Domenica 19 Novembre 2017
   
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Lama S. Giorgio non trova pace: ancora lontana la risoluzione?

documenti lama san giorgio

Sotto la definizione di “territorio” rutiglianese, c’è da ricordarsene, non rientra unicamente tutto l’insieme di abitazioni o infrastrutture urbane. Il territorio rutiglianese è formato da una vastissima ed incontaminata sezione rurale. I campi, le bellezze selvagge, le periferie, flora e fauna, hanno lo stesso diritto di chiamarsi Rutigliano. Madre Natura ha donato al territorio rutiglianese un numero inimmaginabile di meraviglie paesaggistiche, spesso dimenticate. La natura è una forza incontrollabile che prescinde dal volere degli uomini che cercano di dominarla ma allo stesso tempo è una creatura così fragile che la minima carezza può ferire. Sta all’essere umano aver cura di lei. Tra i pericoli più grandi che il nostro territorio ha incontrato bisogna senza dubbio ricordare quello riguardante le acque fognarie che avrebbero potuto attraversare la Lama S. Giorgio. Da molti anni, Lama S. Giorgio è stata minacciata da quello che sembra essere un potenziale stupro ambientale. Sin dal 2011 le associazioni di Rutigliano, unendo le forze nel comitato “Pro Lama S. Giorgio” hanno lottato duramente contro questo sopruso. Analizzando i dati si può capire come la minaccia della trasformazione di Lama S. Giorgio in una “Fogna a cielo aperto” si sia concretizzata già prima del 2011, quando i loschi progetti della Regione Puglia e dell’ Acquedotto Pugliese sono stati presentati presso il Comune di Rutigliano. Il progetto era molto lineare ed inequivocabile: raccogliere gli scarichi fognari e le acque reflue dei depuratori di Casamassima, Gioia del Colle, Sammichele di Bari e Putignano, nella Lama S. Giorgio.

Una proposta inaccettabile quella sottoposta all’attenzione delle autorità rutiglianesi. Una proposta edulcorata con la banale semplificazione di una “depurazione” delle acque reflue attraverso impianti di depurazione. Scaricare queste acque “depurate” nell’arcaico letto alluvionale S. Giorgio creerebbe un corso d’acqua artificiale della portata di 350 litri al secondo (in assenza di precipitazioni).

Una versione quantomeno utopica quella proposta dalla Regione e dall’AqP. La creazione di un corso d’acqua artificiale farebbe ricredere il poeta latino Orazio che ha descritto la puglia come assetata (Apulia siticulosa).

Ipotizzando le conseguenze della creazione di questo corso d’acqua, tra gli impatti ambientali a cui si va incontro, ci sono: la creazione di un ecosistema non previsto dal territorio rurale, stravolgendo il tipo di flora e di fauna prevista per questa determinata zona; la deturpazione inevitabile del paesaggio; verrebbero compromesse le zone archeologiche neolitiche e le componenti etnografiche presenti nel distretto dell’Annunziata; verrebbero invalidate le grotte presenti nell’entroterra Rutiglianese come quelle lungo tutta Lama S. Giorgio, sul territorio di Casamassima sono state scoperte ma non messe in sicurezza (per mancanza fondi) numerose grotte che verrebbero inondate dagli scarichi. Non bisogna dimenticare che la composizione geologica dell’insenatura in questione permette,anzi, prevede, fenomeni carsici. Le pareti di Lama S. Giorgio sarebbero, quindi, soggette all’erosione dell’acqua; la zona rutiglianese, in particolare, conta numerose depressioni che porterebbero alla creazione di paludi, con annessi problemi sanitari. Altri problemi legati alla salute sono dati dal fatto che il sottosuolo della zona interessata si contano centinaia di pozzi artesiani da cui molto spesso viene ancora estratta acqua per l’irrigazione, compromettere questi pozzi significherebbe compromettere anche le coltivazioni. Obiezioni più concrete sono state mosse in proposito di questioni logistiche. Il corso d’acqua, secondo quella che è la naturale via della Lama, andrebbe a travolgere con i suoi 350 L/s, zone antropiche come (nel caso rutiglianese) l’Oasi Materdomini, facendo sparire lo spazio verde che attraversa la Lama.

Lo stesso Acquedotto Pugliese, pare abbia allertato i comuni interessati a proposito degli impianti di depurazione che sarebbero dovuti intervenire nell’operazione. Da quanto riferito dall’ente meridionale, questi depuratori presentano un piccolissimo difetto: tendono ad andare in tilt con la pioggia. Il serbatoio contenente l’acqua contaminata, pare essere a cielo aperto. L’incremento del livello d’acqua a causa della pioggia sembra mandare il sistema di depurazione in tilt, non potendo gestire una quantità d’acqua così grande. La conseguenza, in caso di errore nella depurazione sarebbe che i famosi 350 L/s di presunta acqua limpida si trasformerebbero inevitabilmente in una corrente di liquami fognari incrementati dalle precipitazioni.

Grazie agli attivisti, le associazioni, il sindaco di Rutigliano, parte dei consiglieri comunali e il comitato “Pro Lama S. Giorgio”, il piano della Regione non ha avuto seguito. Tuttavia, la questione non è ancora conclusa, vincere una battaglia non equivale a vincere la guerra. La tematica “Scarichi in Lama” resta tutt’oggi ancora accesa ed aperta a nuove trame.

Il comitato “Pro lama S. Giorgio” a breve proporrà agli enti Regionali e all’Acquedotto Pugliese un progetto che, a detta dei militanti all’interno del comitato, sembra concludere definitivamente la questione della Lama. Si tratta di un compromesso tra le due parti coinvolte che dovrebbe permettere lo scarico di acque reflue riuscendo comunque a mantenere intatto l’ecosistema rurale, senza deturparne il territorio.

 

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