Domenica 19 Novembre 2017
   
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"Adesso basta": va in scena il grido dei ragazzi del Prato Fiorito

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“Non siamo attori, registi, sceneggiatori ma siamo dispensatori di idee ed emozioni che possono aiutare alla comunità” “non è un film ciò che vediamo ogni giorno…”. Con questa frase viene introdotta da Mariaceleste Diomede la rappresentazione teatrale messa in scena dall’associazione Prato Fiorito di Rutigliano. “Adesso Basta” è il titolo che il gruppo del Prato Fiorito ha voluto dare all’evento. Un messaggio forte, un richiamo al silenzio. Un silenzio evocato in seguito alla miriade di voci che gridano simultaneamente e che strillano confusamente brutte notizie dallo schermo televisivo, in un telegiornale, sul bianco e nero di un quotidiano.

Sono emozioni quelle messe in scena la sera del 17 luglio presso il cortile della scuola elementare “G. Settanni” di Rutigliano.

Sono state rappresentate tre scene differenti, tre diversi quadri interpretati dai ragazzi del Prato Fiorito. Il primo dedicato alla sensibilizzazione contro l’eterna rivale della legalità: la Mafia. Il sentimento di protesta non viene strillato, né espresso battendo i pugni. Le canzoni, le citazioni dei più grandi Falcone e Borsellino, la mimica e l’espressione del corpo parlano da sole. Ci ricordano di un sentimento che dimentichiamo, forse troppo abituati dalla ricorrenza di questi eventi.

Il secondo quadro riguarda il problema sempre più attuale dell’immigrazione. Vengono proiettate sul maxischermo installato sul palco le immagini di Lampedusa, storie di barconi e di gente che scappa dalla propria terra cercando la salvezza e troppo spesso trovando la morte durante la fuga.

La terza piaga sociale rappresentata porta il nome che spesso non si osa nominare. Il femminicidio.

Questa volta a parlare è il corpo dei componenti femminili del Prato Fiorito. Una suggestiva luce rossa illumina il palco del cortile della scuola elementare “G.Settanni”. rosso come il colore della violenza, come il colore del sangue versato dalle donne picchiate da uomini. Rosso come il colore degli uomini che odiano le donne. Rosso come il colore dei nastri che stringono le ragazze del Prato fiorito lanciandosi in piroette e volteggi di danza artistica. Il monologo crudo e pungente della Littizzetto, una poesia di Alda Merini. Tutte queste attività a brevissima distanza tra loro, senza dare il tempo allo spettatore il tempo di ingoiare il proprio stupore per poi accoglierne dell’altro. “Domani inizia un nuovo giorno e tutti siamo chiamati ad essere protagonisti per creare una nuova alba” queste le parole che concludono la suggestiva rappresentazione del Prato Fiorito seguito da un portentoso grido. “Adesso Basta!”

Fonte Sorino, presidentessa dell’associazione ONLUS il Prato Fiorito ringrazia, nel discorso conclusivo, la professoressa Maria Melpignano, preside della scuola elementare “G.Settanni” per la disponibilità della location di questa sera, le autorità religiose, i Carabinieri e la Protezione civile per l’aiuto fornito da sempre all’associazione. La stessa presidentessa accetta di rispondere a qualche nostra domanda.

Come Nasce “Adesso Basta?”

Sono anni che con questa associazione realizziamo un laboratorio teatrale. È un percorso abbastanza lungo che ha portato ai ragazzi a raggiungere una certa maturità. Il tema di quest’anno è stato scelto direttamente dai ragazzi. È stato chiesto ai ragazzi quale fosse l’argomento che gli interessasse maggiormente e dopo un brain storming sono stati scelti gli argomenti trattati in questa serata. Si parla delle problematiche che attanagliano la società contemporanea con uno spiraglio di risoluzione. “Adesso Basta” è un grido, è voler ricominciare, è cambiare capitolo per trovare soluzione a tutti quei problemi che sussistono al giorno d’oggi.

Abbiamo, inoltre, ascoltato la versione di Mariaceleste Diomede, collaboratrice da circa vent’anni dell’associazione Prato Fiorito, ha seguito la realizzazione di questa rappresentazione sin dalle origini.

Quali sono state le reazioni dei ragazzi nei confronti di questo progetto?

I ragazzi hanno reagito più che positivamente a questo progetto. Poi, non essendo la prima volta che una manifestazione del genere viene attuata. Possiamo dire che i nostri ragazzi sono ormai dei veterani del palcoscenico, sono diventati attori provetti. L’esperienza raggiunta attraverso le esibizioni precedenti ha abituato i ragazzi mettendoli a proprio agio con il pubblico e con le basi del teatro (azione e tempi scenici).

Quale lavoro c’è dietro questa rappresentazione?

Il teatro è espressione di emozioni quindi prima di questa esibizione c’è stata tutta una serie di esercizi di preparazione dedicati alla scoperta di queste emozioni da esprimere, oltre a esercizi per il movimento coreografico e anche l’esercizio della voce. Per fare questo non abbiamo avuto il supporto di organi competenti né di figure specializzate. Siamo autodidatti e sfruttiamo quella che è la nostra non trascurabile esperienza.

Una rappresentazione unicamente eseguita dai ragazzi del Prato Fiorito?

Loro sono i veri protagonisti dell’esibizione. Noi li affianchiamo sul palco perché non esistono discriminazioni tra ragazzi e volontari. Siamo un gruppo omogeneo e come ogni gruppo che si rispetti, agiamo insieme per perseguire un obiettivo comune. Molto spesso ci è capitato di sentire, da chi ha assistito ai nostri spettacoli, di non percepire tra gli attori i ragazzi “disabili” da quelli “normodotati”.

È la prima volta che presentate al pubblico “Adesso Basta”?

Non è la prima volta. Abbiamo già rappresentato una versione simile della stessa rappresentazione nel periodo natalizio. La prima versione di “Adesso Basta” era, naturalmente una versione ridotta rispetto all’odierna, abbiamo apportato diverse aggiunte al brevetto iniziale. La versione natalizia è stata però inscenata nella nostra sede, molti ci hanno chiesto di rappresentarla in uno spazio più ampio ma abbiamo dovuto necessariamente aspettare l’estate in quanto Rutigliano non ha nessuna struttura in grado di ospitarci ed assicurare la presenza di un pubblico così ampio. Dalla chiusura del cinema “L’Acquario” non abbiamo più un contenitore culturale.

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