Giovedì 15 Novembre 2018
   
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Lettera aperta ai candidati di Rutigliano

Don Pasquale Pirulli

Caro amico, prima di tutto formulo un augurio di successo per la tua discesa in campo per le imminenti elezioni amministrative comunali di Rutigliano o europee.

            Come cittadino elettore desidererei da te l’assicurazione che questa tua decisione sia stata del tutto libera e non motivata dal consiglio di qualche esperto di fitness o di uno psicoterapeuta (alias strizzacervelli); perché il primo ti avrebbe consigliato l’attività politica come alternativa al footing mattutino per mantenere una linea accettabile nella sfilata estiva e il secondo te l’avrebbe imposta come terapia nel processo di autostima.

            Sommessamente ti suggerisco di rispondere a una piccola domanda che ogni candidato alle elezioni si dovrebbe porre prima di firmare la sua scheda : “Cosa posso fare per gli altri?” mettendo in gioco, cioè a servizio della comunità (la greca polis), le proprie competenze professionali. Quindi la politica si oppone decisamente ad ogni forma larvata o esplicita di egoismo, e ne scaturisce la logica e decisa riprovazione del “bene particolare” (magari quello del principe del signorotto)  tanto caro al politico fiorentino Guicciardini.

            Vorrei sottoporre alla tua considerazione qualche spunto di riflessione sulla sensibilità politica di Gesù di Nazareth, il quale nei confronti di consorterie, sia di potere religioso (sinedrio e sommi sacerdoti, scribi e farisei) sia di potere politico (re Erode Antipa e il governatore della Giudea Ponzio Pilato), mantiene un atteggiamento di grande libertà  che a volte si esprime anche in una critica  abbastanza chiara per chi vuol capire.

Nel contesto culturale del suo tempo i detentori del potere si qualificavano come “pastori del popolo” e Gesù. rivendicando per sé un messianismo niente affatto politico (che sarebbe stato di grande successo popolare ma lo avrebbe esposto alle azioni poliziesche e repressive di Erode e di Ponzio Pilato) si presenta come il “pastore modello  di cui le pecore conoscono la voce e che seguono con fiducia perché egli è pronto a dare la vita per la difesa del suo gregge. Egli nella similitudine del cap. 10 del vangelo di Giovanni rivendica l’autenticità della sua missione dichiarando che bisogna “passare per la porta” e  non scavalcare di soppiatto  e con violenza il recinto dell’ovile, azione che egli attribuisce a quelli che sono venuti prima di lui e sono giudicati “ladri e briganti”. Egli si distingue dal mercenario perché è disposto a servire le pecore del suo gregge e non a servirsi di loro (Gv 10, 1-18).

            Al re Erode, al quale alcuni farisei attribuiscono sentimenti poco benevoli nei confronti di un profeta scomodo: “Esci e parti da qui, perché Erode vuol farti uccidere” o forse  sogna di aggregarlo tra i suoi attivisti Gesù manda un segnale di autentica libertà: “Andate a dire a quella volpe”. (Lc 13, 31-32).

            Purtroppo egli delude le aspettative di un regno politico ancora presenti nei suoi apostoli e lo evidenzia la risposta che egli dà alla premurosa madre Salome la quale intercede per i suoi figli chiedendo che essi seggano uno a destra e l’altro a sinistra nel futuro regno messianico.  Gesù nella risposta li invita ad essere pronti a bere il calice dell’umiliazione e del servizio fino all’offerta della vita e poi rivolgendosi ai dodici espone la sua concezione del potere: “Voi sapete che i capi delle nazioni esercitano la loro signoria su di esse i i grandi sono quelli che fanno sentire su di esse la loro potenza. Non sarà così fra voi; ma chi fra voi vuol diventare grande sarà vostro servo, e chi fra voi vorrà essere al primo posto si farà vostro schiavo, come il Figlio dell’uomo, che non è venuto ad essere servito ma a servire e dare la propria vita in riscatto di molti” (Mt 20, 20-29).

            Messo alle strette, da una domanda cavillosa a proposito del tributo da pagare a Cesare : “Maestro, sappiamo che sei sincero e non ti preoccupi  di nessuno,  poiché non guardi in faccia alle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare. Dobbiamo pagarlo o no?”. Conoscendo la loro malizia e prendendo del tempo per meditare la risposta prima chiede che gli sia mostrato un denaro e poi domanda: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?” Gli rispondono: “Di Cesare” e allora egli detta un principio di equilibrio tra politica e religione: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mc  12, 13-17).

            Mi piace concludere questa breve lettera aperta segnalando la autentica “passione politica” di Gesù (è una espressione forte!) della quale rimane quale testimonianza la sua invettiva contro  gli scribi e i farisei ipocriti, i quali sono guide cieche e sepolcri imbiancati (Mt 23, 13-32) e l’accorato pianto sul destino della città di Gerusalemme: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho tentato di raccogliere i tuoi figli, come la gallina raduna i suoi pulcini  sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco la vostra casa vi sarà lasciata deserta.” (Mt 23, 37-38;Lc 13, 34-35).

Gesù subirà un processo civile da parte del governatore della Giudea Ponzio Pilato, durangte il quale respingerà ogni accusa di sobillazione politica, dichiarerà la sua lealtà anche nel pagare le tasse all’esoso erario di Roma e rivelerà l’autenticità della sua regalità messianica, che era stata acclamata durante l’ingresso trionfale in Gerusalemme, “Il mio regno di questo mondo. Se di questo mondo fosse il mio regno, le mie guardie avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei. Ora, il mio regno non è di qui” (Gv 18, 36). Alla domanda diretta del procuratore: “Dunque tu sei re?” Gesù risponde mantenendosi sulla difesa e proponendo una riflessione quasi filosofica: “Tu dici che io sono re. Io sono nato per questo e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.” Pilato fa spallucce e domanda: “Che cos’è la verità?”. i E alla sollecitudine del governatore “Non vuoi parlarmi? Non sai che ho il potere di liberarti e ho il potere di crocifiggerti?” finalmente Gesù risponde: “Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse dato dall’alto. Perciò colui che mi ha consegnato a te ha un peccato più grande”. Nella risposta Gesù non fa tanto riferimento a Tiberio Cesare che certamente è più in alto del suo emissario in Giudea, ma probabilmente accenna a una missione che i politici hanno per mandato divino.

Purtroppo Gesù sarà mandato alla croce e il delitto segnato nella sua sentenza sarà di carattere politico. “Gesù Nazareno re dei Giudei!”. Non è una primula rossa degli zeloti ma sempre “il pastore modello” che dà la vita per la salvezza del suo gregge. Quanti dei nostri politici sono veri pastori oppure rimangono prezzolati mercenari?.      

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