Domenica 19 Novembre 2017
   
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Memoria e amore, facce della stessa targa: cerimonie e musical per concludere il PON alla Settanni

L'intervento di Roberto Riccardi

Tornano la memoria e il ricordo al 1° Circolo Didattico "G. Settanni" di Rutigliano, tornano la sofferenza ma anche la vita, i conflitti, il dolore e la rinascita, il coraggio e la forza di raccontare ancora una volta, perché mai più si dimentichi. Tornano le testimonianze di chi quel dolore l'ha vissuto da vicino, come Giulia Spizzichino, della Comunità ebraica di Roma e testimone delle Fosse Ardeatine nelle quali perse alcuni familiari, e come Roberto Riccardi, colonnello dell'Arma dei Carabinieri, direttore della rivista "Il Carabiniere" e autore del romanzo "La foto sulla spiaggia", in cui è racchiuso il mistero del dolore, quel dolore insopportabile che è anche slancio per la vita e per cui vale la pena di sognare ancora. Tornano per raccontare ancora una volta, la Spizzichino e Riccardi, ma anche per partecipare alla cerimonia di intitolazione della Palestra della Scuola ai sette martiri della famiglia Di Consiglio, a cui la Spizzichino è legata da diretta parentela di sangue, morti nell'eccido delle Fosse Ardeatine quel 24 marzo 1944. A loro, la dedica di una targa, sì, ma la dedica di un ricordo senza tempo, così come alle altre vittime delle Fosse, la cui testimonianza silenziosa e sempre presente non può che inneggiare alla vita, quella vita che è simboleggiata, accanto alla targa della Palestra, da una pianta di ulivo. Perché la morte è accompagnata dalla vita che non dimentica, che continua ad esistere, che si trasmette alle generazioni e che supera tutto, quella vita in cui è racchiuso un amore senza tempo né spiegazione. A presenziare la cerimonia di intitolazione della Palestra, il capitano Roberto Laterza, della locale stazione dei Carabinieri di Rutigliano, e il capitano Allegretti, della stazione di Triggiano, che hanno seguito la cerimonia accanto al sindaco Roberto Romagno, il quale ha proceduto allo scoprimento della targa assieme a Giulia Spizzichino, in un momento denso di pensieri e commozione che ha coinvolto tutti i presenti. Ma i protagonisti del pomeriggio di mercoledì 4 giugno, gli unici interpreti di un messaggio di speranza e di futuro sono loro, i bambini delle classi quinte della scuola Settanni, che hanno dato vita, assieme alle maestre e al lavoro interpretativo del prof. Vito Rago, ad un musical dal titolo "L'amore vince tutto", la frase virgiliana che è stata scelta come filo conduttore e conclusione di un progetto, quello del PON C1, che si è sviluppato nel corso di 50 ore e che è stato dedicato a venti bambini di quinta elementare per il potenziamento della lingua italiana. Un rappresentazione, quella a cui hanno dato vita i bambini, che ha preso spunto dalla lettura e dall'interpretazione del libro di Riccardi, "La foto della spiaggia", un romanzo in cui realtà e fantasia si mescolano partendo dal dato iniziale spietato dei campi di concentramento, da cui una famiglia si trova ad essere dilaniata, per poi prendere la strada della fantasia, dell'immaginario in cui la morte è sospensione del dolore, è estraneazione da una verità che molto spesso, oggi, viene negata in modo discutibile. E allora le due storie corrono parallele, seppur lontane e inconciliabili, ma comunque destinate a incontrarsi sull'orizzonte di una Storia, quella di un'umanità, che ha troppo spesso calpestato ogni sentimento umano.

Due storie che i bambini hanno interpretato sul palco lasciandosi guidare da un personaggio iniziale, un vecchio saggio incappucciato, un'entità senza nome né tempo, che ha aperto e chiuso lo spettacolo, e in cui ciascuno ha avuto la possibilità di identificarsi, di riconoscere la speranza di una vita integra e lontana dal dolore, di comprendere quanto la vita sia la cosa più meravigliosamente effimera di questo mondo. Un mondo in cui siamo di passaggio, è vero, un mondo che è soltanto banco di prova, un mondo che ci mette davanti soluzioni impossibili, istanti che non vorremmo vivere, atrocità che non crediamo possano essere possibili. Difficoltà che minano la nostra esistenza e che ci limitano continuamente nella nostra capacità a prendere parte ad una vita di cui noi e soltanto noi siamo gli artefici, di cui noi siamo la vera essenza e di molto spesso non riusciamo a comprendere il senso. Ed è qui che interviene l'amore: perché quando pensiamo che non ci sia più una nota da ascoltare, che non ci sia più una musica da ballare nella nostra vita, allora dobbiamo avere il coraggio di fermarci e metterci in ascolto di noi stessi, scoprendo così che la musica non ci abbandona mai, che siamo tutti in grado di suonare quella melodia misteriosamente incomprensibile che è la vita e  - perché no - che riusciamo anche a ballarla. Queste e tante altre le riflessioni che i bambini hanno portato sul palco durante il musical, trascinando il pubblico dei presenti - autorità e genitori, nessuno escluso - in un viaggio senza tempo che è partito da quel lontano 1944, per scoprire che shoah non appartiene soltanto a quel momento storico di cui nessuno va fiero. Un percorso introspettivo attraverso le paure più recondite di noi esseri umani, passando per l'incubo della morte, la tragedia, il dolore, le urla di una vita strappata alla sua dignità. Un excursus, quello dei bambini, tra passato presente e futuro, un filo conduttore che attraverso epoche, mondi, generazioni e che si conferma, alla fine, sempre dominato dall'amore. Amore, però, è anche saper fare bagaglio di tutto ciò che ci circonda per non pensare alla morte come la soluzione estrema, è riuscire a non dimenticare, è essere capaci di gridare shoah davanti a tutte le manifestazioni odierne di odio, alla paura, all'indifferenza, al silenzio che sovrasta momenti che non devono e non possono passare inosservati. Comprendere che siamo tutti danzatori, questo il senso, questo il motore della vita, questo lo scopo dei bambini e delle loro performances sul palco: danzatori di una musica prorompente che ci lascia senza fiato, che ci porta alla deriva e che ci ricostituisce allo stesso tempo parte attiva di un cerchio, quello della vita, fatto anche di sofferenza.

Un pigiama a righe fa paura, è vero, una valigia rotta e sgangherata che riassume il viaggio verso la distruzione di sé è l'incubo peggiore di un'umanità che ancora oggi non riesce a spiegarsi come sia possibile che tutto ciò sia accaduto, come sia possibile che tutto questo dolore risuoni ancora nei cuori di chi l'ha vissuta seppur lontanamente. Ed è qui che si innalza il grido di pace dei bambini, un grido che spesso fa fatica ad esistere perché schiacciato dalle mille paure, dalla troppa insensibilità, dalla poca fiducia nell'amore. Eppure siamo tutti suonatori silenziosi di quella melodia che a volte ascoltiamo e che a volte cantiamo, siamo tutti dei 'possibili stonatori', tutti pronti ad accogliere quella speranza che vigila nei nostri cuori e che manifestazioni del genere ci aiutano a riportare a galla, con la consapevolezza che debbano servire da monito per tutti perché mai e mai più si dimentichi di inneggiare alla vita. Una magia è avvenuta sul palco quel mercoledì, una magia che ha portato tanti piccoli cuori a stringersi l'un l'altro, a comprendersi senza bisogno di parole, a scambiarsi quel sorriso assieme a genitori, maestre, autorità che si sono lasciati incantare ed emozionare dal primo istante fino all'ultimo dal ricordo e dalla testimonianza del trionfo della vita.

 

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