Domenica 19 Novembre 2017
   
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Agromafie e falso Made in Italy: anche Rutigliano alla convention meridionale Coldiretti

coldiretti convention napoli

Seconda tappa tutta meridionale per quello che molti hanno definito come il “Coldiretti tour”. Dopo l’incontro territoriale delle regioni del Nord Italia tenutosi a Milano lo scorso 22 maggio, la Coldiretti fa tappa a Napoli al Palapartenope, dove il 28 maggio si sono radunati i soci di Puglia, Calabria, Basilica e  Molise per discutere di politiche agrarie e agroalimentari nell’ottica di una maggiore attenzione verso il Made in Italy e la promozione del prodotto italiano. A condurre il convegno e moderare gli interventi la giornalista Luisella Costamagna, che durante la giornata di lavoro ha accolto sul palco il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, il presidente nazionale Coldiretti Roberto Moncalvo, il presidente del gruppo Barilla Giudo Barilla, il direttore generale Iper Stefano Albertazzi, il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti e il procuratore Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare. Circa 10mila gli agricoltori e i soci Coldiretti che si sono riversati nella capitale partenopea in occasione della convention sui temi più scottanti di questo periodo: il futuro dell’agroalimentare, che in Italia rappresenta il settore con maggiore potenziale, imprescindibilmente legato al turismo, che a livello nazionale rappresenta uno dei motori trainanti dell’economia. A minare questo quadro teoricamente perfetto, l’aumento vertiginoso del falso made in Italy, della contraffazione e delle frodi alimentari, che dal 2007 al 2013 sono aumentate del 248%. Questo fa sì che nelle case degli italiani entrino sempre più prodotti di origine straniera, non controllata e non certificata, che sfondano le barriere della legalità e che danneggiano la vera produzione agricola italiana. Basti pensare alle indagini su alcuni prodotti quali la mozzarella di bufala campana o la passata di pomodoro made in China, o peggio ancora l’olio d’oliva che è frutto della mescolanza con l’olio di semi, spacciato per italiano e in realtà soltanto ‘deodorato’. Forme, queste, di una concorrenza sleale e altamente minacciosa, che contribuiscono ad impoverire il nostro territorio e la nostra economia, oltre che a gravare sulla salute dei consumatori, le uniche vere vittime di un mercato illegale che cerca di sfuggire alla sicurezza alimentare con mezzi e strumenti privi di ogni logica. Puntare su una filiera in grado di facilitare la chiarificazione delle provenienze agroalimentari, mirare alla difesa e alla tutela del territorio, avere come obiettivi la promozione e la valorizzazione delle eccellenze alimentari di cui l’Italia si fa portatrice nel mondo, queste le parole d’ordine delle nuove politiche agroalimentari, ma anche alcune delle regole intraprese dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. La Fondazione, nata con la consapevolezza dei rischi che il Made in Italy sta affrontando giorno dopo giorno, si propone di salvaguardare i caratteri identitari, le peculiarità di un territorio che altrimenti verrebbe sacrificato all’illegalità dilagante, le unicità di un’agricoltura che si sviluppa in termini di biodiversità e cultura della trasformazione degli stessi beni agricoli. Al tavolo della convention della Coldiretti, queste ed altre iniziative per riprendere i valori del km 0, tutelare il territorio e impedire la cultura dell’illegalità: la Campagna Amica, la campagna di promozione FAI ma anche i dibattiti, gli scambi e il ruolo del governo, che qualche giorno fa ha finalmente varato le regole delle nuove PAC 2014-2020. A partecipare alla convention partenopea, anche un nutrito gruppo della Coldiretti di Rutigliano, capeggiati dai responsabili di zona Silvana Carenza e Vito Colapietro, assieme ai tanti soci, soprattutto giovani, che ogni giorno contribuiscono a diffondere la cultura dell’agricoltura, quella di chi ama l’Italia.

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