Martedì 21 Novembre 2017
   
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Epistolario delle origini - Seconda lettera a Pietro

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In questa seconda lettera preferisco indirizzarmi a te chiamandoti con il nome che Gesù di Nazareth ti ha dato già dal primo incontro a significare la tua missione a servizio del Regno di Dio, quale responsabile della sua Chiesa. La indirizzo a Gerusalemme, la città che diventa il centro degli ultimi avvenimenti della vita del Maestro e la culla della sua comunità, affidata poi alle tue cure pastorali.

            Nella tua prima lettera indirizzata da Roma, città da te qualificata come “la Babilonia”, probabilmente all’indomani del catastrofico incendio della città (19-26 luglio dell’anno 64), programmato dall’imperatore Nerone (54-68), ti qualifichi “apostolo di Gesù Cristo… testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi” (1 Pt  1,1; 5,1).

            Ripercorrendo la tua devota amicizia con Gesù di Nazareth è chiaro che gli sei stato molto vicino nella sua attività itinerante. Sei rimasto dispiaciuto dalla freddezza con cui è stato accolto il suo discorso a Cafarnao sul pane di vita, dopo lo strepitoso miracolo della moltiplicazione dei pani, e dopo la dolorosa constatazione che il discorso era stato duro, alla domanda del Maestro: “Volete andarvene anche voi?” tu hai risposto con convinzione: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e riconosciuto che tu sei il santo di Dio” (Gv 6, 60-71). E hai risollevato il suo morale come uno scroscio d’acqua fresca fa risollevare la corolla di un fiore appassito sotto il sole estivo.

Sei stato al suo fianco nell’ingresso trionfale in Gerusalemme e poi hai reagito con spontaneità al suo gesto di voler lavarti i piedi nella sala al piano superiore  prima della cena pasquale. In un dialogo vivace, ricostruito dal vangelo di Giovanni, prima hai chiesto spiegazioni sul gesto insolito di umiltà e poi hai protestato: “Non mi laverai i piedi. No, mai!” e dopo l’ammonimento a un distacco definitivo dal tuo Gesù hai domandato: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani ed il capo”. Non hai sopportato il suo chiaro accenno al tradimento da parte di uno di voi Dodici e attraverso l’amico Giovanni, molto caro a Gesù, hai chiesto una indicazione precisa per individuare il traditore. Dopo l’uscita di Giuda Iscariota dalla sala, Gesù avvia il discorso sulla sua glorificazione attraverso una via nuova, quella della croce. Tu gli domandi: “Signore, dove vai?” e dinanzi alla risposta di Gesù: “Dove io vado, tu non mi puoi seguire ora; mi seguirai più tardi.” non hai potuto fare a meno di gridare la tua fedeltà: “Signore perché non posso seguirti fin d’ora? Darei la mia vita per te”. Ti arriva una predizione che è una mazzata che ti stordisce: “Darai la mia vita per me? In verità, in verità ti dico: il gallo non canterà prima che tu mi abbia rinnegato tre volte” (Gv 13, 36-38). E poi a darti speranza Gesù aggiunge: “Ma io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede. E tu, quando sarai tornato, conferma i tuoi fratelli”(Lc 22, 32).  

Durante la preghiera nell’orto del Getsemani sei stato vinto dal sonno e hai ricevuto il rimprovero del maestro:”Simone, dormi? Non hai avuto la forza di vegliare una sola ora” (Mc 12, 37) e nel tafferuglio della cattura a nulla è valsa la tua resistenza, quando hai colpito con la tua spada Malco, il servo del gran sacerdote, e Gesù ti ha richiamato: “Metti la tua spada nel fodero. Non dovrò forse bere il calice che il Padre mi ha dato?” (Gv 18, 11)

            Nelle ore notturne quando, alla chetichella, si svolgeva il processo informale contro Gesù, presso la casa del sommo sacerdote Anna, forse tuo cliente per il buon pesce che tu pescavi nel lago di Tiberiade e che gli portavi dalla tua Cafarnao magari insieme ai figli di Zebedeo, sei entrato nel cortile per vedere l’esito della drammatica vicenda. Dinanzi allo sguardo indagatore di una serva e  alle indicazioni dei due servi, di cui uno sottolineava il tuo accento galilaico, non hai trovato altra scappatoia vile che rinnegare di conoscere il tuo maestro. Hai ascoltato il canto del gallo e poi ti ha guardato Gesù che passava e si è voltato verso di te. Hai ricordato la sua parola “Oggi prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. Non hai trovato altra risposta che un pianto amaro di pentimento e di speranza nel suo perdono. (Lc  22, 54-62)

            Forse solo da lontano hai assistito alla drammatica morte in croce del tuo amato maestro e ti sarai commosso quando egli ha perdonato ai suoi crocifissori e ha promesso il suo Regno al ladrone pentito (Lc 23, 42-43). Poi insieme agli altri apostoli e alle donne ti sarai rifugiato nella sala superiore e oppure nella casa di Giovanni Marco, il giovane che aveva voluto rendersi conto di quanto avveniva nell’oscurità del Getsemani ed era sfuggito alla cattura lasciando nelle mani dei soldati il suo lenzuolo (Mc 14, 51-52).

            Dopo il forzato riposto del grande Sabato, hai ricevuto con apprensione dalle donne la notizia del sepolcro trovato vuoto e con Giovanni sei corso a verificare i fatti. Sei entrato per primo e hai notato la posizione dei lini e in modo particolare quella del sudario piegato e messo in un canto. L’amico Giovanni ti ha ricordato la promessa di Gesù che il terzo giorno doveva risorgere. (Gv 20, 1-10) Poi hai incontrato Gesù nel fulgore della Risurrezione e la gioia ha spazzato via tutte le nuvole della tristezza e del dolore. Maria di Magdala ti ha raccontato del suo personale incontro col Risorto e del suo invito a comunicartelo dando un futuro appuntamento in Galilea, magari sulle rive del tuo amato e mai dimenticato lago di Tiberiade (Gv 20, 11-18). In serata sono tornati a Emmaus Cleopa e il suo amico e ti hanno detto che avevano riconosciuto Gesù, che li aveva accompagnati lungo la strada di ben 11 km e che essi avevano riconosciuto soltanto quando aveva spezzato il pane (Lc 24, 13-35).

            Per te non sarà mai facile dimenticare l’incontro sulle rive del lago di Tiberiade. Eri andato a pesca con Tommaso, Natanaele e i due figli di Zebedeo Giovanni e Giacomo e quella notte non avete preso nulla. Gesù. senza farsi riconoscere, dalla riva vi ha gridato qualche cosa di provocatorio: “Ragazzi, non avete qualcosa da mangiare?” e voi avete risposto forse stizziti:”No!” e lo sconosciuto vi ha dato un consiglio: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e ne troverete!”. Tu hai scaricato dalla barca centocinquantatre grossi pesci (non so se erano della specie che adesso chiamano “pesci di San Pietro”) e tutti lo avete riconosciuto come il Signore ed egli vi ha offerto la colazione fatta di pane e di pesce arrostito. Poi egli ti ha chiesto davanti a tutti: “Simone di Giovanni, mi ami più di costoro?” e con sincerità gli hai risposto: “Sì, Signore, tu sai che ti amo!”. Il Risorto ti ha affidato i suoi agnelli: “Pasci i miei agnelli”. Ha ripetuto la domanda e tu hai confermato il tuo amore ed egli ti ha affidato le sue pecore: “Pasci le mie pecore!”. Alla terza domanda ti sei rattristato e hai dato la tua risposta dolorosa e umile: “Signore, tu sai tutto, tu conosci che ti amo”. La risposta  di Gesù ti ha aperto la strada del futuro doloroso e glorioso: “Pasci le mie pecore. In verità, in verità ti dico: quand’eri giovane, ti annodavi da te la cintura e andavi dove volevi. Ma quando sarai vecchio, stenderai  le mani e un altro ti annoderà la cintura e ti condurrà dove tu non vuoi.” (Gv 21, 1-18). Queste parole le ricorderai quando, dopo il tentativo di salvezza offerto a te dai cristiani di Roma riassunto nell’episodio ricordato dalla chiesetta “Quo vadis?”,  il 13 ottobre 64 sarai condotto dal carcere Mamertino al circo di Nerone nella zona del Vaticano e nel circo di Caligola-Nerone stenderai le braccia sulla croce.

            Dopo l’Ascensione del Risorto alla destra del Padre ti sei ritrovato guida dei suoi discepoli. Come primo atto hai provveduto a dare un sostituto al disgraziato Giuda che aveva concluso la sua vita con la tragica decisione del suicidio. Insieme alla Madre di Gesù hai vissuto l’esaltante esperienza della Pentecoste in cui lo Spirito di Gesù ha dato intelligenza e conforto alla vostra testimonianza. E tu, povero e tremebondo pescatore della Galilea, hai affrontato la folla cosmopolita di Gerusalemme e, respingendo l’accusa di una vostra esaltazione di mente a causa del vino, hai dato il primo annuncio del messaggio evangelico: la predicazione del regno di Dio, confermata dai miracoli; la passione e la morte in croce, seguita dall’evento della Risurrezione: “Questo è quel Gesù che Dio ha risuscitato, e noi tutti ne siamo i testimoni. Egli è stato dunque esaltato dalla destra di Dio, ha ricevuto dal Padre il dono dello Spirito Santo, come voi ora vedete e ascoltate…. Sappia dunque con certezza la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo questo Gesù che voi avete crocifisso”. Poi hai rivolto il tuo accorato invito: Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per ottenere il perdono dei vostri peccati; e riceverete il dono del Santo Spirito…”(At 2, 32-39)

            Pian piano nella città di Gerusalemme si diffonde la notizia delle tue doti taumaturgiche e ti vengono presentati gli ammalati e alcuni sperano che anche la tua ombra sia apportatrice di salvezza. Avevi l’abitudine di recarti con Giovanni ogni giorno verso le ore 15 al tempio e incontravi ogni giorno lo zoppo, dell’età di oltre quarant’anni, che chiedeva l’elemosina alla Porta Bella. Egli con speranza vi ha chiesto l’elemosina e tu gli hai comandato di guardarvi e poi gli hai ingiunto:”Argento e oro io non ho, ma quello che possiedo te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” . L’emozione della folla è stata travolgente e tu hai colto l’occasione per richiamare la folla che si assiepava sotto il portico di Salomone: “Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo fatto? Perché guardate verso di noi, come se per nostra forza o per nostra bontà avessimo fatto camminare quest’uomo?... Il Dio di Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato davanti a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo. Voi avete rinnegato il santo e il giusto, avete chiesto che vi fosse fatto grazia di un assassino (Barabba) e avete ucciso l’autore della vita. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti e noi ne siamo testimoni. E’ per aver fede in lui che quest’uomo, che voi vedete e conoscete, è stato risanato in virtù del suo nome. Sì, la fede, che è già suo dono, ha dato a costui, la piena guarigione davanti a tutti voi… A voi per primi Dio, risuscitando il suo servo, lo ha inviato a benedirvi per distogliere ciascuno dalle vostre malvagità” (At £,1-26). Il tuo discorso è stato interrotto dalle autorità del tempio: sacerdoti, il comandante del tempio e i sadducei; e ti sei ritrovato in prigione. Insieme a Giovanni hai passato una notte al fresco e poi siete stati tradotti dinanzi al Sinedrio. Un processo sommario durante il quale tu hai spiegato i fatti accaduti: “Ci si chiede in virtù di chi costui è stato risanato. Sappiatelo tutti  voi e tutto il popolo d’Israele: è nel nome  di Gesù Cristo, il Nazareno, che voi avete crocifisso, ma che Dio ha risuscitato dai morti! E’ in virtù di questo nome che costui se ne sta davanti a voi, perfettamente sano!” (At 4, 8-12). Dinanzi all’evidenza del miracolo e all’entusiasmo della fede verso Gesù i sommi sacerdoti (Anna, Caifa, Giovanni ed Alessandro) vi hanno ingiunto di non parlare più di Gesù e tu con Giovanni avete risposto: “Vi pare giusto davanti a Dio ascoltare voi piuttosto che Dio? Giudicatene voi! Noi infatti non possiamo non parlare di ciò che abbiamo visto e sentito” (At 4, 19-20). La vicenda si è chiusa con il vostro ritorno dai fratelli che si sono uniti alla preghiera. Avete ripercorso la congiura di Erode, di Pilato e delle autorità contro Gesù Cristo e avete chiesto: “Da’ ai tuoi servi di proclamare con piena coraggio la tua parola, stendendo la tua mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù”. La risposta è stata di piena consolazione: “Mentre pregavano, il luogo in cui erano radunati si scosse, furono riempiti tutti di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con pieno coraggio.” (At 4, 24-31).

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