Domenica 19 Novembre 2017
   
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"Il richiamo del sangue": la storia dimenticata del genocidio armeno raccontata al liceo Alpi

incontro lettura liceo

Nuovo appuntamento “a scuola con l’autore ed il libro”. Iniziativa del Liceo Scientifico Statale “Ilaria Alpi” di Rutigliano, con la preziosissima collaborazione di Libreria Odusia. L’appuntamento del 20 maggio prevede la partecipazione del prof. Cosma Cafueri maneggiare il romanzo di Kegham Jamil Boloyan, “Il richiamo del sangue”, approfondendo insieme ai liceali l’argomento del “genocidio armeno”. Il prof. Cosma Cafueri è un giornalista, da sempre appassionato ed esperto in materia di culture dell’est, presidente del centro “Studi Harand Nazariantz”. Ospite straordinario di questo pomeriggio è il signor Rupen Timurian. Dopo i ringraziamenti da parte della preside Angela Borrelli, la prof. Filomena Gagliardi inaugura il quinto incontro presentando il libro protagonista del meeting dando qualche informazione in proposito. Tratta di una testimonianza diretta di una sopravvissuta dalla tragedia del 1915. Non bisogna mai dimenticare ciò che è successo perché “la storia trova sempre il modo di ripetersi”. Interviene il prof. Ardillo, docente di Storia e Filosofia presso lo stesso liceo: “Risulta molto complicato, a noi docenti, trattare questo argomento, non per negligenza, semplicemente perché le informazioni presenti sui testi sono insufficienti. Alla delicata questione armena viene dedicato solo qualche trafiletto a ridosso del conflitto caucasico. I libri di testo adottati nei licei sono, a mio avviso, un cattivo esempio di pseudo - storiografia”. Le mancanze nei libri di testo non ha però impedito agli studenti di introdurre l’incontro con un piccolo sunto della situazione armena. Ricavando informazioni preziosissime dal web o da fonti come History Channel, rielaborando tutto in diapositive, gli studenti hanno raccontato minuziosamente la tragedia, di come il partito nazionalista turco abbia preso di mira il popolo armeno, cattolico e perfettamente omologato con il resto degli abitanti anatolici, e sia stato deportato e sterminato nel 1915. L’accaduto del primo ‘900 in realtà, illustrano le diapositive create degli alunni, è solo l’apice delle barbarie turche, in atto già in svariati episodi precedenti nel1890. Il popolo armeno era in realtà una comunità ‘senza stato’. La loro identità nazionale e la coesione patriottica è dovuta unicamente grazie alla coesione linguistica e religiosa, vivendo in comunione con l’ormai ex Impero Ottomano. Si tratta di una diaspora. Una dispersione del popolo e della cultura armena in tutto il globo. Così riassume le conseguenze del genocidio, il prof. Cafueri, supplente del professor Boloyan (assente per motivi legati alla sua salute). Il presidente del centro studi Nazariantz scioglie con una metafora la dimostrazione dell’influenza armena nella civiltà pugliese moderna: “Gli armeni sono come quei vestiti che si tengono addosso per così tanto tempo che, dopo un po’, non ci si rende più conto di indossarli”. Bari, infatti, conta numerose presenze di comunità armene fuggite dal’eccidio in quanto la zona della provincia pugliese è stata per anni periferia dell’Impero Ottomano. Gli Armeni sono indoeuropei, appartenenti al ceppo degli iraniani. “Molti di voi presenti hanno con tutta probabilità geni armeni. La concentrazione maggiore di questa etnia sul territorio pugliese è stata verificata a ridosso di Via Amendola in Bari. Il cognome ‘Armenise’ ad esempio, porta con sé la propria provenienza.” Stiamo parlando di una realtà che non è così distante come può sembrare. ‘Nor Arax’ è il nome del primo raduno di armeni nella zona barese fondato nel 1924. Accompagna il prof. Cafuera, l’anziano Rupèn Timourian, figlio dell’armeno Diran Timouran, sopravvissuto al genocidio. Grazie a lui abbiamo una fonte più che attendibile riguardo agli spazi dedicati alla popolazione esule armena: “a 10 Km circa da Rutigliano, verso la SS 100, dove ora sorge l’industria ‘Saicaf’. Era lì che giocavo da bambino”. Quella del signor Timouran è la testimonianza più vicina a noi ancora in vita (“ancora per poco” come ironizza lui stesso). Rupèn è il figlio dell’armeno che per primo riuscì ad inserirsi con successo nella comunità barese. Gli armeni sono abili tessitori per loro lunga tradizione. “Se un giorno, nei vostri viaggi, incontrerete mai un tappeto ottenuto con tessuti intrecciati, sappiate che quel tappeto è stato prodotto da mani armene” sono infatti loro i detentori di questa particolarissima arte.

Una questione molto attuale, l’ago della bilancia che segnerebbe l’ingresso nell’ Unione Europea della Turchia è: l’ammissione del genocidio per mano turca. Questa non è una tematica scontata. Un dilagante negazionismo sembra occultare la reale versione dei fatti, i veri mandanti della strage, ogni testimonianza o versione di intellettuali turchi prontamente messi a tacere. Una condizione obbligatoria imposta dall’Unione Europea, prima di accogliere i turchi come fratelli è infatti una ammissione di colpa. Confessioni che tardano ad arrivare. Rancori che si tramandano da generazioni legano i turchi e gli armeni. L’opinione di quest’ultima parte prende forma nella voce di Rupèn Timourian: “Non provo nessun odio verso i turchi! Non riesco ancora ad odiare nessuno e questo è dovuto dalla sofferenza che il mio popolo ha dentro. Quando si soffre profondamente, l’unica cosa che serve, l’unica cosa che rimane è l’amore”. L’argomento della diaspora armena non può essere affrontata senza citare la personalità più eminente in materia. Il poeta candidato al Nobel nel 1953 (poi vinto da Winston Churchill), Hrand Nazariantz.  L’autore è stato introdotto con la lettura di due liriche dell’intellettuale naturalizzato italiano. Leggono agli studenti la professoressa Filomena Gagliardi e la professoressa Anna Falcetta. Nazariantz è stato il primo poeta allofono (la sua lingua madre non è la stessa con cui scrive) mai esistito nella storia della letteratura italiana.

Condannato a morte in contumacia dal governo turco per aver sensibilizzato alla tematica armena il proprio popolo, nel 1913 Nazariantz si trasferì a Bari, probabilmente perché è stato il luogo di nascita di sua moglie, Maddalena De Cosmis, una ballerina di Casamassima, o forse perché Bari ha da sempre rappresentato il confine tra Oriente ed Occidente. Qui viene accolto di buon grado tra gli intellettuali autoctoni, in quanto dotato di una enorme cultura letteraria nonché un superbo poliglotta. Tra le amicizie strette da Nazariantz troviamo anche il fondatore del futurismo, Filippo Tommaso Marinetti, la cui unica apparizione al Teatro Petruzzelli a Bari è dovuta al forte sodalizio con l’intellettuale armeno. Con Rutigliano soprattutto, il legame con Nazariantz è molto forte. L’amicizia stretta con il nostro intellettuale antifascista, Alfredo Violante ha dato vita ad una sua meravigliosa ed accorata prefazione spedita dal fronte italiano (in cui si trovava Violante) in risposta ad una richiesta dell’armeno. Una volta morto Violante, lo stesso Nazariantz ha dato annuncio della scomparsa nel necrologio commemorativo emesso da Radio Bari con uno struggente discorso. L’incontro è stato allietato dal complesso ‘di casa’ formato dagli studenti del Liceo Scientifico ‘Ilaria Alpi’: Maria Luigia Cappelli (voce), Gianvito Difino (fagotto), Antonio Uva (basso), Marco Anelli (chitarra elettrica), Antonio Orlando (chitarra elettrica), Grazia Anelli (chitarra elettrica). Come saluto finale il prof. Cafueri ci fa notare: “La Puglia non è niente se guarda a nord, la Puglia diventa una grande realtà se guarda ad est”. L’incontro di oggi ha avuto il compito nonché il dovere di perpetuare la memoria dei 1.500.000 armeni trucidati in questa tragedia. Abbiamo il dovere di tenere sempre a mente questi momenti bui della storia umana perché, dati gli ultimi avvenimenti di questi giorni in Ungheria, dove l’estrema destra cerca di riaprire delle liste per il censimento degli ebrei: “la follia è sempre dietro l’angolo”. 

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