Domenica 19 Novembre 2017
   
Text Size

"Amare tutti attraverso il dono della vita": intervista a Don Mario Lamorgese in occasione della sua ordinazione presbiteriale

don Mario Lamorgese

 

Don Mario Lamorgese è un giovane rutiglianese di 25 anni. Attualmente vive a Fasano presso la parrocchia di tirocinio pastorale "Santa Maria de La Salette". Ha frequentato fino al 2003 la parrocchia S. Domenico e successivamente la parrocchia Maria SS. ma Addolorata, dove ha maturato la scelta di iniziare il percorso di formazione presso il seminario minore di Conversano. A settembre del 2008 ha iniziato gli studi di Teologia e il cammino formativo presso il seminario regionale di Molfetta. Il 7 dicembre 2013 è stato ordinato Diacono e riceverà l'Ordine Sacro del Presbiterato il 28 giugno presso la Chiesa Madre di Rutigliano alle ore 19.00. A pochi giorni dalla sua ordinazione, la Voce del paese lo incontra.

Perché ha scelto di intraprendere questo percorso di vita?

Le motivazioni di una scelta simile non sempre si possono cogliere razionalmente. Se ripenso al giorno in cui ho iniziato a pensare di intraprendere questo cammino, che mi porterà sabato 28 giugno ad essere presbitero, fino ad allora avevo sempre sognato un futuro diverso. Sognavo una realizzazione lavorativa, una famiglia, pensavo a dei possibili figli. Quando mi accorsi che il Signore era presente nella mia vita, che mi chiedeva qualcosa in più rispetto al semplice servizio in parrocchia, che mi amava fino al punto di aver dato la vita per me allora decisi di iniziare a riflettere su una possibile chiamata al servizio della Chiesa diocesana. È una scelta maturata nella fede (fiducia) in Dio, che ci chiama a lavorare nella sua "messe".

Quando ha maturato questa decisione?

Decidere di diventare prete non è una scelta che può avvenire in un momento preciso o in un determinato giorno. Ho iniziato a riflettere su una possibile chiamata del Signore durante un campo scuola di Azione Cattolica svoltosi ad Altamura nell'agosto 2006. Attraverso l'accompagnamento spirituale di don Michele Petruzzi, sentii una voce nel mio cuore, dal profondo dell'anima che mi invitava a seguire Gesù in maniera particolare: dovevo e devo amare tutti attraverso il dono della mia vita.

Cosa ha comportato questa sua scelta?

Ho dovuto lasciare tutto e seguirlo. Come a s. Pietro, a s. Matteo, etc., Cristo mi chiedeva di lasciare tutto e di seguirlo e in un certo qual modo è avvenuto. A soli 16 anni ho "lasciato" casa, la famiglia, gli amici di sempre e il mio paese per entrare in seminario minore a Conversano e successivamente, dopo la maturità, sono andato a Molfetta presso il seminario regionale. Attualmente sono a Fasano dove svolgo il servizio pastorale presso la parrocchia santa Maria de La Salette.

Cosa è per lei la "vocazione"?

Già l'etimologia della parola ci dice molto. Vocazione significa chiamata, cioè essere chiamato da Dio a fare/essere qualcosa. In generale si può essere chiamati a fare un mestiere, a fare una scelta, etc., ma anche a essere padre/madre, marito/moglie, prete/suora. Ognuno di noi ha una chiamata, una vocazione. Diceva san Giovanni Paolo II: "Ogni vita è vocazione!". Per me la vocazione è la chiamata da parte di Dio ad essere felici nel futuro della propria vita. Ad ognuno di noi tocca scoprirla.

Cosa significa per lei essere un cristiano e un cattolico?

Cristiano significa un segno di appartenenza a qualcuno: significa essere di Cristo! Non significa seguire una ideologia o altro. Significa seguire Gesù. Seguire il Maestro con la Sua Parola e i sacramenti. Ogni cristiano deve essere cattolico, secondo il senso etimologico. Cattolico significa essere di tutto il mondo. Quindi ogni persona che vuol dirsi cristiano, cioè che segue Gesù come modello deve essere cattolico perché aperto a tutto il mondo, aperto alle problematiche che lo circondano, aperto a testimoniare nella gioia che Cristo è l'unico che può salvarci. Cristiano significa essere felici, perché si ha Dio dalla propria parte.

Quali sono le sue aspirazioni e i suoi obiettivi?

La mia unica aspirazione è di essere semplicemente "servo", ovvero essere al servizio di chi il Signore vorrà affidarmi. L'obiettivo è di testimoniare che ho incontrato il Signore e ciò mi ha reso felice e inoltre che ognuno di noi può fare la stessa esperienza.

Cosa pensa della Chiesa di oggi? Degli scandali che la vedono spesso protagonista?

Penso che la Chiesa di oggi è come un ospedale da campo dopo una battaglia. Ci sono feriti da curare e altri da consolare. Soldati che bisogna perdonare e altri che hanno bisogno di essere amati. Come ogni realtà umana anche essa è segnata dalla fragilità umana, intendo gli scandali. Il peccato va condannato, ma bisogna ricordarsi che noi non possiamo fare da giudici nei confronti di chi ha peccato! Solo Dio è giudice giusto che agisce per misericordia. Il peccato è una realtà, ma questo non ci deve scoraggiare. Quello che dobbiamo compiere deve seguire la logica del bene. Solitamente - come mi ha insegnato mia madre - bisogna guardare chi agisce meglio di noi. Allora ci darà il coraggio di proseguire il cammino verso Cristo la testimonianza di tutte quelle persone che per la Chiesa e nella Chiesa offrono tutta la propria vita per servire il prossimo.

Un pensiero su Papa Francesco

È un uomo eccezionale, che ha saputo indicarci la via più semplice per incontrare Cristo.

È emozionato?

Sì, tantissimo.

 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI