Domenica 19 Novembre 2017
   
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Epistolario delle origini - A Domenico di Guzman, "cane del Signore"

san domenico

Dovrei indirizzare questa mia lettera al tuo convento della città di Bologna, qualificata “la dotta” per la sua antica e prestigiosa università. Nella chiesa di S. Domenico, costruita negli anni 1221-’33 è la solenne arca, capolavoro della bottega di Nicola Pisano (anno 1267) che racchiude il tuo corpo.

            Scrivo questa lettera nei giorni in cui il mio vescovo Mons. Domenico Padovano mi invita a interrompere il servizio alla parrocchia a te intitolata nella mia città di Rutigliano a causa della mia età (ho superato i 76 anni!). Non ti nascondo, caro S. Domenico, il mio profondo rammarico perché in tredici anni, proprio a causa della dispersione del periodo estivo, non mi è stato possibile celebrare con solennità la ricorrenza della tua memoria liturgica, anche se nell’ultimo periodo ballerina perché sei nato al cielo il 6 agosto 1221 e anticamente eri ricordato il giorno 4 del mese di agosto e poi ultimamente nel giorno 8 dello stesso mese. Mi rimane il ricordo di aver realizzato nella ricorrenza dei 40 anni della stessa parrocchia (1965-2005) una dignitosa vetrata artistica disegnata dall’ing. Marianna Solenne che illustra il tuo carisma: i frati predicatori sono fedeli (cane pezzuto) annunciatori della luce della verità contemplata del Vangelo (libro), protetti dalla Vergine Maria (la grande lettera M). E poi come dimenticare la dignitosa statua in cartapesta posta al lato destro dell’altare maggiore e la tela nella prima cappella di destra che illustra il miracolo di Soriano?

            Mi piacerebbe ripercorrere le tappe della tua vita magari rileggendo gli Atti del Processo di Bologna o di quello di Tolosa o di Linguadoca, oppure qualche volume della collana “Monumenta Ordinis Praedicatorum Historica”. Adesso mi accontento di contemplarti prima nell’affresco della cappella a te dedicata nella Basilica a te dedicata a Bologna, poi nelle tavole e negli affreschi realizzati dal tuo figlio artista Beato fra Angelico da Fiesole (1395- 1465) specialmente quelli che illuminano gli ambienti del convento fiorentino di San Marco. E quella tua sosta ai piedi del Crocifisso con il vangelo aperto tra le mani” Come dimenticare i tradizionali attributi della tua iconografia: la stella, il cane bianco con pezzatura nera, la fiaccola, il giglio e il libro del vangelo.?

            Vengo a sapere il nome dei tuoi genitori Felice di Guzman e Giovanna d’Aza e approssimativamente l’anno della tua nascita cioè il 1170 nella città di Calaruega di Catalogna. La tradizione luminosa dei tuoi fioretti domenicani parla del sogno della tua mamma: un cane pezzato bianco nero con in bocca una fiaccola ardente e la stella sulla fronte quasi profezia della tua missione futura nella Chiesa: con fedeltà portare al mondo la luce e l’amore della verità. E come dimenticare quindi il motto dei tuoi frati predicatori: “Contemplata aliis tradere!”. A sei anni lo zio arciprete cura la tua istruzione elementare a Gumiel de Izàn.

            Per i tuoi studi impegnativi, dopo i quattordici anni, ti trasferisci nella città di Palencia.Insieme all’amore dello studio cresci nella maturità cristiana che ti porta a sposare la causa dei poveri, e per venire incontro ai loro bisogni in tempo di carestia vendi anche i tuoi preziosi libri. Nell’anno 1191 entri a far parte dei canonici del capitolo di Osma e a 24 anni sei ordinato sacerdote. Il vescovo Diego di Acebes ti nomina sottopriore del Capitolo. Tu non sei fatto per la vita sedentario e, quasi una ripetizione della coppia Barnaba e Paolo, con il tuo vescovo fai l’esperienza di una prima missione sia pure di carattere diplomatico ma che ti mette a conoscenza dell’eresia catara nel sud della Francia e del mondo pagano della Danimarca. Nell’anno 1205 dopo un secondo viaggio in Danimarca affronti le strade impervie delle Alpi e ti rechi a Roma dove al papa Innocenzo III esponi il tuo progetto di essere evangelizzatore. Negli anni 1206-1215 con il vescovo Diego sei più volte in diverse città della Linguadoca a predicare contro gli eretici catari. Si fanno i nomi di Montpellier, Béziers, Carcassonne, Verfeil, Montréal, Fanjeaux, Pamiers e non posso dimenticare l’emozione da me provata nel leggere la lapide che ricordava la predicazione della quaresima nella chiesa di Saint Lazare a Carcassonne. Mi sono sforzato di capire questi superbi intellettuali che alla luce di una loro presunta gnosi dualistica attaccavano la chiesa che fonda la propria fede sulla semplicità del Vangelo. Da parte di una chiesa assediata si è scatenata contro di loro una crociata che portava solo la morte. Tu invece non hai temuto di scendere in campo con la dolcezza del tuo carattere che cercava il dialogo impegnandoti in una evangelizzazione di alto spessore culturale. Hai iniziato la tua avventura apostolica nella fondazione di Prouille prendendoti cura delle convertite dall’eresia catara e delle religiose. Nella città di Tolosa nell’anno 1215 apri la prima casa dei Frati Predicatori con la collaborazione di Pietro Seila e Tommaso di Tolosa. Nello stesso anno accompagni il vescovo di Tolosa Folco a Roma per il concilio Lateranense IV ed esponi al papa Innocenzo III il progetto del nuovo ordine religioso. Forse in questa circostanza incontri anche il poverello di Assisi “umile sposo di madonna Povertà” e stringi con lui un’amicizia fraterna. Più tardi Tommaso da Celano racconterà questo incontro: “Il beato Domenico domandò a san Francesco di volergli donare la corda di cui era cinto. Si mostrava riluttante Francesco…. Infine vinse la pia devozione del richiedente, che si cinse devotamente sotto la tonaca la corda donata. Si strinsero le mani raccomandandosi alle mutue preghiere…”. Il poeta Dante Alighieri commenterà questa vostra tradizionale amicizia, perpetuata negli ordini mendicanti da voi fondati: “Degno è che, dov’è l’un, l’altro s’induca / sì che, com’elli ad una militaro / così la gloria loro insieme luca” (Paradiso XII, vv. 37-39) e S. Bonaventura nello stesso canto preciserà che voi due (tu e Francesco) siete stati le due ruote “de la biga / in che la Santa Chiesa si difese”.

Sarà il papa Onorio III con le due bolle del 22 dicembre 1216 e del 21 gennaio 1217 ad approvare la tua famiglia religiosa. Le parole della prima approvazione pontificia che ti hanno fatto esultare il cuore sono queste: “Onorio vescovo, servo dei servi di Dio, al caro figlio Domenico, Priore di San Romano di Tolosa, e ai suoi frati che hanno fatto e faranno professione di vita regolare, saluto e benedizione apostolica. Noi, considerando che i frati del tuo Ordine saranno nel futuro gli atleti della fede e vera luce del mondo, confermiamo il tuo ordine con tutti i domini e proprietà attuali e future, e prendiamo quest’Ordine, le sue proprietà e i suoi diritti sotto il nostro governo”.

Il monachesimo tradizionale fondava i monasteri in luoghi lontani dalle città quasi in atteggiamento di difesa e promuoveva la santificazione personale attraverso il lavoro manuale e la lectio divina. I due ordini mendicanti, quello di Francesco e il tuo, propongono l’ideale dell’orazione, dello studio e della predicazione. Sarà la tua passione per la verità a promuovere lo studio quale elemento per la vita religiosa e nell’intento apostolico lo articolerai nella lectio, nella quaestio e nella disputatio. Concluderai la discussione con la determinatio, cioè la soluzione magisteriale della quaestio Il tuo figlio Tommaso d’Aquino più tardi sintetizzerà l’ideale dei frati predicatori nel motto: “Contemplari et contemplata aliis tradere” (S. Th. II-II, 188, 6 c)

Adesso capisco che lo studio per il seguace di Cristo (sacerdote o religioso) è un vero lavoro a servizio della costruzione del regno di Dio. Tu vorrai che i tuoi frati siano instancabili nella predicazione e nell’insegnamento e siano a servizio dei fedeli, dei sacerdoti e siano in dialogo con gli eretici per confutare i loro errori. Con humour e simpatia devo ricordare quanto ti accadde a Fanjeaux dove affrontasti un rudimentale “giudizio di Dio”: dinanzi a tre arbitri gli eretici e tu presentate due opuscoli diversi e affidaste alle fiamme la determinazione di quello che era esponeva la verità di Cristo e quello che propugnava l’eresia. Il tuo biografo Giordano di Sassonia scrive: “Fu dunque acceso un gran fuoco e vi si gettarono i due scritti. Il libro degli eretici bruciò all’istante; l’altro, scritto dall’uomo di Dio Domenico, non solo rimase illeso, ma anzi, davanti agli occhi di tutti, fu respinto lontano dalle fiamme. Provarono a ributtarlo nel fuoco una seconda e una terza volta, ma sempre ne fu respinto, dimostrando in tal modo chiaramente la verità della fede in esso contenuta e la santità del suo autore” (cf Giordano di Sassoni, Lettera enciclica ai frati, anno 1234, nn. 22- 25)

Dopo il tuo ritorno alla casa di Prouille il 15 agosto del 1217 rompi gli indugi e spargi i tuoi frati per l’Europa e questo gesto rivoluzionario lo giustifichi così: “Lasciatemi fare, so bene quello che faccio. Il grano ammucchiato marcisce, sparso fruttifica”. Il tuo impegno apostolico e i tuoi viaggi non conoscono soste. Negli anni 1217-1220 sei a Roma, Bologna, Tolosa, Prouille, Spagna, Parigi, Viterbo, Roma. Ti spendi per l’organizzazione dell’Ordine, la predicazione ai fedeli e poi ti confronti con gli eretici. Non fai loro la guerra ma la tua unica arma è la parola di Dio e la porgi con dolcezza, carità e sapienza. Nel turbinio delle eresie sei luce!

A somiglianza del tuo fraterno amico Francesco di Assisi, offri alla chiesa di Cristo che sta crollando le tue solide spalle. Anche questo è un topos iconografico, illustrato poi da Giotto nella basilica superiore di Assisi, che vi accomuna e che prediligo. Con la tua fine arte diplomatica nel 1220 ottieni dal papa per le tue suore il convento di San Sisto e poi per i tuoi frati la basilica di Santa Sabina sull’Aventino. Proprio verso S. Sabina si indirizza ogni anno processione penitenziale che apre la Quaresima in Roma. Nello stesso anno a Bologna celebri il primo Capitolo Generale dell’Ordine. Sei ancora sulle strade e visiti i tuoi conventi a Roma, Siena, Firenze, Bologna: continui a predicare e incoraggiare i tuoi figli. Il 30 maggio 1221, giorno di Pentecoste, mentre nella piana di Santa Maria degli Angeli in Assisi frate Francesco celebra il “capitolo delle stuoie” tu a Bologna presiedi il Secondo Capitolo generale dell’ordine dei frati predicatori.

Il 6 agosto 1221, quando la Chiesa celebra il misero dell’Ascensione del Signore, nel convento di San Niccolò a Bologna chiudi la tua laboriosa giornata di operaio solerte della vigna del Signore. Il 24 maggio 1233 il tuo corpo viene racchiuso in un sepolcro di marmo, onorato dai frati riuniti per il Capitolo Generale guidato dal Maestro Giordano di Sassonia. Il 3 luglio 1234 il papa Gregorio IX con la bolla Fons Sapientiae riconosce la tua esemplare santità.

            Caro S. Domenico ti posso definire il San Paolo del medioevo cristiano! Come l’apostolo delle genti non ti sei vergognato del Cristo che hai amato con delicatezza e fedeltà e di lui ti sei rivestito non solo nel pensiero non volendo sapere altro se non Cristo crocifisso ma più ancora nella disponibilità generosa a svolgere il ministero apostolico. Proprio a somiglianza di Paolo che si è confrontato con diversi ambienti culturali tu hai affrontato gli eretici e ha portato la luce del vangelo nei difficili ambienti universitari facilitando il dialogo tra la ricerca scientifica e la luce della fede. Ti chiedo di ricordare agli uomini di oggi i quali si confrontano con i sofisticati mezzi delle tecnologia moderna nella comunicazione di far viaggiare sulle vie dell’etere la parola del Vangelo che è luce e ai cristiani di essere simili al quel cane bianconero che portava la fiaccola accesa sognato dalla tua mamma.

            A chiudere questa lettera devo ricordare l’impegno tuo personale e dei tuoi religiosi a diffondere la preghiera del Rosario della Vergine, la cui solida struttura cristologica non fa altro che richiamare una rilettura del vangelo con gli occhi e il cuore di Maria che, secondo la tradizione della chiesa “sola interemisti multas haereses”.

Non posso fare a meno di rileggere alcune espressioni del canto XII del Paradiso di Dante Alighieri con le quali ti ricorda San Bonaventura, figlio illustre di Francesco d’Assisi e maestro esimio di teologia. Egli ti qualifica come: ”l’amoroso drudo della fede cristiana…. il santo atleta benigno ai suoi e a’ nemici crudo… l’agricola che Cristo elesse a l’orto suo per aiutarlo…. Messo e famiglire di Cristo”. Ricorda il tuo incontro con la fede proprio al battesimo: “Le sposalizie fuor compiute al sacro fonte intra lui e la Fede vi si dotar di mutua salute”. Attraverso i ricordi della nutrice descrive il tuo carattere: “tacito e desto” e poi il tuo impegno nello studio: “in picciol tempo gran dottor si feo”. Il grande poeta cristiano celebra la tua alta missione svolta con entusiasmo come:”licenza di combatter per lo seme / quasi torrente ch’alta vena preme”.

In conclusione anche alla Chiesa di oggi che si deve confrontare con l’acuto problema dell’analfabetismo religioso, con la diffusione di eresie meno grossolane ma sempre più allettanti con le loro proposte stravaganti, con l’ignoranza delle verità della fede, magari con un monofisismo cristologico alla rovescia (di Cristo si ritiene la sola natura umana!), tu consegni il libro del Vangelo e la corona del Rosario, quasi a ricordare che l’autentica teologia può ispirare e innervare la religiosità popolare che conserva tutto il suo valore.

Simpaticamente vorrei proporti uno scambio: tu dammi il tuo vangelo (prediligesti quello di Matteo) e il libro delle lettere di Paolo (le conoscevi a memoria!) ed io ti consegno il mio tablet. Sono sicuro che tu oggi gradiresti il mio dono e firmeresti subito una convenzione con i colossi della tecnologia delle comunicazioni (Apple. Microsoft, ecc.) affinché la “nuova evangelizzazione”, tanto a cuore alla Chiesa di Cristo, possa utilizzare i mass-media e così la parola di Dio correrà verso tutti i popoli, così come ricorda il testo della pagina evangelica che reggi nelle tue mani nella statua presente nella chiesa di S. Domenico in Rutigliano: “Ite docete omnes gentes!”.

Commenti  

 
#1 Rita 2016-08-26 18:34
Mi piacerebbe saperne di più su San Domenico, Grazie per averci dato le basi per conoscerLo
 

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