Mercoledì 22 Novembre 2017
   
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Degennaro “riciclava” i soldi del boss Parisi. Pesante accusa per il rettore della Lum di Casamassima

Degennaro rettore della Lum di Casamassim

 

Pesante accusa e rinvio a giudizio per il potente rettore della Lum di Casamassima. Annullata l’inaugurazione dell’anno accademico.

Lello Degennaro è il rettore della Lum (Libera Università) di Casamassima, ex presidente dell’Interporto regionale. La potentissima famiglia Degennaro è legata all’edilizia e al Baricentro. Lello Degennaro è anche il fratello di Anna Degennaro, moglie di Massimo Cassano (sottosegretario al Ministero del Lavoro e leader in Puglia del Nuovo Centro Destra).

Il prof. Lello Degennaro ha annullato l’inaugurazione di giovedì 23 ottobre del nuovo anno accademico della Lum di Casamassima, perché gli ospiti più importanti hanno comprensibilmente disertato, per non alimentare ulteriori sospetti e polemiche. Ha rinunciato il cognato Massimo Cassano, “per impegni di governo” – si è giustificato. L’assenza che ha fatto più discutere è quella del vicepresidente del Csm (Consiglio della Magistratura) Giovanni Legnini. Il rettore si è solo limitato a commemorare il padre, senatore Giuseppe Degennaro scomparso 10 anni fa, da cui il figlio Lello ha ereditato l’impero.

Seduti in prima fila, durante la commemorazione, davanti a una tribuna sparuta, c’erano alcuni esponenti delle forze dell’ordine e il sindaco di Gioia del Colle, Sergio Povia, neo eletto consigliere della Città Metropolitana di Bari.

Il nome di Emanuele Degennaro ha fatto un gran baccano poche ore prima della mancata inaugurazione. È iscritto nello stesso registro degli indagati al fianco di Savinuccio Parisi (il boss dei boss di Bari Japigia) e del suo cassiere di fiducia, nell’ambito dell'inchiesta Domino 3, un'operazione, secondo la Guardia di Finanza, da oltre 3 milioni di euro. Tre è il numero perfetto dell’affare su cui la Finanza ha concluso le indagini, notificando a Degennaro un avviso di conclusione delle indagini per concorso in riciclaggio. L’inchiesta Domino 3 è stata conclusa dal Nucleo di Polizia tributaria: Emanuele Degennaro è quindi accusato di aver contribuito a riciclare il denaro che arrivava dal clan più potente di Bari, tramite un prestanome, l'imprenditore defunto Michele Labellarte.

"Labellarte avrebbe finanziato non ufficialmente Lello Degennaro - sostiene la Finanza - così da divenirne socio occulto ed effettuare un'operazione immobiliare presso il Baricentro (verosimilmente la realizzazione di alcuni capannoni e una torre)". Quindi, sarebbe un prestito di 7 miliardi di lire fatto nel 2003 quando il gruppo Degennaro accusava difficoltà finanziarie.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Labellarte avrebbe richiesto a Degennaro la restituzione dei soldi prestati, ma le aziende di famiglia erano ancora in difficoltà e così Degennaro avrebbe offerto, a parziale compensazione, un immobile di pregio sulla Muraglia di Bari vecchia, fronte mare, di proprietà della moglie. Labellarte vende l'appartamento di via Venezia ma non accetta e così si trova un'altra soluzione: un preliminare di acquisto.

Prosegue la Finanza: vengono stipulati due contratti preliminari di acquisto tra la Sec srl, del gruppo Degennaro, e Vincenzo Lagioia, prestanome di Labellarte. Al centro ci sono due immobili a Bari, in via Putignano, e uno a Fasano. La caparra è di 3 milioni e 800mila euro. I preliminari non vanno in porto e, a titolo di risarcimento, la Sec propone a Lagioia di trattenere la caparra già versata. "Il preliminare – accusa la finanza – rappresentava formale giustificazione alla restituzione da parte di Degennaro al Labellarte della somma di 3 milioni di euro, che apparteneva all'organizzazione criminale di stampo mafioso il clan Parisi-Stramaglia, che qualche anno prima il Labellarte aveva dato a Degennaro, sotto forma di finanziamento occulto. Così Labellarte riusciva a schermare un'operazione di riciclaggio di 6 miliardi di lire in contanti, che il boss Stramaglia nel 2003 aveva affidato a Labellarte al fine di cambiarla in euro".

Degennaro è stato interrogato dai finanzieri, ma oggi si difende: avrebbe dichiarato di non sapere nulla e che le società sotto accusa sono riconducibili ad altri suoi parenti, inoltre che le transazioni fatte sono passate solo attraverso commercialisti. Ciò non è bastato, poiché gli inquirenti hanno chiesto per lui il rinvio a giudizio.

Nell’attesa del processo, per provare a riannodare gli intrecci politici e di affari, comprese le relazioni della “dinastia” Degennaro, vi consigliamo la lettura di un articolo apparso sul sito “Linkiesta” che risponde al seguente link: www.linkiesta.it/degennaro-bari

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