PICCIONI: FLAGELLO DEL CENTRO STORICO

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Sono stati la “posta celere” dell’antichità. Gli allevamenti domestici, molto diffusi in passato, rappresentavano un’ottima riserva di carne a buon mercato. Parliamo dei piccioni, un volatile che oggi è il flagello delle città, dei centri storici e dei monumenti d’Italia. La loro straordinaria capacità di adattarsi negli habitat urbani, la facilità con cui trovano riparo, cibo e acqua, insieme alla mancanza di predatori naturali e all’alto tasso di proliferazione, fa della presenza di questo uccello un grande e grave problema.

A Rutigliano la parte più colpita è il centro storico, in modo particolare la zona tutta intorno alla Chiesa Madre. Cornicioni, balconi, strade e tutto ciò che si trova sotto i punti dove si appollaiano è aggredito da una valanga di deiezioni.
Potente fertilizzante, il guano dei piccioni spiaccicato a terra rappresenta una emergenza igienico-sanitaria. La sua presenza è ricettacolo di miceti patogeni, parassiti e, secondo una consolidata letteratura di settore, pone problemi sanitari. Ecco un elenco delle malattie che possono essere contratte in un ambiente infestato da escrementi di piccioni: boreliosi, botulismo, criptococcosi, ornitosi, pseudopeste aviaria, salmonella typhimurium, toxoplasmosi.
E’ chiaro che questo non significa che chiunque passi nei pressi delle cacche dei piccioni si ammala di quelle malattie, è un rischio potenziale che si corre in determinate condizioni.

Certo è che i cittadini del centro storico sono preoccupati, si lamentano, chiedono la soluzione del problema o, perlomeno, una più frequente pulizia e igienizzazione.
I comuni, dal canto loro, corrono ai ripari come possono. Per esempio quello di Pontedera ha fatto un opuscolo, distribuito ai cittadini, nel quale spiega loro quali comportamenti e quali cose possono fare per arginare il problema.
Una importante sinergia tra comportamenti dei cittadini e interventi mirati pianificati dalle amministrazioni comunali, la maniera migliore per cercare di affrontare il problema, sapendo in anticipo che non lo si risolve in modo definitivo. La riduzione del fenomeno già sarebbe un successo.

Cosa dice di fare ai cittadini l’opuscolo di Pontedera?
Ostacolare la nidificazione chiudendo gli anfratti che si trovano sulle pareti delle case antiche in modo particolare; apporre delle reti ai sottotetti, alle finestre che non possono essere chiuse o a cui mancano i finestroni (soprattutto delle case abbandonate, numerose nei centri storici); utilizzare dissuasori a punte metalliche o plastiche arrotondate da fissare su cornicioni e parapetti. Evitare di scuotere fuori dai balconi, negli atri e per strada, le tovaglie piene di briciole di pane; ovviamente non dare di proposito da mangiare ai piccioni.

Il comune di Pontedera suggerisce anche la manutenzione e la periodica pulizia delle pareti esterne delle case, che contribuisce ad allontanare gli animali, e la riduzione delle aree di abbeveraggio (c’è chi suggerisce la chiusura di tutte le fontane pubbliche per una ventina di giorni durante il periodo della riproduzione).

“Per quei cittadini che, come auspicato, dimostrassero interesse fattivo alla realizzazione degli interventi necessari, il Comune di Pontedera attiverà forme di contributo una tantum a fondo perduto”, insomma questo comune toscano ci si è messo d’impegno a responsabilizzare i cittadini rispetto al problema dei piccioni, anche con incentivi economici.

Per quanto riguarda, invece, gli interventi strutturali, la tecnologia oggi mette a disposizione diversi sistemi, da quelli meccanici (bande con spilli e piani metallici inclinati) a quelli elettrici (campi elettrostatici) e a ultrasuoni.

Al di là, comunque, di ciò che succede altrove, la cosa migliore che il comune di Rutigliano può fare è quella di chiamare un esperto, uno specialista (un etologo?) che studi il comportamento dei nostri piccioni per capire meglio dove e come intervenire. Nel frattempo, si pulisca con più frequenza le zone particolarmente colpite dalle deiezioni degli animali.