Martedì 21 Novembre 2017
   
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Benvenuto don Angelo Bosco!

Don Angelo Bosco durante la Benedizione

 

Un addio ha commosso il cuore di molti fedeli rutiglianesi negli ultimi giorni. Don Pasquale Pirulli ha lasciato la parrocchia di S. Domenico. come spesso accade con gli addii, un nuovo arrivo è alle porte della chiesa rutiglianese.

In una solenne e suggestiva celebrazione, il vescovo Domenico Padovano ha presentato alla comunità di S. Domenico il nuovo parroco: Don Angelo Bosco.

Nato il 23 luglio 1982 e confermato guida della comunità per un percorso di 9 anni, Don Angelo Bosco ha risposto a qualche nostra domanda.

 

Dove ha prestato servizio prima di giungere presso la parrocchia di S. Domenico?

Sono stato ordinato sacerdote il 18 aprile 2009 in cattedrale a Monopoli, sono monopolese. Sono stato viceparroco fino a settembre 2012 nella chiesa Matrice di Castellana grotte, in seguito sono stato cappellano nell’ospedale di Castellana Grotte. Dal 12 ottobre 2012 al 12 ottobre 2014 sono stato viceparroco della Basilica dei Santi Medici di Alberobello e dal 19 ottobre sono parroco della parrocchia di S.Domenico.

  Cosa le ha detto il parroco uscente, Don Pasquale?

Non appena ricevuta la nomina il 4 giugno 2014, ho incontrato un paio di volte Don Pasquale. In queste occasioni ho avuto modo di parlare con Don Pasquale il quale mi ha parlato molto di questa parrocchia, di come si presenta, delle associazioni e di cosa aspettarmi. L’unico problema di questa parrocchia è un puro discorso di strutture e di spazi. Don Pasquale mi ha parlato del suo cammino, della situazione che ha ereditato da Don Franco. Ora mi tocca la parte più difficile, ambientarsi e soprattutto imparare i nomi!

Un parroco giovane attira fedeli giovani?

Speriamo di sì. In genere il giovane tende sempre a seguire i coetanei quindi si spera che il parroco giovane possa attirare più volentieri altri ragazzi. Il parroco nuovo porta con sé freschezza e novità. Il cambiamento, di tanto in tanto, può essere positivo perché smuove un po’ le acqua. Il cambiamento è positivo per il sacerdote perché si rimette in discussione evitando la monotonia e l’abitudine ma è positivo anche per la parrocchia perché anche i fedeli sono messi in condizione di rimettersi in gioco. La speranza è che un sacerdote giovane possa coinvolgere maggiormente la figura dei giovani.

Quali sono i suoi progetti futuri per questa parrocchia?

Non ho ancora un’idea precisa di come è formata questa parrocchia,della comunità e dei suoi fedeli. Nella mia idea vorrei che questa diventi una comunità di fratelli e di sorelle che intraprendono un percorso di comunione e di Fede e soprattutto che questa chiesa diventi una casa per i giovani. La nostra attenzione principale dovrebbe essere rivolta ai giovani e alle famiglie. Appunto da “prete giovane” la mia attenzione è rivolta alle nuove generazioni perché queste sono il futuro, non solo della chiesa, ma dell’intera società. Vorrei tanto che i ragazzi possano considerare la nostra parrocchia come punto di riferimento nella propria vita.

Come mio personalissimo programma, da svolgere nei 9 anni di mandato, vorrei che si realizzasse una bellissima omelia che Papa Paolo IV fece in occasione dell’inaugurazione di una parrocchia a Roma il 23 luglio del1964 intitolata “Ama la tua parrocchia”.

L’anno prossimo sia la parrocchia dell’Addolorata sia quella di S. Domenico festeggeremo i 50 anni di istituzione a parrocchia. Quella di S.Domenico è una struttura settecentesca ma è stata confermata parrocchia nel 1965, insieme alla parrocchia dell’Addolorata.

Un messaggio per i suoi nuovi parrocchiani?

Sono sempre a disposizione per ogni bisogno e necessità e davvero vorrei che tutti sentissero questa chiesa come la propria casa. S. Domenico non è di Don Angelo. Io sono la guida, sono stato chiamato per esserne il pastore, ma non sono il padrone. Vorrei che tutti considerassero questa chiesa come la propria casa, con la stessa cura che ognuno versano verso la propria dimora.

Mi piacerebbe, inoltre, che tutti ci sforzassimo nel mettere in atto quello che è l’invito di Papa Francesco. “Andate nelle Periferie”. Andare nelle periferie della nostra comunità per andare incontro a tutti quelli che rimagono ai margini ed hanno bisogno del nostro sostegno. Questo è il messaggio nelle parole “Chiesa che diventa Missione”.

Commenti  

 
#3 Guest 2014-10-30 10:51
Non credo proprio che abbia detto "Sono Monopolese", a meno che non lo abbia fatto con ironia. O forse si tratta di un errore nella trascrizione dell'intervista?
Gli abitanti di Monopoli ci tengono ad essere chiamati "monopolitani".
 
 
#2 Guest 2014-10-29 17:05
Non proprio che abbia detto "monopolese".... O.o
 
 
#1 Guest 2014-10-29 13:13
Spero che oltre a mettere in atto l'invito del papa, Angelo predichi in linea con i vangeli e non secondo la dottrina Vaticana, perchè - diversamente - costui non condurrà alla conversione vera neppure un fedele. Rutigliano ha bisogno di conoscere il Cristo vivo della storia, non di andare dietro le statue e/o la superstizione, come ben si constata dai vari ferri di cavallo e corni napoletani che molti tengono appesi nei loro negozi: dalle officine elettrauto ai meccanici, dalle macellerie ai panifici. Basta fare un giro in paese per vedere che è davvero così! Che qualcuno avvisi il giovane sacerdote che è Gesù che "chiama" i discepoli a seguirlo (Giovani 15:16), non l'uomo a sentire di avere la "vocazione" (.)
 

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