Martedì 21 Novembre 2017
   
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'Così ho sconfitto l'anoressia': la testimonianza di una ragazza ventunenne

immagine di repertorio.

“Non avrei mai pensato che ciò mi avrebbe portato a tanto. Non avrei mai pensato che un giorno questo mio voler perdere i chili di troppo mi avrebbe condannato a questa subdola malattia, impedendomi anche di chiamarla col suo vero nome senza che questo mi porti una sofferenza impagabile”. Chiara, nome di fantasia, ha da poco compiuto 21 anni e la malattia che non riesce a pronunciare si chiama anoressia. Quando ci ha ospitato a casa sua credevamo di incontrare una ragazza che stesse attraversando un momento particolarmente difficile della sua adolescenza: “Non voglio che la mia storia venga letta come un messaggio di disperazione. Io riconosco che questa ambizione di voler apparire a tutti i costi magre è comune a tutte noi ragazze. Guardiamo le top model e vogliamo raggiungere quel prototipo di donna. Crediamo che la perfezione sia sinonimo di magrezza ma non è così e purtroppo l’ho dovuto capire a mie spese”. Oggi Chiara è una ragazza felice, allegra e spensierata. Ha lottato con questa malattia per ben due anni: “Altre ragazze impiegano molti anni prima di riscegliarsi da questo incubo”. A lei abbiamo rivolto qualche domanda.

Perché ha deciso di raccontarci la sua storia?

Si avvicina la bella stagione e l’unica nostra preoccupazione è quella di apparire in forma, di fare la nostra bella figura in spiaggia. Nessuno, uomo o donna che sia, farebbe mai un complimento ad una donna qualora il suo bikini non riuscisse a contenere la “ciccia” di troppo.

È incominciato così il suo cammino verso l’anoressia?

Non esattamente. Non sono mai stata magra ma neanche troppo grassa. Indossavo la mia comoda taglia 46, senza sentirmi fuori posto. Mi piacevano le mie forme. Poi non so cosa sia successo di preciso: volevo perdere pochi chili, volevo essere un po’ più “asciutta”, ma la situazione mi è sfuggita di mano.

Cosa intende con “la situazione mi è sfuggita di mano”?

Dopo la maturità, insieme ad altri mie compagni di liceo, avevamo organizzato la vacanza al mare. Amavo le mie forme ma volevo essere “bella”. Così decisi di perdere giusto qualche chilo. Ma una volta raggiunto l’obiettivo, ne volevo perdere altri e altri ancora, fino ad arrivare al punto di non ritorno.

Le è stato accanto qualcuno?

Si, per fortuna la mia famiglia ha subito notato il mio eccessivo dimagrimento ma soprattutto deperimento: non ridevo più, non dormivo più, non mangiavo più. Era diventata una ossessione controllare il mio peso corporeo. Passavo ore e ore alla specchio per controllare che tutto fosse perfetto. Spingevo in avanti il petto, come se volessi aprire lo sterno e contavo le ossa che la mia sottile pelle lasciava intravedere.

Com’è adesso il suo rapporto con il cibo?

Insomma. Questa malattia ti lascia alcuni strascichi, bisogna soltanto essere più forti di lei. Tutto sommato posso ritenermi fortunata, la mia famiglia ha subito notato i miei comportamenti strani e ha subito cercato di farmi ragionare senza aggredirmi.

Cosa direbbe a tutte quelle ragazze che si riconoscono nella sua storia?

Di non sentirsi inferiori perché a volte l’anoressia ti porta a farti sentire non all’altezza. Ma soprattutto di esternare la sofferenza che si porta dentro perché da sole è difficile uscirne.

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