Martedì 21 Novembre 2017
   
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Agricoltori in ginocchio: chi paga i danni del maltempo?

Cumuli di grandine su reti di copertura

Ancora una volta, le nostre colture sono a rischio. Ancora una volta, ad abbattersi sui nostri terreni è la violenza di piogge e grandinate che stanno attanagliando tutto il sud est barese e che stanno tenendo la nostra zona nella morsa delle temperature di molto al di sotto della media stagionale. Danni irreparabili, forse, che certamente incideranno in maniera significativa sia sulla produzione di uva e sulla sua raccolta, sia sul mercato e sull'andamento dei prezzi. Danni che si stanno ripercuotendo anche sulle strutture, laddove ce ne siano, sulle coperture dei vigneti e sulle serre, devastandone l'utilità. Ma quali sono le reali conseguenze di tali condizioni meteorologiche dal punto di vista della produzione dell'uva? Ne abbiamo parlato con Piero Albanese, dottore agrario presso una delle aziende ortofrutticole di Rutigliano. "Già la pioggia da sola è sufficiente a creare danni all'agricoltura, l'abbiamo visto anche sulle ciliegie", spiega il dott. Albanese, "e chiaramente adesso la cosa si ripercuoterà con le stesse modalità anche sull'uva. Il problema principale è che il perdurare della pioggia non ci permette in molti casi di riuscire ad intervenire, impedendoci di fare i necessari trattamenti che sono alla base della protezione delle piante. Ci stiamo dunque, allungando con i tempi, riducendo l'efficacia dei prodotti. Per questo anche la frequenza dei trattamenti non può essere rispettata. A questo, come se non bastasse, si sta aggiungendo anche la grandine, che effettivamente non fa altro che aumentare i danni. E anche in questo caso, bisognerebbe incrementare il livello di protezione sull'uva, ma se non si riesce ad intervenire sui problemi di base, a maggior ragione è impossibile farlo su danni maggiori." Lo stato d'allerta, dunque, è davvero molto alto, e "la situazione al momento è grave", puntualizza Albanese, "ma per dirlo dovremo aspettare una decina di giorni, per far sì che le condizioni meteorologiche migliorino, per poter valutare e quantificare meglio i danni diretti della grandine, e successivamente quelli derivanti dai patogeni che non riusciamo a controllare." L'estensione dei danni, tra l'altro, non può essere circoscritta ad una sola zona, come dice anche Albanese, dal momento che "non si può parlare di aree più o meno colpite. Fino a qualche giorno fa, c'erano alcune zone non colpite che però sono state devastate ugualmente dalle successive grandinate, facendo sì che se ne aggiungessero molte altre. E domani, chissà, ce ne potrebbero essere altre ancora. Attualmente si può dire che le zone che ho visto io personalmente sono quelle di Bitetto e dei comuni limitrofi, in cui si sono verificate trombe d'aria accompagnate da violente grandinate. Anche Torre a Mare, dove si parla anche di ingenti danni alle strutture, quindi a coperture e reti. Ma sembra che il problema si stia lentamente allargando, per cui al momento non si riesce a stabilire una zona più colpita rispetto alle altre."

Il maltempo, dunque, non sta risparmiando neanche un ettaro dei nostri vigneti, ripercuotendosi anche sulla maturazione dell'uva, come conferma anche il dott. Albanese, per cui "una pianta che lavora sotto lo stress della pioggia già ritarda la maturazione. Se poi si considera anche il fatto che stiamo tentando di aumentare il livello di protezione, si vengono a creare certamente dei disturbi sulle piante, che portano sia a dei ritardi di maturazione sia a incongruenze per quanto riguarda i livelli di grado zuccherino, che è l'elemento fondamentale per valutare l'uva, che quest'anno saranno nettamente più bassi. E qui sopraggiunge un discorso di rispetto dei limiti dei residui per la grande distribuzione, la quale ci chiede un numero ben definito di questi all'interno del prodotto. Incrementando i livelli di protezione e dovendo rispettare i disciplinari di produzione integrata, dettati dalla Regione, siamo costretti a mettere in rotazione le molecole per evitare fenomeni di resistenza, e quindi il numero di principi attivi all'interno del prodotto sicuramente aumenterà, provocando una sorta di stallo del prodotto italiano, che molte catene della grande distribuzione sceglieranno di non ritirare."

Una situazione molto delicata, dunque, soprattutto a livello di qualità del prodotto uva da tavola. E per la questione della quantità? La perdita ci sarà certamente anche da questo punto di vista, secondo Albanese, ma ciò che conta al momento è il discorso qualitativo, seriamente compromesso dal maltempo dei giorni scorsi. Lo stesso sentimento di allarmismo deriva anche da alcune associazioni a difesa dei produttori e dei coltivatori, che si sono prontamente attivate per far presente alle istituzioni il grave rischio in cui incorre la produzione di quest'anno: la Coldiretti, ad esempio, ha immediatamente segnalato alla Regione Puglia, al Prefetto di Bari e alle varie Province i disagi che stanno colpendo i coltivatori e i produttori ortofrutticoli di tutta l'area pugliese, ponendo specifica attenzione nei confronti delle zone di Bari e Barletta - Andria - Trani, le cui strutture sono state danneggiate dai chicchi di grandine di dimensioni davvero notevoli, che si sono abbattute sulle colture in atto, richiedendo così un intervento tempestivo di verifica e di sopralluogo al fine di accertare i danni subiti ed avviare le idonee procedure per porre in atto lo stato di calamità. In realtà, tuttavia, dal punto di vista legislativo la questione non è così semplice: si tratta, infatti, di rifarsi al Decreto Legislativo n. 102/2004 in materia di interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole, per cui "lo Stato concede contributi sui premi assicurativi, in conformità a quanto previsto dagli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo, agli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile iscritti nel registro delle imprese o nell'anagrafe delle imprese agricole istituita presso le Province autonome", come citato nello stesso decreto. Inoltre, "Il contributo dello Stato è concesso fino all'80% del costo dei premi per contratti assicurativi che prevedono un risarcimento qualora il danno sia superiore al 30% della produzione." Tuttavia, sempre facendo riferimento al decreto n.102/2004, "A decorrere dal 1° gennaio 2005, il contributo pubblico è concesso esclusivamente per contratti assicurativi che prevedono per ciascun prodotto assicurato la copertura della produzione complessiva aziendale all'interno di uno stesso comune. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali sono stabiliti i termini, le modalità e le procedure di erogazione del contributo sui premi assicurativi." É importante, dunque, capire che in realtà, come dettato dalla legge, gli interventi finanziari sarebbero rivolti principalmente alle strutture danneggiate da calamità naturali, comprendendo anche i terreni agricoli qualora fossero coperti da assicurazione.

A sentire gli agricoltori, tuttavia, per adesso ci si limita ad osservare i danni con la maggiore lucidità possibile. Ma le foto che abbiamo raccolto qui, certamente non fanno ben sperare.

*Foto dal gruppo facebook "Coltivatori uva da tavola

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