IN PIAZZA, RISCOPRIAMO I GIOCHI DI UN TEMPO

articolo2rutigliano Domenica 28 giugno 2009, a partire dalle ore 20:00 e proseguendo per tutta la serata, in Piazza xx Settembre, si è tenuta la manifestazione “tutti in piazza: riscopriamo i giochi di un tempo!” organizzata da “il prato fiorito onlus” a cui era abbinata una sottoscrizione a premi con lo scopo di raccogliere fondi necessari a sostenere i laboratori estivi dei ragazzi iscritti all’associazione.

Googlando ho trovato ad esempio che il gioco "Uno monta la luna" è diffuso in tutta Italia e i cui comandi variano da zona a zona al fine di eseguire delle rime in base al proprio dialetto. Data la passione per questi giochi tradizionali noi ad oggi riusciamo ancora a praticarli pure essendo "ciccioni", come ci definisce qualcuno. Le descrizioni dei giochi e i comandi in dialetto fanno riferimento alla mia città, Bitonto (BA).
Ecco la lista dei giochi tradizionali a mio parere più belli:
L’ormai nota Associazione di Volontariato, nata a Rutigliano nel 1992 da un gruppo di genitori di ragazzi diversamente abili, accoglie questi ragazzi e le loro famiglie e organizza, grazie all'impegno serio di numerosi volontari ed esperti, laboratori di manipolazione, grafico-pittorici, musicoterapia, ballo, teatro, informatica, colonie estive e tanto altro.

I volontari e i ragazzi tutti hanno allestito all’interno della piazza delle aree delimitate. All’interno di ogni area venivano riproposti i vari “giochi di un tempo” tra cui il gioco della campana, le cinque pietre, la molla e altri ancora.

Tutti erano invitati a cimentarsi con le attività ludiche per riscoprire la gioia della “condivisione” e del “semplice e sano divertimento”.

I giochi, la musica e i simboli degli anni ‘50 proposti dai ragazzi, hanno fatto improvvisamente tornare la piazza indietro nel tempo, in un tempo in cui ci si ritrovava tutti per strada a giocare con pochi attrezzi e molta fantasia.

Penso che un ritorno al passato sarebbe certamente impossibile ma mi chiedo, se oggi esiste ancora il valore della condivisione e se ha lo stesso “valore“ che aveva in un tempo ormai andato. Ma soprattutto mi chiedo se forse, a tal proposito, non abbiamo tutti qualcosa da imparare dai ragazzi diversamente abili?