TUMORI E MALATTIE A RUTIGLIANO

Dott_sa_Germinario_Dott_Caputi__Nicastro Dato l'interesse riscontrato in alcuni commenti sulla diffusione dei tumori a Rutigliano, abbiamo ritenuto utile pubblicare l'intervista alla Dott.sa Germinario realizzata nel novembre del '07 presso la sede dell'OER del Policlinico di Bari.

C’è un diffuso sentimento di apprensione a Rutigliano sulle malattie tumorali che, si dice, sarebbero piuttosto diffuse. I cittadini, a volte la stampa locale e anche alcuni medici, ne parlano con un certo allarmismo. Stando a questa “epidemiologia” domestica, nel paese dell’uva regina ci sarebbe un alta diffusione di tumori e si morirebbe anche più che altrove di questa malattia. La situazione, però, non sembra stia proprio in questi termini e a dircelo sono gli specialisti dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale (OER), che l’epidemiologia la fanno sul serio. Si tratta della dott.sa Cinzia Germinario, professore associato di igiene dell’Università di Bari e del dott. Giovanni Caputi, responsabile del registro delle cause di morte (RENCAM) dell’OER e coordinatore delle attività dello stesso Osservatorio.

A luglio scorso l’OER ha presentato il “Rapporto sullo stato di salute della popolazione pugliese - 2006”, un poderoso e interessante studio scientifico pieno di dati, grafici, tabelle e cartogrammi sulle malattie tumorali e no presenti nei 258 comuni della Puglia. Alla prof.sa Germianrio e al dott. Caputi abbiamo chiesto di estrapolare dal Rapporto la situazione di Rutigliano riguardo l’incidenza e la mortalità delle malattie tumorali per confrontarle con la media regionale.

“Per quanto riguarda Rutigliano abbiamo dati che ci indicano i numeri assoluti, i tassi grezzi e i tassi standardizzati di mortalità, divisi per sesso e per anno, dal  2001 al 2004 e i tassi grezzi di incidenza relativi ai tre anni che vanno dal 2004 al 2006”, dice il dott. Caputi. “L’analisi l’abbiamo fatta -aggiunge- confrontando l’incidenza e la mortalità di alcuni tumori e altre malattie di Rutigliano con quelli della Puglia. Abbiamo tenuto presente solo il tasso grezzo, che poi è quello che a noi interessa di più; il tasso standardizzato non potevamo utilizzarlo a causa del diverso tipo di popolazioni raffrontate”. Qui il tasso di mortalità è calcolato su 10.000 abitanti, il tasso di incidenza su 1000. L’incidenza rappresenta i nuovi casi diagnosticati in un determinato periodo e area geografica.

Diciamo subito che i dati elaborati e forniti dai due specialisti fotografano una situazione in forte controtendenza rispetto al sentimento di apprensione che vuole Rutigliano invasa dai tumori, dati che riguardano le malattie, tumorali e no, più diffuse. I tumori maligni considerati sono divisi in tre gruppi: stomaco, trachea, bronchi e polmoni, e del tessuto linfatico/ematopoietico. Quattro sono le altre malattie considerate: cardiovascolari, dell’apparato respiratorio, asma bronchiale e BPCO (bronco pneumopatia cronica ostruttiva). Tutti i valori, sia di incidenza che di mortalità, indicano tassi al di sotto e, a volte, anche molto al di sotto della media regionale.

Nel 2004, ad esempio, il tasso di incidenza dei tumori complessivi presi in esame è del 5,5 a Rutigliano del 10,4 in Puglia. Il tasso di mortalità  calcolato per lo stesso anno è 17,1 a Rutigliano 23,2 in Puglia. Rispetto ai tumori il dato più recente riguarda il 2006 con un tasso di incidenza di 4,6 a Rutigliano e di 11,6 in Puglia. Per quanto riguarda le malattie dell’apparato respiratorio nel 2004 l’incidenza è stata 4,1 a Rutigliano 9,1 in Puglia; la mortalità riferita sempre allo stesso anno è di 6,3 a4,9 in Puglia. L’incidenza delle malattie respiratorie a Rutigliano nel 2006 scende a un tasso del 3,8. Anche per la BPCO i tassi rispecchiano lo stesso trend: più basso a Rutigliano, più alto in Puglia.

Prof.sa Germinario, da questi dati emerge una situazione niente affatto preoccupante a Rutigliano riguardo le malattie tumorali e no più diffuse, è così?

“Si, Rutigliano rispecchia fedelmente quella che è la realtà pugliese. In Puglia la mortalità per tumori o anche per accidenti cardio-cerebro-vascolari è di gran lunga più bassa rispetto ad altre regioni. A Rutigliano poi abbiamo una situazione particolarmente privilegiata sul piano dei numeri che indica una riduzione della mortalità e dell’incidenza di alcune patologie e della morbosità intesa come ricoveri ospedalieri, sia in regime ordinario che in regime di day hospital. Un ricorso all’ospedale che è nettamente inferiore rispetto alla media pugliese. E’ probabile che questo sia dovuto alla presenza sul territorio di strutture sanitarie. Certo non è trascurabile il fatto di essere un paese prevalentemente agricolo. L’assenza di poli industriali che possono contaminare, attraverso determinate sostanze, l’organismo umano, fa di Rutigliano un pese in una condizione sicuramente migliore rispetto ad altre zone dell’interland barese”.

Sia pure in una situazione di tassi al disotto della media, le malattie che avete comunque rilevato a Rutigliano più incidenti rispetto ad altre possono essere messe in relazione a fattori ambientali tipo l’irrorazione che si fa in agricoltura con fitofarmaci e pesticidi? Glielo chiedo, dott.sa Germinario, perché questa è una delle principali preoccupazioni dei cittadini di Rutigliano riguardo al problema delle malattie e della loro eventuale causa.

“Questa è una domanda, come si dice, da ‘centomilioni’. E sa perché, perchè la BPCO, l’asma bronchiale, sono patologie che esistono da sempre e che sono legate anche a stili di vita errati. Per esempio bastano cinque anni di fumo di sigarette per farsi venire una BCPO. Il problema è che questa malattia è in qualche modo sottostimata”.

Nel senso che di BPCO potrebbero esserci più casi rispetto a quelli dichiarati?

“Sicuramente, perché questi malati non arrivano tutti a ricoverarsi. Il problema è che arrivano alla pneumologia e ricorrono alla spirometria quei pazienti che hanno una frazione di eiezione dell’aria già compromessa”.

La causa principale della BPCO è il fumo?

“Si, i fumatori rappresentano l’85% degli ammalati di BPCO”.

Un non fumatore si ammala di questa malattia?

“E’ difficile ma succede, penso per esempio al fumo passivo”.

E’ così anche per il cancro ai polmoni?

“Si, però mentre per la BCPO le cause riconducono per lo più agli stili di vita, per il tumore al polmone, accanto agli stili di vita personali, c’è il fattore ambientale”.

Dai dati che ci avete fornito vedo che anche le malattie cardiovascolari, che sono generalmente piuttosto diffuse, a Rutigliano sono parecchio sotto la media regionale: un tasso di incidenza per 1.000 abitanti nel 2006 di 6,6 su 14,4.

“Sa perché, nelle malattie cardiovascolari noi abbiamo visto che c’è una differenza tra zone industrializzate, città e zone rurali. Il livello di stress indotto da uno stile di vita cosiddetto moderno, dove non c’è più il riposo pomeridiano perché si lavora tutto il giorno, con una alimentazione magari fugace e grassa, questo stile di vita, è alla base dell’aumento delle malattie cardiovascolari. Ormai è un dato di letteratura”.

Una situazione confortante che ci sorprende un po’: Rutigliano è un paese prevalentemente agricolo certo, ma non è proprio una realtà rurale.

“Le dirò di più. Rispetto ai paesi del subappennino dauno, che sono allo stesso modo paesi prevalentemente agricoli, Rutigliano si trova in una situazione estremamente favorevole perché ha intorno a sé tutta una serie di presidi ospedalieri, di servizi di emergenza, di diagnosi e cura, per cui è difficile che il soggetto iperteso trascuri la sua ipertensione”.

Viene subito messo in allarme.

“Si, il paziente qui se ha il colesterolo alto il medico gli dà la statina, se ha la pressione alta viene messo sotto terapia antiipertensiva; i controlli sono più frequenti. Pensi per un attimo, invece, ai paesini del subappennino dauno in cui a volte il medico di famiglia non ha neanche la possibilità, per carenze strutturali ospedaliere, di far eseguire anche un day hospital. Per cui è molto più facile che, mentre un cittadino di Rutigliano una volta all’anno l’elettrocardiogramma lo fa, lì questa opportunità non c’è. E noi le differenza tra i vari territori le vediamo."

In pratica mi sta dicendo che la salute dei cittadini dipende non solo dallo stato dell’ambiente, dagli stili di vita, ma anche dalla presenza dei presidi sanitari sul territorio.

“Certamente, è una presenza importante. Guardi, in questo momento faccio parte di una commissione che sta curando la redazione del nuovo Piano Sanitario Regionale. L’aspetto fondamentale, innovativo di questo Piano è che si sta cercando di deospedalizzare la malattia e aumentare i servizi territoriali della sanità. Si dovrebbe ricorrere all’ospedale per quelle malattie che non possono assolutamente essere curate sul territorio. In sostanza col potenziamento dei servizi territoriali non solo si evita  l’ospedalizzazione, relegandola alla fase acuta della malattia, ma si può arrivare ad evitare anche il day hospital”.

E’ l’obiettivo, credo, verso cui tende la sanità pubblica. Il problema è che a Rutigliano, ad esempio, abbiamo un poliambulatorio con specialistiche presenti anche a Mola (che fa parte dello stesso distretto), quindi doppioni; mentre mancano del tutto due importanti figure specialistiche: l’oncologo e l’urologo. La mancanza dell’urologo poi è piuttosto grave se si pensa alla popolazione adulta e anziana.

“Questo discorso che lei fa dell’urologo è importantissimo, perché sa quanti soggetti anziani affetti da ipertrofia prostatica avrebbero bisogno di una visita urologia, senza affollare gli ambulatori degli ospedali che poi si ritrovano con liste di attesa infinite”.

Speriamo che la regione prenda in seria considerazione questo aspetto e non si limiti a fare quello che ha fatto in passato, quando ha solo chiuso gli ospedali e di servizi territoriali non se ne sono visti granché.

“Guardi, questa è la tendenza. Adesso stiamo preparando il nuovo Piano sanitario regionale e l’importanza del territorio e del distretto è fondamentale; tra l’altro è l’unica soluzione per ridurre la spesa sanitaria”.

Magari così si offre anche un servizio più efficiente.

“Certo, questo è un aspetto fondamentale. Noi, però, possiamo tenere sul territorio il distretto migliore che vogliamo, questo comunque non sarebbe sufficiente se non facciamo giungere al cittadino il messaggio che deve camminare una mezzora al giorno a passo veloce, deve consumare frutta e verdura tutti i giorni, che il soggetto diabetico si deve controllare la glicemia con lo stick tutti i giorni, che il soggetto iperteso deve tenere sotto controllo la pressione e fare l’elettrocardiogramma almeno due volte all’anno. Sono comportamenti che possono portare ad una riduzione dell’incidenza delle patologie”.