del PET è il prelavaggio, attraverso un macchinario simile ad una centrifuga, utilizzando acqua calda a 90° e vapore permettendo l’eliminazione delle etichette e di altre impurità. Dopodiché il prodotto in uscita viene sottoposto a controlli rigorosi per evitare la presenza di eventuali prodotti in PVC o metalli residui oltre all’obbligatorio controllo visivo da parte di operatori. La nostra bottiglia di plastica è ancora intera, senza etichetta e pronta per la fase successiva: la prima macinatura. Il prodotto sopravvissuto ai rigorosi controlli viene accompagnato attraverso i condotti ed immesso in una macchina macinatrice nella quale delle lame rotanti in una soluzione di acqua calda sminuzzano le bottiglie in pezzature da 20mm. Non possiamo più riconoscere la nostra amata bottiglia da litro, è stata tagliata ed ora fa parte di gruppo di scaglie di PET che verrà sottoposto al lavaggio accurato in numerosi macchinari. Dopo il risciacquo finale e la centrifuga, le scaglie di PET vengono ancora una volta macinate riducendole in parti ancora più piccole (8mm) prendendo il nome di ‘Flakes di PET’. Dopo altri piccoli trattamenti di depurazione da polvere, i ‘flakes’ vengono esaminati in laboratorio subendo dei controlli qualitativi.

I prodotti in PET verrebbero in seguito utilizzati dalla Carton Pack come materia prima per la produzione di imballaggi per alimenti.

Contrariamente a quella che potrebbe tranquillamente essere l’opinione comune. Nel processo di riutilizzo di plastica non c’è combustione, quindi i danni ambientali sembrerebbero ridotti al minimo se non quasi azzerati. Una nuova impresa ecosostenibile.

Naturalmente non tutto può essere riciclato, abbiamo visto come nel processo di riutilizzo del PET avvengono numerose discriminazioni e selezioni dei prodotti utili a discapito di materiali inutilizzabili. Non tutto può essere riciclabile, attraverso questo processo appena illustrato,però, la percentuale di materiale non recuperabile viene abbattuta notevolmente. Ma dove finirà questo materiale non riciclabile?

A questo scopo sembra essere utile la collaborazione con Dalena Ecologia di Putignano, che nel piano sociale della Selectika risulta come soggetto di minore importanza.

La Dalena Ecologia è una società nata nel 1996 dedicata al recupero energetico attraverso la trasformazione e rivalorizzazione di rifiuti speciali non pericolosi, naturalmente tutto entro le normativa ecologiche previste.

Il progetto presentato da Selectika e Errepet sembra funzionare perfettamente, porterebbe indubbiamente un forte sostegno economico a Rutigliano oltre al prestigio anche europeo (è uno dei primi impianti del genere in Europa). Tuttavia non bisogna dimenticare, a discapito degli allarmismi più spassionati, che si tratta di un progetto. Un’attività che esiste unicamente su carta e che prevede un iter decisamente lungo (24-36 mesi).   

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