Domenica 19 Novembre 2017
   
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Esami 2014: cosa ne pensano i maturandi rutiglianesi?

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"Maturità, t'avessi preso prima...", e il ritornello di una delle più famose canzoni di Venditti è sempre attuale, specie in questi giorni. Centinaia e centinaia di ragazzi, studenti alle prese con i conti in sospeso, con gli autori dell'ultimo minuto, con i problemi irrisolvibili, i dubbi e le incertezze del passaggio forse più importante nella vita di un adolescente che sbarca nella fase del giudizio e delle responsabilità. Quella maturità che si prende tra i banchi di scuola non corrisponderà, forse, alla maturità nella vita, ma è pur sempre un giudizio, basato sulle conoscenze che ciascun alunno è riuscito ad incamerare fino a qualche momento prima di sedersi in quel banco per la sua ultima volta. Grandi sorprese, insomma, per le tracce della prova di italiano, la prima, ma anche qualche sospetto che è stato confermato: il confronto dell’Europa tra il 1914 e il 2014, la violenza nel ’900 e il ‘rammendo delle periferie’ partendo da uno spunto riflessivo dell’architetto Renzo Piano, una poesia di Salvatore Quasimodo, autore che non usciva all’esame di Stato da 12 anni e che molti studenti hanno indegnamente trascurato. E ancora la pervasività delle tecnologie e il tema del “dono” per l’ambito artistico-letterario. Tutto questo nelle tracce della maturità 2014 della prova di italiano.

Ma gli studenti rutiglianesi come hanno reagito alla lettura degli argomenti? Cosa si aspettavano di trovare? Qualche maturando del liceo "Alpi" ci ha confessato, in tutta sincerità, che quella che riguardava la poesia di Quasimodo è stata la traccia meno svolta, perché è uno degli autori che si tratta meno alla fine dell'anno, con meno attenzione, con meno tempo. Insomma, chi vorrebbe studiare Quasimodo in tutta solitudine? E poi la poesia, si sa, non è genere che piace ai ragazzi, specie nel giorno in cui si decide - così si presuppone - il voto con cui si concluderà la propria carriera scolastica. Un inno alla tecnologia e alla modernità, la traccia tecnico - scientifica su cui è ricaduta la scelta di molti studenti, frutto della loro quanto mai vicinanza all'era del "non posso fare a meno dell'Iphone" - e guai se fosse scarico! Le preferenze, tuttavia, sono ricadute sul tema di attualità, un porto sempre sicuro per ogni tipologia di studente, e su quello storico, che probabilmente dimostrano una maggiore consapevolezza dei nostri ragazzi nei confronti del mondo circostante, uno sguardo diverso sul mondo, una lucidità di confronto e di razionalizzazione che prescinde dai programmi scolastici e che in quelle ultime ore d'esame, può dare libero sfogo alla propria libertà di pensiero e di espressione. C'è da dire, anche, che gli studenti devono affrontare la temuta commissione esterna, in vigore già da qualche anno: c'è chi pensa a studiare il comportamento dei suoi membri, chi tenta di fare domande per testare la preparazione di ciascun esaminatore per avere, poi, un'idea su quale posizione adottare in sede di esame orale.Questi ragazzi di oggi, insomma, ne conoscono davvero tante di strategie per risultare vincenti, o probabilmente per mascherare quella paura più o meno infondata che attanaglia tutti durante quelle sudatissime ore di vita.

Si è svolta, così, anche la seconda prova, quella di matematica per il liceo rutiglianese: una prova decisamente sbilanciata, a dire di alcuni studenti, che hanno constatato come ci fosse una netta differenza tra il livello di difficoltà del primo problema e quello del secondo. Le prove, si sa, sono sempre un terno all'otto, specie quella di matematica: o si attende il passaggio della copia da parte del compagno che ci sta seduto davanti, ed ovviamente sbrigarsi per permettere di proseguire il passaggio anche al resto della fila, oppure fare letteralmente i conti con i grafici, spesso e volentieri incomprensibili. A far più paura, però, è la terza prova, quella in cui tutto può succedere, quella in cui si alternano i quesiti di ben cinque materie e in cui si deve avere il giusto grado di memoria e di bravura nel gestire il tempo a disposizione, quella in cui le reminiscenze di inglese potrebbero confondersi e diventare tutt'uno con quelle di filosofia o di storia o di fisica, e dare vita a nuovi insegnamenti.

E poi, a conclusione di tutti gli scritti, finalmente la prova orale, l'ultima, forse quella decisiva, quella in cui ciascun maturando dovrà discutere il percorso di approfondimento scelto come filo conduttore della propria tesina, svolta durante le ultime settimane di scuola sulla scorta dei propri interessi personali. Qualcuno, ci hanno confessato, si affida ad argomenti triti e ritriti, ad itinerari che di fantasioso non hanno nulla, a materie scelte per semplificare il proprio lavoro, a dimostrazione di quanto in realtà la tesina sia per loro una pura formalità, un atto dovuto o -perché no - una piccola perdita di tempo. E invece rappresenta l'inizio di una scoperta, quella di se stessi, delle proprie tendenze, della propria indole che tenta di dare un suggerimento su quella o su quell'altra preferenza, che sia scientifica o che sia umanistica, ma pur sempre di carattere culturale. Quella cultura che non paga e che non può valutarsi tra i banchi di scuola, quella cultura che ha bisogno di crescere tra le aule universitarie che quest'anno, ancora una volta, saranno prese d'assalto anche dai nostri maturandi rutiglianesi, ricchi di speranze e propositi per l'anno accademico che verrà. E chissà che tra di loro non si nasconda un giovane giornalista in erba, un nostro futuro collaboratore! A loro, come a tutti gli altri, va il nostro immenso in bocca al lupo per questi e per gli esami che seguiranno, quelli scolastici e quelli vita, indistintamente, con la speranza che capiscano il valore di momenti come questi e ne conservino il ricordo. Perché anche loro, un giorno, potranno ricordarsi quella "notte prima degli esami"...

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