Domenica 19 Novembre 2017
   
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Epistolario delle origini - A Giovanni il Battista

L'apparizione - Gustave Moreau (1876)

E’ un po’ difficile farti recapitare questa lettera perché ormai da tanto tempo tu hai abbandonato il villaggio di Ein Karem, dove ancora oggi una chiesa è stata elevata a ricordare la tua nascita che si deve datare negli anni 8/7 a. C. e precisamente sei mesi prima della nascita di Gesù Cristo in quel di Betlemme da Maria, la fidanzata del falegname Giuseppe di Nazareth.

            Qualche volta tuo padre, l’anziano Zaccaria, sacerdote della classe di Abia nelle serate trascorse intorno al focolare, quelle delle vacanze dal servizio sacerdotale nel tempio di Gerusalemme, ti avrà detto del suo incontro con l’angelo Gabriele proprio alla destra del’altare dell’incenso e del suo timore all’improvvisa apparizione, ma anche di quelle parole di consolante speranza: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata accolta; infatti tua moglie darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Giovanni” In un secondo momento l’angelo spiega la tua missione di precursore del Messia, perché sarai ripieno dello stesso spirito battagliero del profeta Elia. Il tuo papà è un uomo che ha i piedi per terra e non accetta di vivere di sogni anche se suggestionati da un ambiente sacro e allora muove le sue difficoltà con incredulità scettica, domandando: “In che modo potrò conoscere questo? Io infatti sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni?”. Gabriele ha dato una “lieta notizia” al tuo incredulo papà ed egli rimarrà muto sino al giorno della tua nascita.

            Tu, pur racchiuso nel grembo materno di Elisabetta, hai avvertito l’evento di grazia propiziato dalla visita nella tua casa sulle colline della Giudea, della vergine -madre Maria di Nazareth e alla tua mamma hai mandato un chiaro messaggio che lei con la luce dello Spirito Santo ha interpretato: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. (Lc 1, 42-45).Non hai potuto ascoltare la stessa Maria che nell’empito della gratitudine per le meraviglie che il Signore sempre compie a favore dei poveri, degli umili e degli oppressi ha cantato il suo Magnificat, l’inno più rivoluzionario della storia (Lc 1, 45-55). Probabilmente i tuoi occhi di neonato nei primi giorni hanno contemplato il volto di Maria, la madre del Signore che dopo tre mesi, terminato il suo servizio di premurosa carità verso la tua famiglia, è tornata nella sua casa di Nazareth.

            Durante il rito della circoncisione c’è stato un vivace dialogo tra tua madre Elisabetta e il tuo papa e quest’ultimo a troncare ogni indecisione ha scritto il tuo nome su una tavoletta. L’adagio latino recita: “Nomen est omen! (nel nome si esprime un augurio) e per la cultura ebraica il nome esprime la missione che Dio affida a chi lo porta. Quindi Giovanni significa etimologicamente “Jawhe ha avuto misericordia – dono del Signore”. Ci si interroga sul tuo avvenire e la risposta la leggiamo nel canto profetico del tuo padre Zaccaria che è pieno di Spirito Santo. Con te inizia la realizzazione della salvezza preannunciata dai profeti, si auspica una vita in libertà per tutto il popolo di Dio e tu, novello Elia porterai la conoscenza della salvezza attraverso il perdono dei peccati e con te il sole del Messia sfolgorerà come luce nelle tenebre.

            La tua crescita realizza anche la maturità del tuo spirito profetico e l’espressione di Luca “visse in regioni deserte” accenna forse alla possibile tua presenza tra gli asceti esseni di Qumran, sulle sponde del Mar Morto. Proprio durante questa iniziale esperienza religiosa forte ti raggiunge la parola di Dio e tu ti impegni a realizzare nella tua missione la profezia di Isaia:

                        “Voce di uno che grida nel deserto.

                        Preparate la via del Signore,

                        raddrizzate i suoi sentieri!

                        Ogni burrone sarà riempito,

                        ogni monte e ogni colle sia abbassato;

                        i passi tortuosi siano diritti;

                        i luoghi impervi spianati.

                        Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (Is 40, 3-5).

            Sia pure in un linguaggio duro di sapore apocalittico ed escatologico annunci “la buona novella” della salvezza per tutti, infatti venivano a te per ricevere un battesimo di conversione tutti del popolo e tu elevavi la voce della rampogna: “Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente? Fate dunque opere della conversione e non cominciate a dire in voi stessi: Abbiamo Abramo per padre! Perché io vi dico che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da queste pietre. Anzi, la scura è già posta alla radice degli alberi: ogni albero che non porta buon frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco” (Lc 3, 7-8). Da te vengono i rappresentanti delle diverse categorie sociali e ti domandano: “Che dobbiamo fare?” e tu alle folle suggerisci il superamento dell’egoismo attraverso l’esperienza comunitaria anche dei beni: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto” (Lc 3, 12). Anche agli spietati esattori delle tasse, che il popolo chiama pubblicani, tu suggerisci la pratica dell’equità: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. Rivolgi il tuo messaggio di conversione anche ai soldati, non interessa se al servizio del re Erode Antipa o del procuratore romano Ponzio Pilato; “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentavi delle vostre paghe”.( Lc 3, 10-13)

            Precursore del Cristo non nascondi la drammaticità dell’ora del giudizio, perché dici che “Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile” (Mt 3, 12)

            Non ami gli sfarzosi vestiti degli uomini di palazzo e i piatti delle mense dei ricchi, perché “indossavi una veste di peli di cammello, stretta ai fianchi con una cintura di pelle; il tuo cibo erano locuste e miele selvatico”. (Mt 3, 4)

Intorno a te hai avvertito l’entusiasmo popolare e qualcuno ha incominciato a pensare che forse eri proprio tu il Cristo tanto atteso, ma hai dissipato ogni dubbio con umiltà e chiarezza: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pale per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile” (Lc 3, 16-17).

            Un bel giorno, e siamo negli anni 26/27, che tu attendevi con speranza e ansia lo hai visto arrivare lì sulla riva di Betania al di là del Giordano e il tuo cuore ha palpitato come quando avevi avvertito la sua presenza nel seno della tua madre Elisabetta e bambino avevi fatto capriole di gioia. Egli ti ha chiesto con umiltà di battezzarlo e sulle prime hai rifiutato dicendo che eri tu a dover essere battezzato da lui, perché avvertivi che eri la lucerna a confronto del sole (cf Mt 3, 14-15). Nella sua replica ti ha richiamato al tuo ruolo perché si doveva adempiere ogni giustizia e allora lo hai immerso nell’acqua del Giordano. Tu hai visto i cieli aprirsi e discendere su di lui lo Spirito Santo, in forma corporea, come una colomba, e hai ascoltato la voce celeste che ti rivelava la sua identità: “Tu sei il Figlio mio, l’amato; in te ho posto il mio compiacimento” (Lc 3, 21-22). Certamente con quell’evento ha avvertito vicino il tramonto della tua missione e hai gioito nel preparare il popolo ad incontrare il Messia. Hai la delicatezza di voler facilitare il suo compito e il giorno dopo a due tuoi discepoli, Andrea e Giovanni, lo indichi come “l’Agnello di Dio Dio” e li inviti a seguirlo (Gv 1, 36).

            Da uomo prudente, mentre svolgi la tua attività a Ennon vicino a Salim,spegni ogni rivalità tra i tuoi discepoli e quelli di Gesù : affermando: “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui. Lo sposo è colui al quale appartiene la posa; ma l’amico dello sposo, che è presente e ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (Gv 3, 27-30).

            Dopo qualche tempo gli avvenimenti precipitano perché hai abbandonato la sicurezza del deserto e ti sei avventurato nel dedalo della città confrontandoti con i potenti. Ti è giunta notizia degli scandali della corte di Erode Antipa che si è unito ad Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo che preferisce stare alla corte di Augusto a Roma. Tu con coraggio sotto le finestre del suo palazzo gridi la tua riprovazione: “Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello!”. La prima misura, sollecitata dalla vendicativa Erodiade, è quella del tuo arresto e della prigione nella fortezza di Macheronte. Hai ancora il tempo di inviare alcuni discepoli da Gesù con la richiesta di certificare la sua messianicità e ti viene riferita la risposta consolante: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono e ai poveri viene annunziata la buona novella. Beato è colui che non si scandalizza di me”. Gesù non perde l’occasione propizia per tessere il tuo elogio: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Ma che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Ecco: coloro che indossano morbide vesti dimorano nei palazzi dei re. Ma perché siete andati? A vedere un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta. Di lui sta scritto: Ecco, io mando avanti a te il mio messaggero, egli preparerà dinanzi a te la tua via. In verità vi dico: fra i nati di donna non è mai sorto uno più grande di Giovanni il Battista… e se volete capirlo, egli è l’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, intenda”. (Mt 11, 7-15)

La perplessità di Erode dilaziona la feroce vendetta della donna fedifraga. Questa si scatena durante il banchetto che Erode offre ai più alti funzionari di corte, agli ufficiali dell’esercito e ai notabili della Galilea. Il ballo scatenato dalle movenze lascive di Salomè, figlia di Erodiade, provoca il giuramento regale: “Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò…. Fosse anche la metà del mio regno”. Una breve intesa tra le due donne e Salomè pronuncia la tua condanna a morte: “La testa di Giovanni il Battista”. Sia pure con tristezza, aggiungendo una nota tragica e macabra al festoso banchetto, il re Erode Antipa, che qualche volta ti aveva anche ascoltato, accetta la richiesta: “E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre” (Mc 6, 21-29).

I tuoi discepoli provvedono a seppellire il tuo cadavere in un sepolcro vicino alla città di Sebaste in Samaria. E sarai sempre un profeta ricordato dai cristiani, dagli ebrei e anche dai mussulmani, i quali nella moschea degli Omeyyadi a Damasco venerano tue reliquie. Il tuo capo è venerato nella Chiesa di S. Silvestro in Capite a Roma.

Due ultime slides a sintetizzare la tua missione di testimonianza alla verità e di precursore del Messia. Nella prima tu sei vestito di rozzi panni sulle rive del fiume Giordano mentre battezzi il Cristo immerso nell’acqua e lo Spirito Santo che lo consacra come il Figlio diletto del Padre. Nella seconda,suggerita dal quadro di Vincenzo Fato nella chiesa di San Domenico in Rutigliano, sei seduto ricoperto dal manto purpureo e tra le tue mani è una lunga verga alla cui cima c’ù il cartiglio con il messaggio: Ecce Agnus Dei! L’acqua del battesimo e il sangue della testimonianza a sottolineare colui che lo stesso Cristo ha proclamato “il più grande tra i nati di donna” (Mt 11, 11).

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