Martedì 21 Novembre 2017
   
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"Fare della musica un mestiere non è un'utopia": intervista al cantante rutiglianese Vitantonio Boccuzzi

vitantonio boccuzzi

Abbiamo colto l’occasione per intervistare il cantante rutiglianese Vitantonio Boccuzzi, rappresentanza locale nel gruppo “Globster”, dopo l'episodio avvenuto il 10 luglio all'Extrablatt, dove lui e il suo gruppo si sono esibiti.

Vitantonio Boccuzzi ha scoperto sin da bambino la propensione alla musica. Il primo contatto con la musica avviene sin dalla culla quando è proprio questa a calmare i pianti del piccolo Vitantonio. Grazie all’intuizione della madre, all’età di 5 anni viene accompagnato a lezione di canto, inizialmente come semplice passatempo, poi diventando una vera e propria passione. All’esercizio della voce viene affiancato lo studio del pianoforte, strumento che lo accompagna negli studi accademici in Conservatorio.

Quando ti sei esibito per la prima volta?

Le mie prime esibizioni risalgono ai tempi della mia prima band, i Soul Weaver, di estrazione metal, fondata con degli amici conversanesi. Dopo i Soul Weaver, ho continuato il gratificante percorso in gruppo con gli Ebrexa e nel 2009 ricordo di una esibizione presso la Festa Denuclearizzata a Rutigliano con i Dilei. Ho sempre preferito esibirmi con una band perché oltre a garantire una maggiore presenza di strumenti rispetto alle esibizioni solo piano e voce, è un’esperienza unica condividere con altri la gioia e le tensioni di un live.

Come è nata la Tribute Band dei Muse, i Globser?

Conosciuto le canzoni dei Muse quasi per caso. Un mio amico mi ha consigliato di ascoltare qualcosa di loro così ho creato una playlist con le loro hit più famose e mi sono sembrati immediatamente una band interessante. Prima di loro era un grande estimatore dei Killers. Un giorno ascoltando questa playlist in macchina mi sono detto tra me e me: perché non mettere su una tribute band dei Muse? Quello stesso giorno mi sono rivolto alla rete per trovare musicisti interessati alla mia proposta. Il web è diventato un punto d’incontro fondamentale per i musicisti. Al mio annuncio non ho ricevuto alcuna risposta quando, per puro caso, ho ricontrollato un mio vecchio indirizzo mail. Ho ricevuto una mail da parte del nostro attuale bassista chiedendomi se fossi interessato a sostituire il loro vecchio cantante che per vari motivi è venuto meno. Ho studiato una ventina di pezzi in tempi record per poter partecipare ad un live imminente a Cassano, in occasione della tradizionale Festa della Birra. Il resto della band, dopo quella esibizione è stata soddisfatta della mia performance e tutti insieme abbiamo riscosso un notevole successo tanto da essere contattati per le due edizioni successive della Festa della Birra. Nonostante alcuni cambi di line-up, suoniamo insieme da quasi quattro anni.

Ci ricordiamo di te anche grazie al progetto parallelo ai Globster. In particolare dell’esperienza ad X Factor con gli Akmè. Ce ne parli?

L’idea è stata di Vito Marchitelli, altro componente degli Akmè e cantante dei Mari di Ossian. Ha avuto questa idea di creare un gruppo insieme, includendo la voce femminile di Rosa D’Aprile. È stato quasi un gioco, ci siamo presentati alle audizioni di Bari senza alcuna aspettativa, non è stata una scelta combattuta ed oculata. Essendo vicini fisicamente al luogo delle audizioni preliminari ci abbiamo provato a cuor leggero. Abbiamo passato l’audizione, dopodiché ci siamo trasferiti a Milano per le selezioni successive e passo dopo passo abbiamo continuato il percorso di X Factor conservando la stessa sorpresa iniziale, nell’incredulità che il nostro progetto stesse realmente prendendo piede su un palcoscenico più grande di quello a cui eravamo tutti abituati. L’ultimo provino ci ha visti impegnati sul Lago di Como, è l’ che abbiamo avuto il via libera dal nostro tutor, Arisa.

È stato davvero un bellissimo percorso, anche se è finito precocemente. Mi sento cresciuto moltissimo dopo questa esperienza sia come musicista, sia ho capito molto su come funziona lo show business.

Si può sintetizzare il mondo dello spettacolo nella frase “Bisogna essere sempre pronti”?

Assolutamente si, bisogna essere preparati. Poi bisogna buttarsi, mettersi in gioco, non precludersi nessuna opportunità. Bisogna essere reattivi. Bisogna afferrare ogni indicazione o consiglio al volo e saperlo applicare immediatamente. Essere nelle condizioni mentali adatte a captare i comportamenti più adeguati a ben determinate situazioni. Lo stesso direttore artistico, Luca Tommasini, è un chiaro esempio di come si deve vivere nel mondo dello spettacolo. Lui ci ha messo anima e cuore per la buona riuscita del programma televisivo, sacrificando ogni momento del proprio tempo.

Hai rimpianti?

Non proprio rimpianti. Mi dispiace solo di come è stata presentata la nostra band. Siamo stati presentati al pubblico in una maniera un po’ falsata. Gli Akmè erano tre ragazzi con tre timbri vocali diversi con tre estrazioni musicali diverse che si esibivano insieme unendo le forze ed intrecciando tre diverse linee melodiche. Forse per questioni televisive il nostro gruppo è stato presentato in modo che la cantante avesse più risalto rispetto gli altri due. C’è da dire che non c’è alcun tipo di risentimento nei confronti di Rosa, anzi, lei è stata la prima a denunciare questo tipo di interpolazione. Tuttavia questo modo di intendere il gruppo mi ha impedito di dare il massimo. Ho dato forse il 10% delle mie capacità. Non ho avuto modo di dare il massimo, è vero, però è stata ugualmente una bellissima esperienza che ha segnato la carriera di tutti e tre gli Akmè.

Si dice che il mondo dello spettacolo si truccato. È vero?

Queste voci le ho sentite, così come le sentono tutti. Posso parlare basandomi sulla mia esperienza e posso tranquillamente dire che non c’è niente di truccato nel mondo dello spettacolo. Mi insospettisce solo il fatto che a livello di costruzione del personaggio e preparazione dell’esibizione, per alcuni artisti è stata investita una mole maggiore di energia rispetto ad altri. Forse si tratta solo di favorire artisti che ne hanno più bisogno rispetto ad altri, quindi riconducibile ad un discorso di equilibrio tra i concorrenti del format. Per quanto riguarda il nostro anno ad X Factor, la vincitrice, Chiara Galiazzo, ha meritato a pieno la vittoria così come la meritavano tutti. Posso dire con tutta sicurezza che nel mondo dello spettacolo esiste la meritocrazia.

Tornando alla scena locale, avendo conosciuto realtà musicali diverse, come ti sembra il panorama artistico di Rutigliano?

il fatto di aver frequentato realtà diverse da quella di Rutigliano mi impedisce di poter parlare a 360° della scena locale. Vedo, però, un sacco di ragazzi che hanno una gran voglia di emergere, di farsi vedere, di mettersi in gioco. Nella stagione estiva, l’unico momento in cui c’è un minimo di eventi live (mentre in inverno queste occasioni sono del tutto assenti) queste occasioni vengono del tutto precluse alle forze emergenti ed inedite locali. Serve una sensibilizzazione non solo dei vari locali, la questione sembra ignorato completamente anche dalle alte sfere, dalle istituzioni amministrative. Io, in primis sono un grande sostenitore della musica inedita, nonostante faccia parte di una tribute band. Credo fermamente che l’evoluzione musicale sia data dagli inediti e non da gruppi che maneggiano pezzi di altri gruppi. è attraverso la musica propria che un musicista può valutare le proprie potenzialità. A dirlo è il cantante di una tribute band, l’intento di questo tipo di gruppi è quello di trasmettere le emozioni e la musica di altri interpreti, dare la possibilità a chi non può assistere ad un concerto del gruppo in questione di divertirsi con un’esibizione il più possibile vicina all’originale, senza togliere il modesto guadagno che si può ricavare con questa attività sfruttando quella che è, non dimentichiamocelo, una passione.

L’ideologia comune porta a considerare la musica emergente come di secondo livello rispetto alle tribute band. Non è affatto così, anzi. La potenzialità della musica inedita non viene sfruttata a pieno. I nuovi musicisti dovrebbero essere presi in maggiore considerazione da locali o dalle amministrazioni territoriali. So che non sarà mai così ma è un’ottica che si ritrova in tutta la scena nazionale. Il mestiere del musicista non è riconosciuto. Vorrei poter sfatare il mito secondo il quale, per essere considerato un ragazzo con la testa a posto bisogna necessariamente avere un lavoro standardizzato o studiare in università. La musica è una forma d’arte ed un mezzo per esprimere se stessi.

Progetti per il futuro?

Da più di sei mesi, insieme al chitarrista dei Globster ed altri musicisti, stiamo lavorando a pezzi inediti. Prima di poter svelare questo progetto, vogliamo prima costruirci una reputazione ed essere così ben riconoscibili durante le nostre prossime esibizioni. Sono molto riflessivo e temporeggio molto quando si tratta di questo tipo di progetti. Preferisco prendermi tutto il tempo necessario evitando che il prodotto finale venga contaminato dalla fretta. Si tratta di un progetto che non ha ancora nome né scadenze ben definite. Sarà una sorpresa per il nostro pubblico.

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