Sabato 18 Novembre 2017
   
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La poetessa della porta accanto: Nicolaia Valenzano si racconta

nicolaia valenzano

Spesso l’arte può nascondersi dove meno ci si aspetta. È magnifica la possibilità che ha la poesia di proteggersi in spessi strati di realtà per rendersi così inarrivabile e così perfetta, una volta scovata.    Solo l’animo creativo può effettivamente estrapolare l’arte dal proprio involucro di realtà. Similmente, anche gli artisti hanno questa capacità di amalgamarsi alla folla, nascondendosi nella moltitudine di corpi che popolano questo pianeta.

Nel nostro paesino, essendo esso parte del mondo, può nascondere rarità, personalità preziose e ricercate. Così, passeggiando per le stradicciole di Rutigliano possiamo incontrare il pittore, l’artista, il musicista,lo scrittore, il cantautore, lo scultore, l’artigiano sopraffino dietro lo sguardo anonimo della persona vista milioni di volte senza mai capire il genio che si nasconde in esso.

In questo frangente ritroviamo la personalità di una donna a cui in pochi riconoscono i meriti artistici. Una poetessa rutiglianese premiata fuori dal paese natale e che, come spesso accade con i profeti, raramente viene riconosciuta in patria. Questa settimana abbiamo intervistato Nicolaia Valenzano, incuriositi da una sua recente apparizione presso Palazzo S. Domenico, in occasione dei saggi di fine anno del “Piccolo Conservatorio”.

Nicolaia Valenzano scrive sin da giovanissima, il suo ricordo più remoto risale all’ età di 8-9 anni. La prima poesia, “Ritagli di vita” risale al 1982, all’età di 17 anni. La stessa poesia è stata premiata a Giovinazzo nel 2009. Tra gli altri risultati, ritroviamo Nicolaia Valenzano insignita dei seguenti premi: nel 2010 a Castellana Grotte con la poesia “Una Rosa” pubblicata su un’antologia; nel 2011 a Giovinazzo; nel 2012 a Falconara presenta “Lei… il passero da un’ala sola”, poesia dedicata a Chiara Castellani ad una presentazione a cui la stessa dottoressa Castellani ha assistito; Seconda classificata in un agone poetico a S. Benedetto del Tronto; Premio Speciale a Lugano nel 2013 per la poesia “i Poeti”, la stessa opera ha ottenuto il Diploma di merito nel 2013 a Giovinazzo; la poesia “Bambini per finta” ottiene il podio a Lugano. La poesia dedicata alla dottoressa Castellani ottiene ancora il secondo posto in un concorso a Castellana Grotte. L’ultimo risultato ottenuto risale al 28 giugno di quest’anno a Castellana Grotte, nell’evento che ha visto la poetessa premiata per l’ opera “Sculture Deformi”. Tra le onorificenze che la poetessa ricorda con maggiore orgoglio in un concorso a Lugano, la poesia “Le radici dell’anima” si posiziona quinta su circa 2600 opere pervenute.

La poetessa rutiglianese ha accettato di farsi intervistare in via del tutto eccezionale.

Durante i saggi di fine anno del Piccolo Conservatorio sono state lette alcune delle sue poesie. Sono state lette da altri e questo viene giustificato dal fatto che lei non legge mai in pubblico le sue poesie. Perché?

Con le mie poesie non ambisco al prestigio personale. Non sono io la protagonista. Le vere protagoniste sono le mie poesie. L’emozione. Le parole. I sentimenti. La pelle d’oca. Il battito di cuore. La lacrima. Sono loro i protagonisti. Io voglio solo stare nel mio angolo ed emozionarmi. Non leggo in pubblico perché ogni volta rivivo le stesse emozioni che mi hanno spinto a scriverle.

Poi, mi è capitato di ascoltare lettori fantastici. Mi piace sentire le mie poesie lette da altri. È come emozionarmi tutte le volte.

Cos’è per lei la poesia?

“La poesia per me è… il cielo, il mare, la terra/ è infinito/ la dolce calma, il silenzio…/ è il mio respiro…il tuo bacio atteso e tanto sognato…/ è il tiepido raggio di sole che mi scalda quando ho freddo,/ mi illumina quando è buio,/ mi accarezza quando sono sola…/ La poesia per me è una lacrima che bagna/ un lontano ricordo, dissetando l’anima…” [La Poesia- Nicolaia Valenzano]

La poesia non è solo romantica, sdolcinata o entusiasta. Per me la poesia è un malessere da espugnare, una gioia da condividere, un dolore da assorbire, una rabbia da plasmare. La poesia è un sospiro di sollievo nel leggere quel nero su bianco, è un parto emotivo da espellere da portare in superficie, da riuscire a condividere. La poesia è una nicchia, perché porta a riflettere, a pensare. La poesia è ricerca di sé.

Tra i temi portanti delle sue poesie ci sono molti richiami alla nostra terra ed in particolare Rutigliano. Tra i tanti titoli ricordiamo “Sculture Deformi” dedicata agli ulivi o ancora “Ritagli di vita”. Quale ricordo conservi con maggiore gelosia? Cosa trovi, invece, cambiato rispetto i tuoi ricordi?

Ricordo di quando ero bambina, giocavo seduta sul marciapiede con bambole di pezza e un cartone per casa, le mie amiche mi invitavano con il gesso a segnare quadrati per terra dove dovevamo lanciare bucce d’arance, cercando di saltare nel mezzo. Spesso l’eco delle nostre canzoncine accompagnavano il rimbalzo di una palla e,i nostri nomi risuonavano lungo tutta la via, dalle voci delle nostre madri che inesorabilmente ci richiamavano per la cena. Oggi ci sono ancora bambini nella mia strada. Anch’essi giocano a pallone e giochi più moderni, ma, in tutta verità echeggiano lingue diverse, di ogni etnia. L’altra sera ho ascoltato una nonna che cantava la ninna nanna al suo nipotino, era tutta in lingua albanese. L’ho ascoltata con grazia , mi sono commossa e ho pensato: “io, straniera nella mia terra”.

Ha dedicato una poesia alla chiesetta di S. Lorenzo. Oggi è uno spazio in disuso. Tra i motti in tempi elettorali c’è stata la proposta di recuperare questo spazio. Lei cosa ne pensa?

Abbiamo spazi di inestimabile bellezza che oggi sono diventate rovine. Questo fa male, non per noi di una passata generazione. Questo fa male ai giovani perché potrebbero ancora godere della bellezza e attraverso la bellezza potreste curare tutte le forme d’arte. Così come la poesia è una forma d’arte, le forme d’arte abbelliscono l’anima. Questo discorso non è limitato alla poesia, forma d’arte può essere la fotografia, la pittura, la musica, qualsiasi genere creative. Non potrebbero più avere bellezze da cui attingere ispirazione e non avere più bellezza per superare i momenti di difficoltà. Attraverso la bellezza dell’anima si superano tantissime difficoltà. Il mondo interiore è specchio di quello esteriore, vivere nella rovina imbruttisce l’anima, al contrario circondarsi di bellezza significa poter affrontare tutte le avversità con la speranza che si possa migliorare. Le grandi strutture come S. Lorenzo, l’Annunziata o Santa Apollinare cadute in rovina e non più ricostruite rendono i nostri animi più fragili e chiaramente portano sconforto nelle nuove generazioni.

Ci sono personaggi e personalità che vi hanno ispirata?

Sicuramente la dottoressa Chiara Castellani, chirurgo volontario in Congo. Ha ispirato la mia poesia “Lei… il passero da un’ala sola. È stata una gioia immensa poter consegnare nelle sue mani la poesia che ho scritto per lei. Chiara Castellani l’ha letta e l’ha portata sul cuore. Quell’emozione è stata il riconoscimento più grande di qualsiasi premio che si possa ricevere. Non avrei mai immaginato che mi potesse capitare la fortuna di incontrare una donna che per me è così lontana. Un grandissimo esempio. Umile. Che riesce tutt’ora a regalare indistintamente amore.

Secondo lei, esistono gli eroi?

Ce ne sono tanti. Sono tutte persone che oggi non sono più qui. Ho notato che nella storia dell’umanità abbiamo avuto molti filantropi. Tutti, purtroppo hanno lasciato questa terra nella stessa maniera. Lincoln, l’uomo che ha abolito la schiavitù negli Stati Uniti, è stato ammazzato; M. L. King, è stato ammazzato; Gandhi, è stato ammazzato; Nelson Mandela ha passato trent’anni ingiustamente in carcere; Falcone e Borsellino sono stati ammazzati. Abbiamo avuto molti grandissimi uomini che tutti noi dovremmo, durante la loro vita, portare il più in alto possibile in segno di ammirazione e protezione nei loro confronti, dopo quello che fanno, vengono ammazzati. Non riesco a darmi una risposta. Forse M. L. King mi ha risposto con una citazione “Si rimane soli proprio quando si cerca di costruire l’altare della pace”. Si rimane soli. È ingiusto ma forse è così la vita. Ci sono ancora eroi di questa grandezza ma, almeno fino a quando sono in vita, bisogna conoscerli, sostenerli, sapere della loro esistenza, altrimenti tutto il loro operato sarà vano.

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