Domenica 19 Novembre 2017
   
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Epistolario delle origini - Terza lettera a Pietro apostolo

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Questa terza lettera a te indirizzata ti qualifica come APOSTOLO, sottolineando la tua vocazione originaria di testimone della resurrezione di Gesù e di guida della chiesa madre di Gerusalemme.

            Beh, non era facile per voi, seguaci di Gesù di Nazareth crocifisso e risorto della prima ora, affrontare le difficoltà derivanti da un ambiente ostile ma dovevate superare anche difficoltà interne alla comunità, così come sappiamo dall’episodio di Anania e Saffira. Questi due coniugi si presentavano bene ma non sono stati del tutto sinceri nel vivere l’autentico spirito di generosità nei confronti degli altri membri della comunità. A fronte della generosità di Giuseppe Barnaba che offre tutto il ricavato della vendita del suo campo (At 4, 36-37), i due si mettono d’accordo per la fare la cresta sulla somma della vendita del loro podere. Tu Pietro prima hai affrontato l’untuoso Anania e gli hai rinfacciato la sua doppiezza, perché suggestionato da Satana aveva cercato “d’ingannare lo Spirito Santo” trattenendo parte del prezzo del campo e l’hai rimproverato: “Come mai hai potuto pensare in cuor tuo a un’azione smile? Non hai mentito a uomini, ma a Dio”. Egli è caduto fulminato ai tuoi piedi. Mentre si provvedeva al suo funerale, ti si è presentata la moglie Saffira, la quale ha confermato l’azione fraudolenta progettata insieme al marito. Tu l’hai affrontata con decisione e l’hai rimproverata: “Perché vi siete acc0ordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco alla porta i passi di coloro che hanno sepolto tuo marito; porteranno via anche te!”. Un giudizio terribile e immediato che incute spavento nei presenti e negli altri che ne vengono a conoscenza (At 5, 1-11).    

            Con equilibrio pastorale hai provveduto subito ad organizzare l’attività caritativa della comunità istituendo i sette diaconi per il servizio delle mense e hai riservato  a voi Dodici “il compito della preghiera e il ministero della parola” (At 6, 1-7).

Certamente la serenità e la sicurezza della comunità di Gerusalemme nell’anno  34 d. C. è stata drammaticamente scossa dalla vicenda del diacono Stefano. Egli si era distinto nella opera di evangelizzazione parlando di Gesù e ha affrontato la reazione della sinagoga dei liberti. Le accuse contro di lui erano vere calunnie: “Lo abbiano infatti udito costui mentre pronunciava parole blasfeme contro Mosè e contro Dio” e poi ancora: “Quest’uomo non la smette di dire parole offensive contro questo luogo santo e contro la legge. Lo abbiamo inteso infatti dire che quel Gesù Nazareno distruggerà questo luogo e cambierà le leggi che ci ha tramandato Mosè”. Ancora una volta viene alla ribalta il sommo sacerdote Caifa che nel sinedrio gli chiede spiegazioni e Stefano ripercorre nella sua difesa la storia delle promesse di salvezza che Dio aveva dato al popolo ebraico e che realizza per mezzo di Gesù che è stato rifiutato: “Hanno ucciso quelli che annunciavano la venuta del Giusto, di cui voi site stati traditori ed assassini; voi che avete ricevuto al legge per ministero di angeli e non l’avete osservata!”.  La reazione è quanto mai violentissima alla confessione di Stefano della divinità di Gesù: “Ecco, vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta in piedi alla destra di Dio”. Viene trascinato fuori della porta della città e una gragnola di pietre spegne la  preghiera del primo martire: “Signore Gesù, accogli il mio spirito. Signore non imputare loro questo peccato!” (At 7, 1-60). E più tardi anche Saulo, diventato Paolo “apostolo delle genti”, ti confermerà non la sua partecipazione alla lapidazione di Stefano ma anche la sua responsabilità nella prima persecuzione contro la Chiesa: “entrava  nelle case; trascinava fuori uomini e donne e li faceva mettere in prigione” (At 8, 1-3) La persecuzione mette la Chiesa sulle strade del mondo e tu ti confronti con Simon mago proprio nella regione della Samaria dove ti sei recato con Giovanni. Un bel tipo costui che pretende di fare miracoli e vuole acquistare da te il dono dello Spirito Santo. Spudoratamente ti offre del denaro e chiede a te e a Giovanni: “Date anche a me questo potere, cosicché colui a cui imporrò le mani possa ricevere lo Spirito Santo”. E tu con sdegno hai rifiutato: “Alla malora tu e il tuo denaro, poiché hai creduto che si potesse comperare col denaro il dono  di Dio. Non vi è parte alcuna per te in tutto ciò… Pentiti dunque di questa tua malvagità e prega il Signore che ti voglia perdonare  questa intenzione del tuo cuore, Infatti vedo che tu ti trovi immerso in fiele amaro e avvolto in legami di iniquità”. Il disgraziato mago imbroglione ha il pudore di rivolgervi una sua richiesta ultima: “Pregate voi per me il Signore, perché non mi capiti nulla di ciò che avete detto.” (At 8, 14-25). Da questo episodio prende nome il vizio della “simonia” che ha afflitto nei secoli la Chiesa: la ricorrente tentazione di fare commercio dei doni santi dello Spirito!

Dopo qualche anno a Gerusalemme hai ricevuto un gradita sorpresa: E’ venuto a trovarti Saulo, che dopo aver incontrato sulla via di Damasco il Risorto, nell’anno 35/36 ha chiesto di essere battezzato e ti è stato presentato da Barnaba. Dotato di una grande intelligenza e approfondita conoscenza delle antiche scritture egli si confrontava con gli ellenisti. Il rischio di una sua eliminazione consiglia di farlo partire per Cesarea marittima e poi il suo ritorno momentaneo nella nativa città di Tarso.

Tu vai a Lidda e qui guarisci il paralitico Enea che da otto anni era confinato sul suo letto e gli dici: “Enea, Gesù Cristo ti guarisce: sorgi e rifatti da solo il tuo letto!” (At 9, 32-35) . Quindi raggiungi la città di Giaffa, che diventa la tua residenza abituale. Ancora un segno della potenza di Gesù Cristo tu compi in favore di Tabità (Gazzella) che avevi conosciuto a Lidda. I discepoli ti hanno sollecitato: “Non tardare a venire fino a noi” informandoti della grave malattia di Tabità. Sei andato e dinanzi al freddo cadavere di Tabità ti sei raccolto in preghiera e poi hai comandato: “Tabità, alzati!” le hai dato la mano e l’hai restituita alla vita. Lei si è alzata e si è posta a sedere e tu l’hai presentata ai membri della comunità (At 9. 36-41).

Non puoi dimenticare che il conciatore di pelli Simone ti ha offerto la sua ospitalità. Proprio dalla casa di Simone sei partito un giorno per raggiungere a Cesarea la casa del centurione della coorte Italica. In preghiera sul tetto della casa di Simone hai avuto la strana visione della grande tovaglia che ti è stata presentata: conteneva ogni sorta di quadrupedi, rettili della erra e volatili; accompagnata dall’invito: “Orsù, Pietro, uccidi e mangia!”. Quante domande su quella visione e poi la visita di tre uomini che ti invitano: “Il centurione Cornelio, uomo retto e timorato di Dio, che gode di ottima fama presso tutto il popolo dei Giudei, ha ricevuto per mezzo di un angelo santo l’ordine  di farti venire nella sua casa e di ascoltare ciò che tu gli dirai.” (At 10, 1-22). Il giorno dopo sei partito per Cesarea, dove hai tenuto una essenziale catechesi: “ In verità mi rendo conto che Dio non fa differenza di persone, ma in ogni nazione colui che lo teme e pratica la giustizia è accetto a lui… Voi sapete quanto è avvenuto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni. Dio ha consacrato in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth, che passò facendo del bene e sanando tutto quelli che erano sotto il potere del diavolo, poiché Dio era con lui. Noi siamo testimoni di tutto ciò che egli ha fatto nel paese dei Giudei e in Gerusalemme. Questi è colui che hanno ucciso appendendolo a un legno. Ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno, ha voluto che si manifestasse non a tutto il popolo, ma a testimoni da Dio prescelti, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.” (At 10,34-41) La discesa dello Spirito Santo su tutti i presenti ha dato conferma al tuo annuncio. Quando sei tornato a Gerusalemme hai dovuto giustificare la tua condotta nei confronti del centurione Cornelio: “Mentre io cominciavo a parlare, lo Spirito Santo scese su di loro, come era sceso su di noi all’inizio. Mi ricordai della parola del Signore quando disse: “ Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato ad essi lo stesso dono che ha dato anche a noi, che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (At 11,1-17).

Nell’anno 44 d. C. il re Erode Agrippa, nipote del re Erode il Grande, scatena la sua persecuzione verso la comunità cristiana di Gerusalemme e fa uccidere di spada Giacomo il maggiore, il fratello di Giovanni, che era stato con te fin dagli inizi. E con il quale avevi condiviso l’esperienza del Tabor e la preghiera del maestro nell’orto degli ulivi! Nel periodo degli Azzimi sei stato arrestato e il processo si doveva tenere subito dopo la Pasqua. La notte che prevedeva il processo, mentre eri legato a due soldati nella prigione, un angelo ti ha liberato e ti detto: “Alzati, presto!” e poi ti ha suggerito quello che dovevi fare: “Mettiti la cintura e legato i sandali… Avvolgiti nel mantello e seguimi”. Appena ti sei reso conto della riacquistata libertà hai detto: “Ora capisco davvero che il Signore ha mandato il suo angelo a i mia liberato dalla mano di Erode e ha reso vana l’attesa del popolo dei Giudei”. Ti sei diretto alla casa di Maria, la madre del tuo discepolo e collaboratore Giovanni Marco, dove erano radunati molti cristiani in preghiera. La serva Rode ti ha riconosciuto alla voce  ma ha avuto difficoltà a farsi credere che alla porta c’eri proprio. Hai preso le precauzioni per sfuggire alle successive ricerche da parte di Erode il quale ha fatto giustiziare le povere guardie, dalle cui mani l’angelo ti aveva liberato.

La chiesa delle origini ha dovuto superare i pregiudizi derivanti dal giudaismo e risolvere con equilibrio la questione della circoncisione, la pratica rituale ebraica che ancora permaneva, perché ritenuta condizione necessaria per la salvezza forse ancor prima del battesimo cristiano. Nell’anno 49 d. C. hai ritenuto opportuno, insieme alle altre colonne della Chiesa Giacomo di Alfeo e Giovanni, convocare il primo concilio della storia cristiana. C’è stata la presa di coscienza di una situazione delicata che poteva causare la divisione della comunità tra giudeo-cristiani e cristiani che provenivano dall’ambiente pagano; c’è stato il tuo discorso di mediazione, l’intervento di Giacomo e poi la redazione della lettera conciliare. Paolo insieme a Barnaba hanno difeso la loro posizione con entusiasmo e più tardi lo stesso Paolo ti ha affrontato ad Antiochia e ti ha rimproverato di un comportamento equivoco che poteva ingenerare disorientamento in tutti i cristiani. Lo stesso Paolo scriverà che ti ha resistito a “muso duro” e alla fine siete venuti ad un accordo. Uno verso i pagani e l’altro verso i giudeo cristiani, non dimenticando che tu per primo eri andato a casa del centurione pagano Cornelio a Cesarea Marittima.

Finalmente  hai deciso di spostarti da Antiochia e di fare centro della tua attività la capitale dell’impero la città di Roma che tu chiami ironicamente “la nuova Babilonia” e sarai accompagnato dal tuo carissimo figlio Giovanni Marco che con qualche incertezza aveva inizialmente collaborato anche con il dinamico Paolo. Dalla città di Cesare hai indirizzato ai cristiani due tue lettere. Nella prima hai invitato tutti ad essere forti dinanzi alle sofferenze affrontate per la fede, perché coscienti di essere  stirpe eletta, regale sacerdozio e popolo santo. Hai avuto la sensibilità di consigliare ai cristiani di essere cittadini onesti e leali verso le legittime autorità. Nella seconda lettera, alla luce dell’esperienza della trasfigurazione sul monte Tabor e nella coscienza della tua responsabilità pastorale, polemizzi contro i falsi dottori suggestionati da un presunto immediato ritorno del Cristo giudice. Inviti a leggere le Scritture con la sapienza dello Spirito Santo e far tesoro del tempo.   

A Roma hai avuto a cuore anche i cristiani che erano nella casa di Cesare e hai vissuto con trepidazione anche la tragedia dell’incendio della città scoppiato nella notte del 19 luglio 64 e che ha distrutto le case della povera gente nel rione della suburra. Alla fine l’imperatore Nerone, stando alla testimonianza dello storico Tacito nei suoi Annali, ha addossato la colpa dell’incendio ai cristiani qualificati come “nemici del genere umano”. La tradizione vuole che i tuoi fedeli hanno tentato di allontanarti dal pericolo mortale e tu hai preso la fuga ma il Signore ti ha incontrato e tu gli hai chiesto “Domine quo vadis” e il maestro ti ha risposto che andava a Roma a farsi di nuovo crocifiggere. Sei rientrato in città e poi dopo la dura prigione nel carcere Mamertino,.come vuole la tradizione, sei stato condotto contro la tua volontà nel circo neroniano ad Vaticanum e quivi mentre l’imperatore celebrava il decennale del suo regno, il 13 ottobre 64 d. C. sei stato crocifisso. La tradizione ancora precisa che eri con la testa all’ingiù, forse per tua richiesta per non sentirti degno di morire come il tuo maestro Gesù, probabilmente per il capriccio dei tuoi crocifissori. Sei stato sepolto in una tomba terragna nel campo addossata al muro rosso, sul quale la prof. Margherita Guarducci ha letto la scritta in greco “eni o Petros “ (qui c’è Pietro)nello stesso quartiere vaticano; quivi poi è sorta la grandiosa basilica consacrata da Costantino imperatore alla tua memoria. 

Un monumento grandioso per ricordare l’umile pescatore di Bethsaida che sulla spiaggia di Cafarnao aveva detto sì al profeta di Nazareth che lo aveva chiamato Cefa a dire la sua missione di essere testimone e maestro della fede.

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