Venerdì 16 Novembre 2018
   
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MARCHIO IGP ALL’UVA DA TAVOLA

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Il 30 aprile scorso il Ministero delle Politiche Agricole ha accordato la protezione transitoria all’IGP Uva di Puglia. Sin da quest’anno l’uva di Rutigliano e di altri comuni potrà essere commercializzata col tanto agognato marchio di qualità rilasciato dalla Comunità europea, l’IGP, appunto, che sta per “Indicazione geografica tipica”. Non è una assegnazione definitiva. Ci saranno tre anni di sperimentazione nei quali sarà verificato il rispetto del disciplinare di produzione, verifica condotta da una commissione di ispettori della Camera di Commercio di Bari. Al termine della sperimentazione il marchio IGP sarà definitivamente riconosciuto all’uva da tavola pugliese.

Sono stati i produttori di uva da tavola della regione, in modo particolare del Sud-Est barese, costituitisi in consorzio, a chiedere due anni fa al Ministero di inoltrare richiesta alla CE di istituzione del marchio di qualità. La protezione transitoria fu allora accordata quasi subito, ma ora siamo nella fase della vera e propria sperimentazione. I territori interessati all’IGP sono quelli di 126 comuni delle province di Bari, Foggia, Brindisi e Taranto.

“L’I.G.P ‘Uva di Puglia’ è riservata all’uva da tavola delle varietà Italia b, Victoria b, Michele Palieri n., Red Globe rs” dice il disciplinare di produzione approntato dal Ministero nel ’07, uva da tavola prodotta in quei 126 comuni che il disciplinare elenca per esteso tutti.

Per fregiarsi del marchio IGP i produttori devono rispettare una serie di parametri riferiti al prodotto e all’impianto. “All’atto della sua immissione al consumo -è scritto nel disciplinare- l’Uva di Puglia deve presentare le seguenti caratteristiche”: il grappolo non deve pesare meno di 300 grammi, la calibratura degli acini all’ “equatore” non deve essere inferiore ai 21 mm per la Victoria e ai 22 mm per l’Italia, la Palieri e la Red Globe. La concentrazione del succo non inferiore a 14° Brix (gradi Brix: è l’unità di misura della presenza di sostanze solide dissolte in un liquido) per la varietà Italia e Red Globe e 13° Brix per la Victoria e la Palieri. La forma del vigneto deve essere a 'tedone' e la 'densità' di piantagione dovrà essere compresa tra un minimo di 1.100 ed un massimo di 2.100 viti/ha”. I filari devono avere una distanza tra loro compresa fra i 2,2 e i 3 metri e la produzione di uva ad ettaro non deve superare i 300 quintali.

“Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output” dice ancora il disciplinare all’art. 4, denominato ‘Prove dell’origine’. “In questo modo -prosegue- e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi gestiti dalla struttura di controllo delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto”.
L’art. 8 disciplina l’etichettatura e dice che  “all’atto dell’immissione al consumo, il contenuto di ogni imballaggio deve essere omogeneo e comprendere esclusivamente grappoli della stessa varietà, origine e standard qualitativo”. Le confezioni devono essere sigillate e possono essere cassette di cartone, legno, plastica, compensato da 5 kg netti di uva o di peso inferiore a seconda del materiale con cui è fatta.

Non sappiamo quanti produttori utilizzeranno questo simbolo e, quindi, l’IGP nella campagna appena cominciata. La cosa certa è che commercializzare il proprio prodotto con questo marchio significa dargli una marcia in più sul mercato nazionale ed estero. Uno dei grandi problemi di cui si lamentano i produttori dell’ortofrutta e dell’uva da tavola in particolare è quello della concorrenza degli altri paesi del Mediterraneo, la cui uva molto spesso viene spacciata come di origine pugliese. Si spera, dunque, che la tracciabilità garantita dall’IGP dia alla nostra uva da tavola una marcia in più, un ulteriore valore aggiunto su un mercato quantitativamente sempre più inflazionato.

Commenti  

 
#15 nicola parisi teneri 2013-01-26 15:59
sono un papa´che ho un gran desiderio di lasciare nel giardino do mia figlia quattro o cinque piante della magnifica uva di puglia ce qualcuno che puo aiutarmi il mio indirizzo nicola parisi calle jose lopez 19 5 D 38700 santa cruz la palma s.c. tenerife espagna tel 0034 922420541 grazie
 
 
#14 Teta 2009-10-05 10:32
Ma tanto non serva a niente... per il momento.
 
 
#13 apuliatrade 2009-10-05 04:25
Marchi IGP uva di Puglia, sapete se qualcuno lo sta utilizzando gia' quest'anno? Sulla base di quanto ho letto si e' fatto molto e niente,non per campanilismo ma 126 comuni, dal foggiano al tarantino " ma'" mi sembra che si e' fatto di tutta l'erba un fascio.Invece di valorizzare le zone specializzate e vocate si e' finito x standardizzare il prodotto a favore di qualcuno??
 
 
#12 Teta 2009-08-06 09:51
Condivido Apuliatrade.
 
 
#11 apuliatrade 2009-08-06 05:03
x da cittadino del 5 agosto. Vorrei proprio confrontare le tue competenze con quelle di un attuale moderno inprenditore agricolo ,e capire perche' si ritiene che un agricoltore sia di livello culturale basso,(trogloditi) Io considero importanti molti fattori in una attivita inprenditorialiale anche se agricola,ed oggi non parliamo piu'di "contadini" ma di "AZIENDE" che investono,danno lavoro,e devono far quadrare i conti, e facile parlare forse timbrando un cartellino ed aspettando il 27 del mese.
 
 
#10 Teta 2009-08-05 18:21
Per il cittadino delle 09.33.03
Ed è che vedi iniziare da adesso (cosa impossibile visto che siamo in piena raccolta) ci vogliono 3 anni per convertire al biologico certificato (attenzione altrimenti non serve a niente).
Incominciamo con le Buone Pratiche Agricole basilari per una buona agricoltura sostenibile e poi vediamo.
Fare il biologico non è facile... lo deve praticare anche il tuo vicino di tendone... altrimenti niente da fare.
 
 
#9 cittadino 2009-08-05 12:33
Il marchio IGP non influirà molto sulla qualità intrinseca del prodotto, che tutto è tranne che prelibato e salutare; se non è collegato a una produzione sostenibile sarà solo una illusione.
molti sono i pesticidi utilizzati nelle ostre campagne, forse è meglio che la nostra gricoltura volti pagina convertendosi al biologico.
Così si affronterebbe meglio la concorrenza, spuntnado anche un prezzo un pò più alto..ma vallo a dire ai nostri agricoltori trogloditi..
 
 
#8 Teta 2009-08-04 01:53
In risposta a colui senza nome...
Nel corso della scorsa campagna ha circolato la voce di tendoni d'uva sequestrati dai NAS (ovviamente non posso dirti i nomi delle aziende) ma ti assicuro che è una cosa certa.
Il residuo del CPU non è riscontrabile se il trattamento viene fatto in un epoca giusta e aspettando i tempi carenza consigliati...quindi...
 
 
#7 lucecolorata 2009-08-04 00:09
e per quei grappoli d'uva come caschi di banane??.. e quei acini come una pallina da ping pong.... che classificazione daranno? :D:D:D:D:D:D:D
 
 
#6 shoxx 2009-08-03 16:04
>è notizia della scorsa campagna di tendoni siggillati dai NAS in attesa di analisi sui residui.
>

Puoi raccontare meglio questa storia che mi interessa?
Grazie
 
 
#5 Teta 2009-08-03 12:00
O... mamma mia... ma sempre fuori legge li mettete questi benedetti agricoltori o commercianti? Ma non si puo' ogni volta parlare contro e buttare avanti la salute dei cittadini!!!
Ma chi l'ha detto che i controlli non ci sono...
Riguardo il "CPU" come lo chiam tu... non è dimostrato che faccia male alla salute, sono in corso dei test che sicuramente saranno superati visto che tale prodotto è già consentito sul kiwi da tempo (comunque io sono contraria a priori)... e poi i controlli sono avvengono su quell'utilizzo... è notizia della scorsa campagna di tendoni siggillati dai NAS in attesa di analisi sui residui.
 
 
#4 vivame 2009-08-03 11:47
non prendiamoci in giro i controlli sono quelli che sono, e non ci sono per tutti. che ne pensi per il controllo riguardante il cpu?????????? la salute dei cittadini è secondario rispetto all'economia di taluni!!! siamo realisti!!!:sad:8):sad:
 
 
#3 Teta 2009-08-03 09:47
Ritornando all'Intrast ... puntualizzo che il modello "potrebbe" essere utilizzato anche per tale scopo perchè al momento tale obbligo riguarda solo il discorso intra-europeo... quindi per le merci in entrata da fuori unione e quelle in uscita fuori dall'unione non ci sarebbe controllo.
 
 
#2 Teta 2009-08-03 02:27
Si puo' risalire e come!!! Esiste la compilazione del modello Intrast da inviare alla agenzia delle dogane dove si denunciano le merci acquistate e vendute anche in base ai paesi d'origine.
 
 
#1 vivame 2009-08-02 13:01
Speriamo che con il riconoscimento dell'I.G.P. NON CONSENTA PIU' LA MISCELA CON UVA PROVENIENTE DA ALTRI PAESI, TIPO IL MAROCCO, SPERO CHE QUESTO NON SIA SOLO UN VANTAGGIO PER I SOLITI NOTI...........COMMERCIANTI E GRANDE DISTRIBUZIONE. PURTROPPO HO MOLTI DUBBI!!!!!!!!! MA SIETE PROPRIO CONVINTI CHE CI SARANNO CONTROLLI SUL RISPETTO DEL DISCIPLINARE UGUALE PER TUTTI???:D8)
 

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