Domenica 19 Novembre 2017
   
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Il nuovo vice delegato provinciale della Coldiretti Giovani Impresa è rutiglianese: intervista a Gianvito Dell'Edera

gianvito dell'edera coldiretti giovani

Un passato da ufficiale nell'Esercito Italiano, gli anni sui libri di farmacia e la passione per la terra di famiglia, a cui è legato in maniera indissolubile. Rutiglianese di nascita e agricoltore fiero ed entusiasta, a soli 32 anni è diventato vice delegato provinciale della Coldiretti Giovani Impresa: si chiama Gianvito Dell'Edera e spera, un giorno, di vedere il mondo agricolo rappresentato in tutte le sue sfaccettature.

 

Da quanto tempo stai in Coldiretti?

Come tesserato, sono 7 anni.

Perché ti sei avvicinato alla Coldiretti?

Innanzitutto devo premettere che la mia presenza in Coldiretti è tutt'altro che osteggiata dai miei genitori. In realtà ho avvertito in maniera molto forte il legame con i miei nonni e con la mia terra quando ero lontano da casa, nel periodo in cui facevo il militare. E stranamente quelle che fino a qualche anni fa odiavo praticare, pian piano si è andato modificando: si è svegliato in me qualcosa, la curiosità prima verso le applicazioni di ciò che studiavo nel mio mondo quotidiano, nell'attività di famiglia e nel modo in cui avrei potuto migliorarla. E a quel punto mi sono chiesto perché mi stessi continuamente ad interrogare su come migliorare un'attività. E lì ho capito che non si stava formando un legame con l'agricoltura, ma in realtà stava semplicemente urlando un legame che già c'era, che c'è sempre stato e che mantenevo silente. Poi, quando ho cominciato a mettermi in gioco in prima persona, sono arrivato a legarmi così tanto al punto da decidere di lasciare l'università per la campagna.

Come mai hai fatto questa scelta?

Perché mi sono reso conto che l'azienda di famiglia rischiava via via di diminuire come estensione, quindi c'erano problemi di questo tipo. C'era la necessità di rinnovare qualcosa, di dare uno scossone; e mentre ero lì a studiare, avvertivo la sensazione di stare per perdere qualcosa. Questo concetto di 'perdere la terra' è stato il vero motivo per cui ho deciso di impegnarmi, e non solo come agricoltore, ma di fare qualcosa per poter, a modo mio e nel mio piccolo, contribuire nel processo di cambiamento che invece aspettavo che avvenisse in maniera passiva. E invece di rimanere dalla parte di chi subisce e critica, ho capito che c'era la possibilità, impegnandomi, di poter contribuire e magari di diventare protagonista di questo cambiamento.

Quali funzioni ha il vice delegato provinciale, ovvero il ruolo di cui sei stato investito poco tempo fa?

Innanzitutto la Coldiretti Giovani Impresa, di cui sono vice delegato provinciale, ha come finalità quella di creare un nuovo substrato che un domani potrà dar vita a delle nuove linee guida nella conduzione del settore agricolo nelle diverse località, in questo caso della provincia di Bari. In particolare, si è deciso di dare molta importanza alla delocalizzazione, quindi ai vari settori produttivi. Nelle nostre zone si produce uva da tavola, ma non è l'unica produzione agricola: se ci si sposta verso Terlizzi, ci sono i fuori, o verso Altamura abbiamo le mandorle. Dal momento che tutti i settori hanno uguale importanza e che non si può più pensare di far crescere un determinato comparto dell'agricoltura senza che ci sia dall'altra parte una crescita omogenea degli altri comparti, si è deciso di avere un'azione quanto più possibile forte, che abbia risonanza a livello di quelli che sono i poli delle varie produzioni. Nel caso di Rutigliano, quindi, si tratta di uva da tavola, il cui settore rientra, assieme agli altri, nell'ambito di un progetto a lungo termine di sviluppo e di difesa della credibilità di ciascun settore.

Possiamo parlare di una sorta di 'inversione di tendenza' per il settore agricolo, verso cui si stanno avvicinando sempre più giovani?

Sì, questa è un'evidenza. E le motivazioni di questa inversione potrebbero essere davvero tanto. Io penso che la nostra generazione era portata a credere, o forse si è illusa di poter scegliere il proprio futuro senza condizionamenti esterni. Le prime difficoltà sono sorte quando ci siamo affacciati tardi nel mondo del lavoro, e ci siamo resi conto innanzitutto di non essere i soli ad essere spaesati nell'approdo a questa prospettiva, che abbiamo scoperto essere molto più indefinita di quanto ricordassimo. E il 'ripiego' in agricoltura è un'evidenza anch'essa. Ma è anche vero che è cresciuta una sensibilità da parte di noi figli di una generazione che invece pensava di poter crescere velocemente senza badare a conseguenze. In realtà noi abbiamo mostrato un'attenzione maggiore nei confronti del nostro territorio, pur provenendo da generazioni che tendono a guardare altrove. Io personalmente sono cresciuto ascoltando canzoni che inneggiassero all'America, ma mi sono riscoperto con uno spirito patriottico, quello spirito che avevano i nostri nonni e che mancava nei nostri genitori. Quindi è vero, l'agricoltura è scelta dai giovani, spesso è una scelta obbligata; ma è anche vero che è il modo di vivere l'agricoltura ad essere cambiato. Non si concepisce più una produzione intensiva fine a se stessa, ma oggi si parla di azienda agricola multifunzionale, si parla di rete d'impresa. Stiamo pian piano superando quell'individualismo che serviva come spinta iniziale verso un'imprenditoria e legata ad una certa crescita veloce, e stiamo imparando a guardarci attorno, a considerare l'impatto di ciò che facciamo, l'utilizzo di determinati prodotti fitosanitari e il loro effetto. Si tratta di un diverso modo di approcciarsi all'agricoltura.

Che tipo di contributo pensi di dare in questo ruolo, sia a livello locale sia a livello provinciale, partendo da quelle che secondo te sono le problematiche attuali dell'agricoltura?

Le problematiche del settore agricolo oggi sono davvero tante, e si basano tutte su un'evidente esigenza di cambiamento nel modo di fare e di concepire l'agricoltura. E quando si parla di cambiamento, si parla anche di un diverso modo di intendere la figura dell'imprenditore. Sono tutte idee che non possono essere realizzate a breve termine. Ciò che mi propongo innanzitutto è di prestare attenzione a ciò che mi viene segnalato a livello locale, a ciò che viene spesso sottovalutato, quelle problematiche per le quali l'agricoltore in sé non sente neanche più il bisogno di lamentarsi: dal modo in cui vengono venduti i prodotti fitosanitari al problema di non avere un prezzo di vendita del prodotto, alla mancanza di comunicazione tra i vari produttori, al fatto di dover subire certi meccanismi, non prenderne parte attivamente, fino a rompere questo 'muro di silenzio' che c'è tra i vari produttori e tentare di far gruppo. Contemporaneamente rispetto a questo risveglio delle coscienze, io l'obbligo di informare in maniera quanto più possibile capillare e chiara per colmare qualsiasi lacuna e portare a conoscenza delle diverse opportunità, per gli agricoltori. Secondo me è inconcepibile che un agricoltore possa creare un nuovo impianto senza sapere quali sono le varietà più produttive, essendo lontano da determinate informazioni, dagli studi che vengono effettuati, dalle ricerche di mercato. Anche quest'anno, con il problema della peronospora, ci siamo dimostrati troppo singoli a tal punto da non riuscire a comunicare tra di noi per le strategie da adottare e con cui fronteggiare un evento simile. Al Nord, invece, la Provincia si occupa di inviare dei bollettini fitosanitari e si preoccupa che l'agricoltore abbia recepito la cosa. Nelle finalità di Coldiretti Giovani Impresa, c'è la volontà di riprendere a creare una rete, a riprendere possesso dell'agricoltura locale. Si tratta non solo di produrre, ma di vivere la campagna e con tutte le risorse e gli strumenti a nostra disposizione. A questo proposito, ci riuniamo una volta al mese, salvo poi richieste particolari, mettendo sul tavolo delle nostre assemblee la programmazione di progetti futuri e tutte le problematiche che ci vengono segnalate: in questo modo, ciò che riguarda il singolo diventa qualcosa di condiviso, che viene poi portato alla Provincia e agli organi competenti.

Commenti  

 
#4 Gianvito DellEdera 2014-09-17 11:14
X Mahhh:

Io sono un produttore d'uva,non faccio il commerciante ne altro, quindi so in prima persona quanto sia funesto quest'anno ,so' io la rabbia e la frustrazione che io e gli altri agricoltori abbiamo dentro.
Ti assicuro che in Coldiretti Provincia e Regionale ci siamo già riuniti per discutere sia delle avversità meteo che della peronospera e dell'embargo russo.
Ti diro' di più: se come me sei convinto che si possa fare qualcosa per migliorare la nostra situazione FERMAMI per strada, in coldiretti,SPIEGAMI il tuo punto di vista e le tue proposte ; se non venite a parlare con me io chi rappresento,me stesso ?
A NOI SPETTA ESSER RAPPRESENTATI , questo non è un favore che Coldiretti ci fa.
Chiariamo: in questi dieci anni trascorsi senza rappresentante coldiretti non spettava a nessuno andare a far sentire la voce degli agricoltori e penso che nessuno abbia caritatevolmente deciso di esporsi senza aver voce in capitolo.
Ora abbiamo la possibilità di farci sentire, è la nostra occasione, sfruttiamola come è normale che si faccia.Sono a disposizione
 
 
#3 Gianvito DellEdera 2014-09-17 10:21
xFantastico: Io sono della sua stessa opinione, ma il processo di regolarizzazione è lento , a volte economicamente sconveniente nel breve periodo ma di sicuro è necessario per poter strutturare e rinnovare il nostro modo di gestire l'attività agricola.
Qualche strumento già c'è ,altri dobbiamo chiederli noi.
Non possiamo pretendere che qualcuno dall'alto conosca le nostre esigenze e prenda provvedimenti :
per troppo tempo non ci sono stati rappresentanti rutiglianesi PRODUTTORI(non commercianti o altro) DI UVA DA TAVOLA(e non altro).Non abbiamo avuto voce.
ORA SI,e sono a disposizione di tutti perchè io devo farmi portavoce delle vostre esigenze, non devo dettarvi direttive ;
SONO PORTAVOCE DEI COLTIVATORI DIRETTI PRESSO COLDIRETTI e non viceversa!Non sono assunto da nessuno ne retribuito.

Negli ultimi 15 anni il nostro comparto è stato a fermo , immobile e uguale ;


Semplicemente non voglio che il mestiere che mi son scelto diventi la condanna per me e la mia famiglia; e per questo ho deciso di rimboccarmi le maniche e farmi sentire.Ovvio che se
 
 
#2 mahhh 2014-09-16 22:47
Una domanda al vice delegato:
Ma la Coldiretti che fa per il mondo agricolo in questo particolare momento funesto che stà attanagliando il settore?
Grazie per la risposta che vorrà dare ai lettori
 
 
#1 Fantastico 2014-09-13 18:26
Bisogna essere più flessibili x le assunzioni agricole, e cercare di agevolare tutti quei agricoltori che vorrebbero regolarizzarsi con l iscrizione si Coldiretti. , ma che x paura delle sanzioni retroattive ci rinunciano!! E vero fino ad ora tt gli agricoltori hanno sempre cercato di sviare lo stato, ma ora che i giovani hanno capito che non è più tempo di scherzare, bisogna che lo stato gli vada incontro con un condono i con una diminuzione delle sanzione , in particolar modo a coloro che lo dichiarano!!! Cerchiamo di snellire la macchina burocratica....
 

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