Martedì 21 Novembre 2017
   
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Epistolario delle origini - A Giovanni figlio di Zebedeo

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Questa lettera, indirizzata a colui che la tradizione identifica come “il discepolo che Gesù amava” (Gv 21, 1-13), di cui parla il quarto evangelo e al quale ha assegnato il simbolo dell’aquila, l’unico animale capace di fissare lo sguardo nel solo senza rimanerne abbagliato, dovrebbe portare l’indicazione vettoriale “posta aerea” e avere come destinazione o l’isola di Patmos nel mare Egeo o la città di Efeso. Nell’isola sei stato relegato nell’anno 90 dopo il crudele martirio subito a Roma a Porta Latina per ordine dell’imperatore Domiziano quando sei stato messo in una caldaia di olio bollente dalla quale sei uscito addirittura ringiovanito (cf Q. S. Florenzio Tertulliano, De praescriptione haereticorum, c. XXXVI, 3) e proprio a Patmos hai avuto le consolanti visioni sul cammino della Chiesa di Cristo che poi hai affidato alle pagine, rutilanti di colori e di simboli, del libro Apocalisse. Nella città dell’Asia minore, molto devota della dea Diana acclamata “Grande è l’Artemide degli Efesini” il cui culto forniva agiatezza agli orafi che costruivano dei tempietti in argento (At 19, 23-40), hai vissuto gli anni dopo la tragedia del Calvario di Gerusalemme prendendoti cura di Maria, la madre di Gesù. Di questo vostro soggiorno nella città centro dell’ellenismo rimane un’antica costruzione indicata come “la casa di Maria” e anche una basilica a te intitolata. Ancora la tradizione vuole che la tua vita sia stata molto lunga e che hai terminato la tua corsa quasi da centenario, perché il maestro risorto invitando l’apostolo Pietro a seguirlo ti aveva detto che la sua volontà era che tu rimanessi (Gv 21, 20-23). Così tu, Giovanni figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo, sei stato l’ultimo dei Dodici a dare testimonianza dell’insegnamento del maestro e a raccontare la tua amicizia sincera e devota al rabbi di Galilea.

            All’inizio è opportuna una precisazione circa la tua identità. Forse con alcuni esegeti sarà bene scattare tre istantanee che si riferiscono a Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo, al discepolo che Gesù amava autore del quarto evangelo e al mistico visionario relegato nell’isola di Patmos “a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù” (Ap 1, 9). La sovrapposizione di queste tre slides ci aiuterà a delineare la tua ricca personalità e avviare un cordiale rapporto epistolare.

            La tua famiglia è originaria di Bethsaida, cittadina rivierasca qualificata dalla tradizione come “la città degli apostoli, e i tuoi genitori sono Zebedeo e Maria Salome. Addirittura il P. benedettino Bargil, oltre ad aver caldeggiato gli scavi nella zona di Bethsaida, ha dichiarato di aver individuato la casa della tua famiglia in una abitazione signorile, situata su una insula elevata: “Il motivo per cui io penso che questa casa potrebbe essere quella di Zebedeo e di Salome, sua moglie, madre di Giovanni e Giacomo, non è scientifico. Esso consiste nel fatto che questa Salome sembra sia stata una donna eccezionale. Abbiamo trovato in questa abitazione degli orecchini d’oro, oggetti per toeletta e soprammobili che indicano che la persona che abitava in quei luoghi godesse di una vera agiatezza. La vicina cantina per i vini rivela anch’essa che suo marito non era certo povero. Inoltre abbiamo scoperto in una stanza una ceramica abbastanza grande dove sembra vi sia qualcosa che assomiglia a una croce”. (cf Paul Dreyfus, Saint Jean. Un grand reporter sur les traces de l’évangeliste, trad. it.: Un solo evangelista conobbe Gesù, Bayard Editions 1998 –Edizioni Piemme 1999, p. 25).

Giovane aitante trascorri i giorni nel lavoro insieme al tuo fratello Giacomo nell’azienda familiare di pesca, che associa anche dei garzoni nel porticciolo di Cafarnao. Qualche volta ti sei recato a Gerusalemme e forse hai consegnato il tuo pesce alla famiglia dei sommi sacerdoti Anna e Caifa, tanto che per questa conoscenza sei potuto entrare insieme a Pietro nel cortile della casa, dove era stato condotto Gesù dopo la sua cattura nell’orto egli uliv0 (Gv 18, 15)i.

Sei stato attivamente interessato all’attività di Giovanni il battezzatore che, dopo un soggiorno nel deserto forse presso la comunità degli Esseni di Qumran, lungo le rive del fiume Giordano nell’anno 26/27 ha iniziato la sua predicazione di conversione penitenziale che ha il suo vertice religioso nel battesimo celebrato nelle acque del fiume Giordano.

Un giorno hai assistito al battesimo dello sconosciuto Gesù che veniva da Nazareth e il giorno dopo insieme al tuo amico Andrea hai ascoltato la perentoria segnalazione di Giovanni Battista: “Ecco l’agnello/servo di Dio che porta/toglie il peccato del mondo”. Erano le ore 16,00 (non hai mai potuto dimenticare quell’ora di rivelazione e di grazia!) e ti sei messo sulle sue orme insieme ad Andrea. Egli vi ha chiesto: “Che cercate?” e tu gli hai domandato: “Rabbì, dove stai?”. Gesù vi ha invitati a vivere una esperienza nuova di amicizia: “Venite e vedrete”. Come Andrea ha raccontato la sua scoperta al fratello Simone “Abbiamo trovato il Messia (che, tradotto significa Cristo)” così tu hai raccontato l’incontro di quel giorno a tuo fratello Giacomo, al tuo padre Zebedeo e alla tua mamma Salome. (Gv 1, 35-42)

Quando, alcuni giorni dopo, lo stesso Gesù ti ha rivolto l’invito diretto ad essere “pescatore di uomini” la tua famiglia non ha avuto alcuna difficoltà a privarsi delle tue braccia e di quelle di tuo fratello Giacomo e avete lasciato papà Zaccheo e la barca con i garzoni (Mt 4, 21; Mc 1, 19-20; Lc 5, 10).

            La tradizione ti ha dato la qualifica di “evangelista teologo” e mi sono chiesto più volte: “ Che cosa è la teologia?”. Ad un primo tentativo di risposta mi vengono in mente solo nomi di teologi famosi (Ambrogio, Agostino, Gregorio, Anselmo, Basilio, Tommaso) e poi alcuni titoli dei loro ponderosi volumi (La Trinità, La città di Dio, Perché Dio si è fatto uomo?, Somma teologica, Somma contro i Gentili, ecc.). Ti dico che proprio leggendo il tuo vangelo ho forse capito che la teologia è la riflessione, a volte critica, spesso esitante, un cammino faticoso nel buio della speranza certa di arrivare alla luce della Verità, confortati dalla emozione e dalla passione dell’Amore. Oltre che nella ricerca scientifica, che ha il suo campo nel meraviglioso cosmo, l’uomo cerca le risposte ultime alle sue domande proprio nel confronto con l’Infinito che è Dio e lo ritrova nel volto di Gesù, il figlio di Maria sposa del carpentiere Giuseppe di Nazareth.

Gli esegeti assegnano la pubblicazione del quarto vangelo a non prima degli anni 80 e ai primi anni del 1 sec. considerando che il papiro di Rylands, che riporta il dialogo di processo di Pilato a Gesù, è assegnato all’anno 120 d.C.. Una prima redazione di alcune parti (es. Gv 14, 2-3 // 1 Ts 4, 13 ss) è assegnata addirittura all’anno 50.

Ecco quello che ho scoperto leggendo il tuo quarto vangelo articolato, dopo lo splendido e abbacinante Prologo sul “Verbo che si è fatto carne e ha piantato la sua tenda tra di noi “(Gv 1, 14), in una prima parte dedicata ai “segni” che autenticano la missione di Gesù quale nuovo Mosè. Sono sette questi segni che noi abitualmente chiamiamo miracoli: l’acqua cambiata in vino, la guarigione del figlio del funzionario del re,la guarigione del paralitico, la camminata sulle acque, la guarigione del cieco nato, la risurrezione di Lazzaro, che diventa introduzione a capire il segno ultimo della risurrezione del Cristo crocifisso e sepolto. Quindi nella seconda parte hai presentato Gesù come re messianico descrivendo la sua entrata trionfale in Gerusalemme e raccontando dopo le diverse fasi del dramma che oppone Gesù, la cui regalità non è di questo mondo, a Satana principe di questo mondo. Il Cristo “figlio di Dio” è l’unico generato dal Padre ed è lui stesso Dio. Quindi il tuo vangelo di Gesù di Nazareth non è altro se non la guida alla scoperta di Dio che ha tanto amato il mondo da consegnare il suo Figlio perché gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

Caro Giovanni, a dispetto della qualifica di “teologo”, a cui spesso si attribuiscono elucubrazioni intellettualistiche, e delle folgoranti visioni da te avute nell’isola di Patmos, ti devo dire grazie per le precise indicazioni topografiche e cronologiche che arricchiscono il tuo meditato racconto della storia del Figlio di Dio fatto uomo.

Dal libro dell’Esodo sappiamo che al pio israelita Dio aveva raccomandato nella sua Torah: “Tre volte all’anno farai festa in mio onore” (Es 23, 14) e così il primo pellegrinaggio a Gerusalemme avveniva in primavera nella festa di Pesah-Gli azzimi cioè la Pasqua ebraica che richiamava l’evento della liberazione dall’Egitto; il secondo era nell’estate con la festa delle Settimane (Hashavuot) detta anche Pentecoste perché celebrata cinquanta giorni dopo la Pasqua; il terzo coincide con la festa di Sukkot (festa delle Tende o Capanne) a ricordare il pellegrinaggio attraverso il deserto.

Dobbiamo alle tue puntuali annotazioni circa i viaggi di Gesù a Gerusalemme la possibilità di stabilire la cronologia più esatta della sua vita pubblica. Gesù inizia il ministero in Giudea dopo la cattura di Giovanni Battista e nella primavera dell’anno 28 egli sale a Gerusalemme dove scaccia i venditori dal tempio (Gv 2, 13-16) Dalla primavera dell’anno 28 a quella del 29 Gesù opera in Galilea. Nell’autunno del 28 ti rechi con Gesù a Gerusalemme e assisti al miracolo della guarigione del paralitico che era nel portico delle piscina Betzata (detta anche delle Pecore, perché situata presso la porta omonima dove c’era il mercato degli animali per i sacrifici nel tempio). Il terzo viaggio avviene durante la festa di Pasqua (primavera) del 29. Gesù nella sua predicazione insiste nella sua qualifica di nuovo Mosè. La reazione delle autorità del tempio si esprime in un primo tentativo di cattura che viene annullato per le possibili reazioni del popolo entusiasta (Gv 7, 32). Gesù ritorna a Gerusalemme per la quarta volta nell’autunno del 29 e durante la festa autunnale di Sukkot (qualificata anche come “festa dell’acqua” e delle luci)) egli si proclama “acqua viva” e “luce del mondo”. Gesù rimane a Gerusalemme anche per la festa della Dedicazione del tempio (Hanukkah) che ricorre il 25 novembre. Il quinto viaggio avviene agli inizi dell’anno 30: Gesù si dirige a Betania, cittadina alla periferia di Gerusalemme, dove è deceduto l’amico Lazzaro e che egli richiama alla vita. Gesù con tutti i suoi ritornerà nella città davidica in prossimità della Pasqua e il 2 aprile dell’anno 30 egli entra in Gerusalemme con il seguito dei suoi amici. Proprio in questa ultima settimana si conclude la sua vicenda con la cattura, il processo e la condanna alla croce che viene eseguita il 7 aprile (14 di Nisan) dell’anno 30.    

            Hai partecipato certamente alle nozze di Cana di Galilea e in quell’ora di gioia, propiziata dalla mediazione di Maria che ha detto ai servitori di fare tutto quello che egli avrebbe comandato, hai avviato la riflessione che Gesù con quel primo segno si rivela come l’ultima parola di amore di Dio all’umanità e Cristo è lo sposo della Chiesa.

            Sei stato sempre presente ai diversi avvenimenti della errabonda vita del maestro lungo le strade della Galilea e della Giudea. A Cafarnao Gesù ha guarito la suocera di Pietro (Mc 1, 29) e poi sei salito nella stanza della casa di Giairo quando ha risuscitato la sua figlia dodicenne (Mc 5, 37).

Per te e i tuoi amici non è stato facile riconoscere le dimensioni spirituali del vangelo del Regno di Dio. Addirittura la tua mamma Salome, forse sollecita del vostro avvenire, ha avuto il coraggio di avvicinare Gesù e di chiedergli che tu e tuo fratello Giacomo sedeste alla sua destra e alla sua sinistra nel Regno. La risposta del maestro vi ha spiazzati: “Non sapete quello che chiedete; potete bere il calice che io sto per bere?” e alla vostra replica generosa egli ha precisato: “Il mio calice, sì, lo berrete; ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo, ma è riservato a coloro ai quali è stato assegnato dal Padre mio”. Dopo la indignata reazione degli altri dieci Gesù puntualizza: “Non sarà così tra di voi; ma chi fra voi vuol diventare grande sarà vostro servo, e chi fra voi vorrà essere al primo posto si farà vostro schiavo, come il Figlio dell’uomo, che non è venuto ad essere servito, ma a servire e dare la propria vita in riscatto di molti” (Gv 20, 20-28).

Hai goduto estatico della sua gloria sul monte Tabor (Mc 9, 2) e sei stato al suo fianco quando dall’alto del Monte degli Ulivi Gesù ha annunciato la distruzione del tempio e la fine del mondo (Mc 13, 3). Con Pietro sei stato incaricato di preparare la sala dove mangiare la cena pasquale (Lc 22, 8). Hai accompagnato Gesù nel giardino del Getsemani quando con la preghiera al Padre si è preparato alla passione imminente (Mc 14, 33). Con devota fedeltà lo hai seguito negli ultimi avvenimenti dal processo religioso presso il Sinedrio al processo civile presso il tribunale di Ponzio Pilato, del quale hai offerto un’ampia documentazione (Gv 18.12-24. 28-40; Gv 19, 1-16) Sei stato sotto la croce di Gesù e da lui hai ricevuto in consegna la sua diletta madre Maria, che è diventata tua madre e della quale sei diventato figlio nella fede e nell’amore (Gv 19, 26-27). Dopo la corsa del mattino di Pasqua insieme a Pietro, sollecitati dalle allarmanti notizie circa il sepolcro vuoto e il possibile trafugamento della salma del maestro, sei entrato nel sepolcro e “hai visto e hai creduto” (Gv 20, 9).

E sei stato tu, dopo la pesca miracolosa nel mare di Tiberiade, a riconoscere il Risorto e a indicarlo a Pietro il quale “indossata la veste, poiché era nudo, si getta nel mare” e raggiunge il maestro sulla riva dove aveva preparato la colazione con il pane e il pesce (Gv 21, 1-14). Un incontro di conviviale amicizia tra il maestro risorto e i suoi amici che egli ha fatto “apostoli”, cioè mandati ad annunciare il vangelo del regno, testimoni della risurrezione e fondatori di chiese.

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