Domenica 19 Novembre 2017
   
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68 anni di Repubblica: auguri Italia!

Lo spot Rai e Ministero del 2 giugno 2014

Si avvicina un’altra data segnata in rosso sul nostro calendario. Lunedì 2 giugno, festa della Repubblica Italiana. Ricordiamo in questo giorno il 2 giugno 1946, giorno in cui venne aperto il seggio per il referendum istituzionale per esprimere la propria opinione su quale sarà, da quel momento in poi, la forma di governo italiana: monarchia o repubblica?

Un giorno memorabile, il 2 giugno 1946, oltre per ciò che rappresenta per la nazione, da ricordare anche per ciò che rappresenta per i diritti degli italiani. Questo speciale referendum prevedeva il voto di tutta la cittadinanza, cosa che oggi sembra scontata, in realtà solo gli uomini maggiorenni avevano diritto di voto. Il referendum popolare del ‘46 fu il primo caso di voto a suffragio universale, rappresentando così, oltre una svolta nel’espressione del libero pensiero all’interno di una monarchia parlamentare, anche il coronamento del sogno di milioni di suffragette che da anni lottavano per l’emancipazione della donna.

Gli anni del fascismo, come l’esito della seconda grande guerra, hanno creato la risposta inevitabile del cambiamento nato come bisogno e necessità. La presa di forza, la cacciata violenta della casata regia, così come violenta è stata la fine di Benito Mussolini avrebbe rappresentato uno spregevole inizio per il nuovo stato. Quale modo migliore per far nascere una democrazia se non un ‘parto’ costituito da un referendum popolare.

Insieme alla scelta ‘monarchia o repubblica’ gli elettori hanno potuto scegliere (in caso di repubblica) i membri dell’ assemblea costituente, incaricati di creare la nuova Costituzione.

I risultati, aldilà di ciò che si possa pensare, non furono schiaccianti: 12.718.641 voti repubblicani contro i 10.718.502 voti filo-monarchici.

Una repubblica quindi. L’Italia sarà una repubblica democratica. Fondata sul lavoro. In cui ognuno può sentirsi libero. Libero di esprimere la propria opinione. Libero di scrivere ciò che meglio esprime la propria idea. Libero di fare ciò che meglio si crede opportuno, purché non interferisca con la liberà altrui.

Dal 2 giugno 1946 i nostri rappresentanti a Roma non rispondono più alla casata regia dei Savoia, la nostra volontà non potrà avere più limiti dovuti al libero arbitrio di un solo uomo e mai più un solo individuo potrà tenere in pugno una intera nazione.

L’incubo del secondo conflitto mondiale sembra essere svanito, il mondo si è svegliato dal sonno della ragione e sembra volersi riaddormentare in un sogno democratico di pace e fratellanza.

Il nostro territorio, che ha dato asilo momentaneo a molti soldati provenienti da tutto il mondo e la nostra cultura, molto spesso, si è confrontata con quelle di americani, tedeschi, inglesi, francesi, russi o giapponesi. Dal 2 giugno 1946, ogni volta che è necessario, siamo liberi di esprimere il nostro voto, scegliere le idee che in linea maggiore o minore convergono con le nostre. Possiamo scegliere le persone che ci rappresenteranno quando la guerra degli ideali si farà dura nelle istituzioni previste dalla Costituzione. Siamo liberi di esprimere il nostro volere con una crocetta, scegliendo chi dovrebbe proteggerci dalle ingiustizie, chi vive come noi, chi sa cosa vuol dire vivere come in Italia in mezzo alla gente comune. Possiamo scegliere chi ci promette utopie, e dalle utopie è così belle lasciarsi cullare. Possiamo scegliere chi ci offre lavoro, chi ci promette l’abolizione di tasse che cambiano nome, chi ci promette soldi in contanti. Possiamo votare chi vogliamo, o meglio, chi vogliamo tra dei candidati prescelti. Possiamo votare e non è poco.

Possiamo votare perché libertà è partecipazione, oppure perché “io qualcosa la voglio cambiare”, perché “la Democrazia Cristiana forse ha la soluzione” o “Berlinguer, ti voglio bene” o “per me solo pane e socialismo”, perché “sono tutti uguali”. Perché “tutti uguali è vero, ma questo Berlusconi ha quel non so ché di entusiasmante”. Ci sono così tanti colori da scegliere laddove ha regnato solo il nero delle camicie. “io voto Lega Nord perché Roma ladrona!”. “per me allo stadio come nel seggio elettorale Forza Italia”. “il Partito Democratico tutta la vita, anche se non ho capito ancora bene dove vuole andare a parare”. “Comunista io? No di certo! Non mangio bambini!”. “io stavo con Renzi sin dal primo momento, Fassina chi?”. “Eh quando c’era lui i treni arrivavano in orario”. “Signora, la prego voti me per il bene dei suoi figli”. “Siete tutti zombie e ci tagliamo lo stipendio”. “Te per chi voti?” “quello che capita capita, io ho sempre lavorato, lavoro e sempre dovrò lavorare”. “ti riduco l’IMU, 80 euro a persona, 100 euro a bambino, però per il momento non possiamo darveli”. “Posti di lavoro non ce ne sono, però, io sono candidato e tre mesi di lavoro non si negano a nessuno”. “Sono senza benzina” “fatti vedere domattina alle urne”. “ti sei candidato? Anche io sono candidato!”. “il voto è segreto ma se me lo chiedono io ho lasciato scheda bianca”. “io ho votato movimento 5 stelle e la preferenza a Beppe Grillo” “ma Beppe Grillo non è candidato!” “vabbè sempre là stiamo”. “io ho votato a quello che c’era prima, tanto il macchinone se l’è già comprato, gli altri invece devono ancora mangiare”. “se falliamo andiamo tutti a casa!” “No! Se fallite ci risolvete i guai che avete creato!”.

 Possiamo votare liberamente, e non è poco. Il voto è un diritto nonché un dovere morale, per essere realmente una parte integrante della democrazia, per esistere nella realtà scelta dai nostri predecessori che il 2 giugno 1946 ci hanno lasciato l’eredità più grande che si possa ricevere: la Repubblica Italiana e la libertà di cambiarla.

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