Martedì 21 Novembre 2017
   
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Cosa ci aspettiamo dal Sinodo dei vescovi ?

Rutigliano- Don Paquale Pirulli- Sinodo cosa ci aspettiamo dai vescovi

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

E’ la domanda di tutti alla vigilia della conclusione della XIV Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che ha avuto come tema: “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” e questa breve nota tenta di abbozzare una risposta, in attesa dei documenti conclusivi che poi saranno approvati e pubblicati da papa Francesco.

          La Chiesa, secondo la incisiva e provocatoria immagine dello stesso papa deve “uscire per strada” e impegnarsi ad essere nei confronti dell’umanità “un vero ospedale da campo”.

          Nell’agire nel e attraverso il Sinodo, di cui il 17 ottobre si celebra il cinquantenario di fondazione da parte del papa Paolo VI che intendeva così realizzare una indicazione programmatica della ecclesiologia del Concilio Vaticano II, la Chiesa realizza se stessa e la sua missione.

          La responsabilità pastorale dei vescovi nei confronti della porzione del popolo di Dio loro affidata si esercita collegialmente, sotto la presidenza del vescovo di Roma che è successore dell’apostolo Pietro, e questo comporta: vedere insieme i problemi (è la etimologia del termine greco “sinodo”), discernere insieme le soluzioni più idonee e operare in piena e fraterna sintonia: vescovi, presbiteri e laici.

          Papa Francesco l’anno passato con la XIII Assemblea e quest’anno con la XIV Assemblea del Sinodo che si conclude il 25 ottobre ha voluto che la Chiesa affrontasse il tema cruciale della famiglia e ha impegnato i quasi 400 padri sinodali (cardinali, vescovi, esperti e famiglie) all’analisi di due documenti fondamentali: i Lineamenta e l’Instrumentum laboris.

          Un primo momento è quello della diagnosi e a nessuno sfugge il fatto che la situazione della famiglia nel mondo di oggi è drammatica. Più che essere aiutata dalla società la famiglia oggi è “bastonata” e la realtà sbatte in faccia le problematiche delle famiglie di fatto, delle unioni civili tra persone dello stesso sesso (gay e lesbiche), proposta educativa gender, divorzi in aumento, bambini che non hanno nella famiglia un sicuro punto di riferimento nella loro educazione. La Chiesa con sensibilità materna, perché esperta in umanità, ha voluto prima di tutto ascoltare la famiglia di oggi. Si impone una analisi del contesto socio-culturale e si avverte che i giovani oggi sono più liberi nelle loro scelte, ma non bisogna nascondere la malattia della solitudine che penalizza la persona all’interno della famiglia e della società. Ancora oggi ci sono paesi in cui i genitori combinano i matrimoni e si diffonde anche la pratica dei matrimoni misti in cui gli aspetti giuridici condizionano non solo i rapporti tra i coniugi stessi ma condizionano la celebrazione del battesimo e l’educazione dei figli. Quanti bambini nascono fuori del matrimonio e poi diventano oggetto di rivendicazione da parte dei genitori separati e in contrasto perenne. Non ci si nasconde che in questo instabile contesto di valori umani e sociali è maggiormente penalizzata la donna, spesso oggetto di violenza anche nelle stesse mura domestiche. Certamente l’esperienza pastorale racconta le difficoltà non solo della preparazione dei giovani alla celebrazione del sacramento del matrimonio ma anche di quelle che derivano dalla società individualista e consumista che irrompono come venti di burrasca nelle mura domestiche. Ci si deve confrontare con alcuni sintomi di una patologia diffusa: i divorziati risposati che non sono ammessi alla Comunione; gli omosessuali che rivendicano almeno attenzione. Durante il sinodo sono state diffuse notizie di scandali: caso “charamsa” e vicende poco edificanti di sacerdoti e religiosi che hanno conquistato la ribalta della cronaca  inalberando la propria scelta individualistica, accusando la Chiesa di omofobia, rivendicando l’uguaglianza dei diversi e il loro diritto al matrimonio e poi ancora la qualifica di famiglia ad unioni omosessuali con il diritto all’adozione. Tutta questa bagarre è stato un sollevare il polverone e un’azione di disturbo ad un confronto sinodale sulla famiglia che il papa Francesco ha voluto “libero, fraterno e responsabile”. I padri sinodali si sono confrontati principalmente sul dossier preparato dal titolo “Instrumentum laboris” e nei loro gruppi di studio hanno potuto esprimere il loro pensiero e proporre le soluzioni più equilibrate. I media hanno semplificato il confronto dei padri sinodali dividendo gli stessi tra conservatori attaccati alla dottrina tradizionale e innovatori più attenti alle situazioni attuali. Qualcuno ha voluto contrapporre il Vangelo espresso nella dottrina tradizionale  alla misericordia rivolta alle situazioni di sofferenza, con minaccia di scomunica vicendevole tra i due schieramenti.

 Strana coincidenza poi è quella che il senato discuta sulle unioni civili di persone dello stesso sesso: il loro riconoscimento costituzionale, la loro presunta qualifica di famiglia, la rivendicazione ad adottare figli.  

          Ecco dal Sinodo mi aspetto una parola chiara che. alla luce della persona della vita e della parola di Gesù, annunci il Vangelo del Matrimonio come vocazione all’amore rivelato dallo stesso Figlio di Dio, che è nato nella famiglia di Giuseppe e Maria e per trenta anni è stato figlio ubbidiente e laborioso falegname a Nazareth. Mi attendo che sul piano pastorale ci sia una incisiva azione nel preparare i giovani a scoprire la bellezza della vocazione al matrimonio e della vita in famiglia. Che la Chiesa non si limiti alla celebrazione liturgica del matrimonio ma che accompagni la famiglia nella vita quotidiana con un invito costante alla preghiera e alla educazione cristiana dei piccoli. Che la famiglia in sintonia con la Chiesa sia scuola di santità. Che nessuno si senta escluso dalla vita della Chiesa che è di famiglia del popolo di Dio. Una dottrina chiara nella sua verità ma che sappia esprimere verso tutti la misericordia che è accompagnamento e accoglienza e perdono.

Questa è la terapia che la Chiesa deve offrire alla famiglia che chiede attenzione nel suo difficile essere esperienza di amore tra tutte le persone che sono sotto lo stesso tetto e siedono all’unica mensa. Sintetica e sapienziale è la proposta che la Chiesa, proprio durante la celebrazione del sinodo sulla famiglia, fa elevando all’onore degli altari i coniugi Ludovico Martin e Zelia Guerin i quali celebrarono il loro matrimonio il13 luglio 1858, vissero la loro umile vita familiare nel lavoro di orologiaio e merlettaia, nell’educazione dei loro nove figli di cui solo cinque donne sopravvissero (e una di queste è S. Teresa del Bambin Gesù protettrice delle missioni e dottore della Chiesa) e nell’edificazione vicendevole. La loro vita fu segnata dalla croce del dolore, perché Zelie morì nel 1877 per un cancro al seno e Ludovico nel 1894 per l’arteriosclerosi e la paralisi. La loro immagine di coniugi santi sintetizza quello che la Chiesa crede sul matrimonio e lo propone ad una società distratta che ha perduto le coordinate di una scala di valori circa la persona, la vocazione alla relazione autentica e la famiglia.

                                                                               Sac. PASQUALE PIRULLI                

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