Domenica 19 Novembre 2017
   
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Epistolario delle origini - All'apostolo Andrea, il primo chiamato

L'apostolo Andrea

Caro Andrea mi verrebbe la voglia di inchiodare questa mia lettera sulla tua singolare croce definita “decussata” poggiata a terra e conosciuta dal popolo come la “croce di Sant’Andrea” e posta lungo la strada ferrata ad indicare il pericolo derivante dal passaggio del treno. Non ti nascondo che proprio la sua forma a X mi suggerisce di vederti pienamente unito e crocifisso al Cristo crocifisso e risorto, richiamato proprio dalla prima lettera di Χρίστος. Qualcuno si azzarda anche a fissare l’anno della tua nascita nel 6 a. C. e quindi saresti quasi coetaneo di Gesù di Nazaret che nasce a Betlemme nell’anno 6/t a. C. Una prima riflessione è suggerita dal tuo nome Andrea che nel greco deriva dalla parola ανδρεία col significato di: virilità, valore ed è la prova che nella tua famiglia originaria di Betania, centro rivierasco del lago di Kinnereth nell’alta Galilea, convivono la tradizione ebraica con il nome di Simone (Simeone) dato al primogenito e l’apertura al mondo greco-ellenistico con questo tuo nome.

Mi pare che tu sia molto attento ai movimenti religiosi che si propongono ai tuoi contemporanei: non tanto quelli di élite come l’essenismo di Qumran o di Damasco o il sadduceismo di Gerusalemme quanto quello popolare che si riconosce nella predicazione e nel battesimo di conversione, iniziato da Giovanni il battezzatore nell’anno 26 sulle rive del fiume Giordano. Ed è proprio Giovanni, dopo il battesimo dato a Gesù di Nazareth, ad indicare in lui “l’agnello (servo) di Dio che toglie il peccato dal mondo”. Tu con il giovane amico Giovanni “il discepolo che Gesù amava”, lo segui e ne fai una conoscenza personale che darà una decisiva svolta alla tua vita di pescatore (Gv 1, 36-39). La tradizione della chiesa bizantina, che ti riconosce fondatore e patrono della sede primaziale di Costantinopoli (poi Bisanzio ed ora Istanbul), ti dà il titolo di “protoclito”(primo chiamato) a sottolineare la tua pronta risposta all’invito di Giovanni a seguire Gesù, in cui tu riconosci il Messia di Dio, atteso dal popolo ebraico.

Non puoi nascondere la gioia di questa scoperta e per primo la comunichi a tuo fratello Simone che accompagni da Gesù e che viene accolto con simpatia e al quale viene dato il nome di Cefa (Pietro) ad indicare il suo ruolo nella Chiesa che sarà la tenda della nuova alleanza per l’universale popolo di Dio radunato da colui che si proclamerà il pastore modello.

E un giorno, mentre sei al lavoro con tuo fratello Simone, ormai definitivamente Pietro, ti sei sentito chiamare “Seguitemi e vi farò pescatori di uomini” (Mt 4, 19) e hai intuito che ti si apriva una strada nuova in cui con l’annunzio del vangelo avresti messo gli uomini nella possibilità di scegliere la salvezza realizzata da Dio in Cristo Gesù.  

Da uomo concreto hai sempre guardato la folla che segue il maestro e nei hai avvertito i bisogni. Quando hai avvertito la stanchezza della giornata e anche la fame di molti ti sei dato da fare. Lo hai fatto notare a Gesù e alla sua risposta inizialmente provocatoria “Dategli voi stessi da mangiare!” hai presentato l’anonimo ragazzo che ha con sé solo cinque pani e due pesci. E poi lo stupore generale della moltiplicazione dei pani con il rischio che Gesù venga applaudito come re, perché conviene sempre avere un leader che risolva i problemi della vita quotidiana (Gv 6, 8-9).

Sei tu che poi insieme a Pietro Giacomo e Giovanni dinanzi al tempio di Gerusalemme poni al maestro la domanda decisiva per leggere i segni del tempo messianico: “Dicci quando accadrà questo e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi?”. Gesù vi risponde con la profezia sulla caduta di Gerusalemme, la fine del mondo presente e il giudizio di Dio sulla storia. Sono d’accordo con la riflessione del papa emerito Benedetto XVI su questo fatto, perché Gesù ha sempre una risposta alle nostre domande: una risposta che inizialmente ci spiazza ma che è carica di speranza.

Come all’inizio avevi facilitato l’incontro di tuo fratello Simone con il Cristo, così durante la festa di Pasqua a Gerusalemme, insieme con l’amico Filippo di Cana di Galilea, faciliti l’incontro dei Greci con Gesù. L’apostolo è sempre strada che tutti possono percorrere per arrivare a chi lo ha mandato! Così poi, dopo gli eventi della crocifissione e della risurrezione, la tradizione, raccolta dallo storico Eusebio di Cesarea, ti presenta quale infaticabile evangelizzatore dell’Ucraina (Kiev), della Romania e anche della lontana Russia e in modo particolare quale fondatore della chiesa di Bisanziio (Costantinopoli).

 Una ricostruzione cronologica pone il tuo martirio verso l’anno 60 d. C. nella città greca di Patrasso con la morte su quella singolare croce a forma di X. Mi piace rileggere il tuo affettuoso saluto alla croce, riportato dal testo anonimo del VI sec. “La Passione di Andrea”: “Salve, o Croce, inaugurata per mezzo del corpo di Cristo e divenuta adorna delle sue membra, come fossero perle preziose. Prima che il Signore salisse su di te, tu incutevi un timore terreno, Ora invece, dotata di un amore celeste, sei ricevuta con e un dono. I credenti sanno, a tuo riguardo, quanta gioia tu possiedi, quanti regali tu tiene preparati. Sicuro dunque e pieno i gioia io vengo a te, perché tu mi riceva esultante come discepolo di colui che fu sospeso a te… O Croce beata, che ricevesti la maestà e la bellezza delle membra del Signore!... Prendimi e portami lontano dagli uomini e rendimi al mio Maestro, affinché per mezzo tuo mi riceva chi per te mi ha redento. Salve, o Croce; sì, salve davvero!”.

Permetti alla fine che mi soffermi un po’ sulla storia delle tue reliquie. Sofronio Eusebio Girolamo ci informa che il tuo corpo per ordine dell’imperatore Costanzo II, circa l’anno 357, è trasferito da Patrasso a Costantinopoli. Si racconta anche che l’8 maggio dell’anno 1208, il card. Pietro Capuano, che partecipa alla quarta crociata, porterà le tue reliquie nella sua città nativa di Amalfi per onorare il duomo. Nel 1461 Tommaso Paoleologo, stratega di Costantinopoli, farà dono del cranio insieme a un dito mignolo e ai frammenti della croce al papa Pio II che poi le porrà alla venerazione dei fedeli nella basilica di S. Pietro in Vaticano. Sarà il papa beato Paolo VI nell’anno 1964 a compiere un significativo atto di amicizia verso la chiesa sorella di Costantinopoli, dopo il commovente storico incontro con il patriarca Atenagora, restituendo la preziosa reliquia alla basilica di S. Andrea a Patrasso.

Solo un accenno vorrei fare ai testi apocrifi che ti sono attribuiti e sono tutti del sec. III e portano i titoli: Atti di Andrea e Vangelo di Andrea. Questa attribuzione è il riconoscimento della tua autorità di apostolo a servizio della verità.  

Mi rimane la lezione della tua pronta risposta alla chiamata del maestro,la tua disponibilità al dialogo verso i lontani appartenenti a diverse culture e più di tutto la tua fedeltà a una missione che si chiude con la suprema prova d’amore del martirio.

Ti dovrei chiedere di favorire con la tua intercessione il dialogo tra le chiese che si richiamano a te (Costantinopoli) e al tuo fratello Pietro (Roma). E’ un desiderio comune che il buon Gesù realizzerà quando i tempi saranno maturi.

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