Mercoledì 22 Novembre 2017
   
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Novità dalla Giustizia Civile: informatizzazione e tecnologia con il PCT

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Dalle pagine del nostro giornale arriva un altro grido d'allarme, l'ennesimo della categoria degli avvocati, ormai alle prese con una giustizia fin troppo ingiusta, che non si presta ad essere facilmente risolta né gestita. E anche stavolta si tratta di una riforma importante, di una novità che entrerà in vigore dal prossimo 30 giugno: si tratta del Processo Civile Telematico (PCT), che così porterà anche la Giustizia, almeno quella civile per il momento, ad adeguarsi all'era tecnologica. Ma in cosa consiste il PCT e come funziona? Quali vantaggi può apportare? E quali, invece, sono gli svantaggi che si ripercuoteranno sia sugli operatori di giustizia (avvocati, magistrati, cancellerie) sia sui semplici cittadini che continueranno a rivolgersi alle Autorità Giudiziarie per far valere le proprie ragioni? Ne abbiamo parlato con l'avv. Sansonetti, neo Presidente dell'Associazione Nazionale Avvocati Italiani per la sede di Bari.

Che cos'è il PCT? Il Processo Civile Telematico consiste in una serie di attività tipicamente processuali finora realizzate in forma cartacea, destinate a compiersi in via telematica (cioè da remoto) e che per questo richiedono il possesso di alcuni di strumenti informatici. Al momento con PCT si intende quell'insieme di operazioni che consentono la consultazione on-line del fascicolo processuale, le attività di comunicazione telematica con gli uffici giudiziari e il pagamento telematico di contributo unificato. Per provvedere al deposito di atti e documenti processuali è necessario “confezionarli” secondo specifiche regole tecniche  e spedirli in una “busta”, anch’essa  creata secondo specifiche regole tecniche.
Le regole tecniche sono aggiornate volta per volta con decreti ministeriali.

Gli strumenti. La  gestione telematica di alcune attività processuali richiede il possesso di alcuni strumenti telematici, forniti da società operanti sul mercato, quali un indirizzo di Posta elettronica certificata (PEC), ovvero un sistema di comunicazione simile alla posta elettronica standard con in più alcune caratteristiche di sicurezza e di certificazione della trasmissione che rendono i messaggi opponibili a terzi.
La PEC consente infatti di inviare/ricevere messaggi di testo e allegati con lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento. Un altro strumento necessario per le attività processuali è la firma digitale, un certificato che permette di sottoscrivere digitalmente un documento e quindi di assumerne la paternità. La firma è comunemente contenuta in un supporto definito Token (chiavetta Usb o smart card con chip), all'interno del quale è abitualmente contenuto anche un secondo certificato, definito di autenticazione, che permette di associare il dispositivo all'utilizzatore ai fini del suo riconoscimento sul web. Un altro strumento indispensabile per il processo telematico è il programma software, cosiddetto "Redattori atti", che permette la creazione della c.d. " busta telematica " per il deposito degli atti del procedimento. La busta telematica (o busta xml) compila un file informatico che, accompagnato agli atti che si allegano, permette alla cancelleria di identificarlo, individuarne ed indirizzarne il contenuto nel fascicolo virtuale. Per un elenco dei redattori atti disponibili gratuitamente, censiti dal Ministero della Giustizia, si può visitare il link http://pst.giustizia.it/PST/it/pst_28.wp. Ma gli strumenti non terminano qui: è necessario, infatti, anche un Punto di Accesso (PDA), che è la struttura tecnico-organizzativa che fornisce agli avvocati (individuate dalle regole ministeriali con il termine "soggetti abilitati esterni") i servizi di consultazione e di trasmissione telematica degli atti, ossia permette l’inserimento nel circuito processuale. Per accedere ai servizi è necessario essere titolari di un certificato di autenticazione, che accerti l’identità dell’utilizzatore del servizio.

Le eccezioni che non prevedono il PCT. La Legge di Stabilità 2013 ha  previsto che, a decorrere dal 30 giugno 2014, il deposito degli atti processuali e di documenti avvenga esclusivamente con modalità telematiche, escluso per la costituzione in giudizio, ovvero nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale da parte dei difensori delle parti e  da parte dei soggetti nominati o delegati dall'autorità giudiziaria; nei processi esecutivi di cui al libro III del codice di procedura successivamente al deposito dell'atto con cui inizia l'esecuzione; nelle procedure concorsuali esclusivamente con riguardo al deposito degli atti e dei documenti da parte del curatore, del commissario giudiziale, del liquidatore, del commissario liquidatore e del commissario straordinario; nel  procedimento davanti al tribunale di cui al libro IV, titolo I, capo I del codice di procedura civile, escluso il giudizio di opposizione. Il presidente del tribunale può autorizzare il deposito di cui al periodo precedente con modalità non telematiche quando i sistemi informatici del dominio giustizia non sono funzionanti e sussiste una indifferibile urgenza. Resta ferma l'applicazione del deposito telematico al giudizio di opposizione al decreto d'ingiunzione. Negli uffici giudiziari diversi dai tribunali, il Ministro della Giustizia può accertare con decreto la funzionalità dei servizi di comunicazione telematica; condizione a partire dalla quale anche in questi si provvederà al deposito telematico degli atti a partire dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dei decreti.
Il deposito, dunque, se e solo se il controllo ex post del Cancelliere da esito positivo, si sarà concretizzato solo nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia.

 

Vantaggi e svantaggi del PCT. Come per ogni cambiamento, la fase iniziale comporterà necessariamente uno sforzo ed una tempistica per abituare all'uso della tecnologia nella giustizia, e non vi è dubbio ci saranno non pochi problemi, così come anche qualche vantaggio. Uno di questi è certamente un minore dispendio di energie nel recarsi negli uffici per il deposito degli atti; tuttavia, per far sì che tutto funzioni nella maniera corretta, è necessario che ogni singolo studio legale sia adeguatamente attrezzato - anche questo difficile da realizzare nell'immediato, per la mancanza di praticità all'uso del mezzo.

"Una cosa va evidenziata", puntualizza l'avv. Sansonetti, secondo cui "il PCT non è certamente lo strumento per velocizzare e rendere più snella la Giustizia Civile. Gli interventi da fare sono altri, a partire da una seria e realistica riforma del Codice di Procedura Civile." Il Processo telematico, insomma, servirebbe soltanto come 'palliativo' in grado di rallentare l'iter processuale. Per la classe forense, insomma, quella del PCT è una novità epocale con cui molti, i più anziani soprattutto, avranno modo di scontrarsi. Se per un verso l'introduzione del processo telematico può costituire un ostacolo ai veterani degli uffici e delle 'sudate carte', per l'altro verso anche i cittadini subiranno, seppur indirettamente, i tempi fisiologici di adattamento ad una riforma di tale portata. La giustizia, insomma, non è ancora alla portata di un click.

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