Sabato 18 Novembre 2017
   
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Viaggiare con Fse: cronaca di disagi e disservizi

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Qualche giorno fa un componente della nostra redazione, dopo mesi, ha dovuto prendere il treno delle Ferrovie Sud Est - notoriamente conosciute con l’acronimo FSE - per recarsi a Bari Centrale, per poi, da lì, prenderne un altro - questa volta della compagnia ferroviaria Trenitalia - che lo conducesse a Roma per motivi di studio.

Giugno, caldo tipico e sole che ti bacia la pelle. Poiché si trovava in zona rispetto al luogo dov’è ubicata la nostra stazione, decide di raggiungerla a piedi, munito di trolley come qualsiasi viaggiatore tipo. Arriva in stazione alle ore 11.35, per rilassarsi al fresco ed attendere con tranquillità il treno in arrivo delle ore 11.48. Seduto su una panchina, si lasciava ‘coccolare’ da piacevoli soffi di vento, a quell’ora e dopo il cammino con il peso annesso, più che graditi. Nel frattempo il tempo passava. Ore 11.45 si alza in piedi e si prepara al suo viaggio. In realtà, però, quelle 11.45 per il nostro collega si sono rivelate piuttosto infinite.

“Ora arriva il treno, tranquillo, sta arrivando” si ripeteva nella mente, ma di quel treno…nemmeno l’ombra. 11.50, 11.55, 12.00, 12.05. Il tempo sembrava non passare mai con l’orologio alla mano - come spesso si suol dire - ma, in realtà, quei minuti inesorabilmente scorrevano e l’ansia in lui cresceva ed aumentava a dismisura. Il nostro amico cominciava, così, a preoccuparsi, soprattutto per il rischio connesso di perdere l’altro treno, utile a condurlo nella città dove sta perfezionando i suoi studi, e che sarebbe dovuto partire da Bari centrale qualche minuto dopo le ore 13.00. Infastidito, chiede spiegazioni al personale addetto in stazione qui a Noicattaro ma la risposta - come se il tutto fosse una questione naturale, quotidiana e di routine - è stata: “Non si preoccupi, arriva, ci hanno comunicato un lieve ritardo ma arriva”.

“È sicuro? Non è che magari ha saltato la corsa?” Risposta: “No, non credo, a meno che non sia successo qualcosa di grave al vagone, arriverà!”. Pensate che con queste risposte il nostro amico si sia in qualche modo tranquillizzato? Assolutamente no, piuttosto il contrario. Ebbene, per non farla troppo lunga, e dopo che ormai stava pensando a vie alternative per raggiungere Bari, sente avviarsi la campanella che avverte dell’arrivo del treno. “Finalmente arriva, spero di farcela”, questo il suo monologo interiore.

Ore 12.15 si aprono le porte del treno FSE dinanzi a lui. “Quei (benedetti) 25 minuti”.

Ci chiediamo…ma possibile che oramai viaggiare con le FSE debba significare tutto questo? Ritardi non annunciati e non di lieve entità, personale poco disposto al confronto empatico. Pare che i disservizi e le anomalie in ambito FSE debbano essere considerate una norma, piuttosto che eccezioni ed occasioni saltuarie. Poi ci si lamenta dello smog, dell’inquinamento e di quant’altro, ma se viaggiare con i mezzi pubblici significa tutto questo, come non optare per l’auto e l’indipendenza?

Pensate se il nostro collega - fiducioso del servizio targato FSE - avesse preso il treno successivo a quello delle 11.48, che, di lì a breve, gli avrebbe consentito di salire sull’altro. Credete sarebbe riuscito davvero a prenderlo? O piuttosto l’avrebbe sicuramente perso, perdendo anche l’importo ad esso relativo? Già prendendo il treno che in anticipo gli permetteva di arrivare a Bari è accaduto quanto descritto, figuriamoci se, invece, armato di serenità e buoni propositi, avesse optato per il treno successivo delle ore 12.53 diretto a Bari.

Da un confronto con altri utenti FSE la situazione non pare discostarsi molto. Tutti scontenti, tutti insoddisfatti. Addirittura la signora Laura di Noicattaro ci racconta di come il giorno prima del nostro incontro, tornando da Bari con il treno FSE, è dovuta scendere a Rutigliano, piuttosto che nel suo paese, ed aspettare l’arrivo di un altro treno che la conducesse qui, perché, giunti a Noicattaro, nel vagone dove si trovava, si erano aperte le porte del treno dall’altra parte, rispetto a quella consentita, e, per non rischiare di cadere e/o inciampare sulle pietre, anche su suggerimento di uno dei controllori, si è recata nel vagone seguente ma, nel frattempo, il treno è ripartito e si è trovata costretta a scendere a Rutigliano, trattandosi della fermata successiva.

Vi pare giusto tutto questo? Vi pare giusto che un cittadino debba usufruire di un servizio con regolare biglietto e poi trovarsi difronte a queste problematiche che definire spiacevoli sarebbe anche riduttivo? Per non parlare dei posti a sedere limitati, dell’aria condizionata non moderata, degli orari improponibili e distanti circa un’ora l’uno dall’altro, e chi più ne ha, più ne metta.

Con questo articolo ci auguriamo di smuovere qualcosa, che chi di dovere - con una mano sulla propria coscienza - si renda conto di tutto ciò e agisca di conseguenza. Il viaggio, per definizione, non deve essere sinonimo di stress ed ansia, ma tutt’altro! Perché non mettersi allora nei panni dell’utenza e almeno tentare di migliorare la qualità e l’efficienza di un servizio che - alla data odierna - oseremmo definire parecchio scadente?

Già in passato ci siamo occupati di questo tema con l’articolo “’Si, viaggiare’. Croci e delizie del pendolarismo con mezzi pubblici”, pubblicato sul nostro sito a Dicembre dello scorso anno, ma senza ottenere i risultati ed i riscontri auspicati.

Speranzosi di poterci ritrovare a parlare - da qui a breve - positivamente e bene delle Ferrovie Sud Est e di quanto vi attiene, ringraziamo coloro i quali hanno rilasciato le loro dichiarazioni per la stesura di questo articolo, ricordando unitamente che migliorare si può, basta solo volerlo!

Commenti  

 
#1 sofia 2014-07-05 17:26
Ma se le FSE sono arrivate in queste condizioni è perché (uno dei tanti motivi) i cittadini che salgono quotidianamente sul treno non hanno il biglietto!!!! Inciviltà!!!!! Maleducazione!!! per il resto sono d'accordo con te, relativamente
 

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