Sabato 18 Novembre 2017
   
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Sulla strada di Ilaria Alpi: il ricordo al liceo di Rutigliano a vent'anni dalla scomparsa della giornalista

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Sono passati vent'anni da quel fatidico 20 marzo 1994, giorno in cui la giornalista Ilaria Alpi,  insieme al fotoreporter Miran Hrovatin, fu assassinata a Mogadiscio in Somalia. I due erano stati inviati da Rai Tre, per seguire da vicino la guerra civile che dilaniava tutta la nazione. All'epoca,  infatti, il governo repressivo del dittatore Siad Barrè aveva dato vita a movimenti rivoluzionari che ebbero così grande risonanza da richiamare l'esercito delle Nazione Unite in missione di pace. Tuttavia dal 1991, anno dello scoppio della guerra civile, sino ad oggi la Somalia risente ancora di un' instabilità politica e di una situazione delicata.

Il caso Alpi è tuttora avvolto nel mistero fatto di ipotesi e di indizi. Diffusa è la tesi secondo cui l'attentato che ha colpito la giornalista italiana e il fotoreporter, non sia frutto del caso poiché la Alpi e Hrovatin avevano scoperto segreti di Stato riguardanti l'invio in Somalia da parte dell'Italia di rifiuti tossici e radioattivi e di traffici di armi, che avevano reso Ilaria Alpi un persona scomoda che assolutamente doveva essere messa a tacere. Fu così che la giovane giornalista, allora 33enne, e il suo cameraman furono trucidati a colpi di fucile i cui proiettili colpirono il capo di Ilaria consegnandola alla morte. Le ore successive alla morte ebbero un eco grandissimo in Italia dove ogni emittente televisiva tenne l'edizione straordinaria del TG. Il lavoro di Ilaria Alpi, una giovane e talentuosa giornalista, è rimasto nella coscienza di tutti gli italiani, non a caso le è stato dedicato il concorso di reportage e giornalismo d'inchiesta intitolato appunto "Ilaria Alpi" che ha come ideatore Francesco Cavalli. Quest'ultimo, in occasione del anniversario ventennale della morte di Ilaria Alpi,  è stato invitato a presentare il suo romanzo "Sulla strada di Ilaria" al Liceo Scientifico di Rutigliano,  il quale in occasione della sua autonomia fu intitolato appunto “Liceo Scientifico Ilaria Alpi”.

La presentazione del romanzo è stato preceduto dalla lettura da parte dei ragazzi liceali di brani tratti dal libro e non, alternando spazi musicali che hanno visto la performance della canzone "Chi ha ucciso Ilaria Alpi?" e "Il mio pensiero" di Luciano Ligabue.

Francesco Cavalli ha ripercorso tutta la vicenda Alpi racchiudendola in un libro romanzato che procede a tappe, le tappe più importanti che Ilaria Alpi ha percorso sino alla sua morte.

L'autore del libro dice di non aver mai conosciuto Ilaria, ma dal libro traspare una profonda conoscenza del lavoro che la giornalista aveva compiuto e del suo aspetto umano. Tutto questo grazie ai genitori di Ilaria ovvero Giorgio e Luciana Alpi (ai quali è stato dedicato il romanzo) che come dice Cavalli, "hanno fatto una scelta di vita, cioè quella di ereditare ciò che Ilaria aveva fatto e quello che stava facendo". Essi infatti, dopo il 20 marzo 1994, hanno ripercorso le tracce di Ilaria,  riletto e analizzato tutti i taccuini dove la giornalista appuntava ciò che vedeva ed è proprio da questi appunti che si è giunti a dire che la morte di Ilaria Alpi e Hrovatin non fosse casuale. Un esempio è il fatto che tra le tappe prestabilite, come si evince da un taccuino di Ilaria, Mogadiscio era presente sin dall'inizio quindi pensare che la donna fosse lì per caso o soltanto di passaggio, è una menzogna che solo negli appunti della Alpi può trovare conferma.

Francesco Cavalli ha raggiunto inoltre, insieme a dei suoi colleghi, tutti i posti dove la Alpi aveva deciso di recarsi cercando tracce e indizi che dessero credito a quello che Ilaria aveva scoperto infatti Cavalli dice "ho voluto immedesimarmi nella persona di Ilaria per vedere ciò che lei aveva visto" andando a "caccia" di rifiuti tossici trovando moltissimi riscontri e sicuro soprattutto di aver visto una Somalia uguale a quella che Ilaria Alpi aveva trovato. L'autore del libro rivela inoltre che nella prima stesura del libro il titolo che aveva dato ad esso era "Italia - Somalia" creando un gioco grafico in cui le desinenze uguali delle due parole (itALIA e somALIA) rappresentavano la fusione delle due radici diverse perché convinto che dalla fine dell'800 ad oggi le due nazioni siano molto più vicine di quanto possa sembrare.

Infine il messaggio che Francesco Cavalli lascia è quello che ha appreso da Roberto Saviano cioè quello di "essere bravi", mettere a disposizione i proprio talenti perché sono proprio questi che mettono paura al potere; Ilaria Alpi è questo che insegna, indipendentemente dalla morte che crea una sorta di mistero intorno a lei, ma la cosa che deve restare è la bravura!

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