Martedì 21 Novembre 2017
   
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LETTERA A PIER PAOLO PASOLINI

Rutigliano-LETTERA A PIER PAOLO PASOLINI

 

 

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

POETA E REGISTA CORSARO - CASARSA (prima parte)

 

          Negli anni “romani” (1955-’59) sono stato più di una volta ad Ostia visitando le antiche rovine romane (anfiteatro, castello, ecc.) ma non ho avuto la possibilità di camminare sulla battigia del mare che più tardi, cioè quarant’anni fa e precisamente nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, avrebbe accolto le orme del tuo corpo assassinato dal giovane diciassettenne Giuseppe Pelosi. Non mi sarà possibile consegnarti questa lettera lasciandola sul freddo marmo della tua tomba nel cimitero di Casarsa. 

Non posso fare a meno di ricordare sempre in quegli anni le immagini sconvolgenti e crude della periferia romana (la borgata del Mandrione) che sfioravo quando ci avventuravamo lungo la via Tuscolana oltre gli archi dell’acquedotto Felice superando Porta Furba e raggiungevamo il complesso di Cinecittà che per noi, giovani seminaristi, era zona off-limits. La periferia romana sarà il teatro di quella fatica di vivere che ritroviamo nei tuoi romani: “Una vita violenta”, “Ragazzi di vita” e in tanti tuoi film come “Mamma Roma”, “Accattone”, “Uccellacci e uccellini”, “La ricotta”. E tu non dimentichi la tua attiva e commossa partecipazione nell’anno 1956 all’inchiesta condotta sulla borgata del Mandrione dall’antropologo Franco Cagnetta e dal fotografo Franco Pinna e sponsorizzata da Giangiacomo Feltrinelli mentre ti accompagnavano Elsa Morante e Goffredo Parise. A segnalare la problematica sociale della borgata era stata l’insegnante della scuola elementare “G. Cagliero” nel quartiere Appio-Tuscolano sita di fronte alla Basilica di S. Maria Ausiliatrice nel cui territorio parrocchiale era il nostro collegio, precisamente in Via Narni 29, in fondo a Via Amelia poco oltre lo stabilimenti farmaceutico Angelini. 

Nella ricorrenza triste del 40° anniversario della tua tragica scomparsa (2 novembre 1975) il regista Gabriele Muccino ha postato sul suo sito un giudizio tranciante sulla tua filmografia: “Ho criticato Pasolini regista che ha di fatto impoverito e sgrammaticato il linguaggio cinematografico dell’epoca. Ma per quanto io ami Pasolini pensatore, giornalista e scrittore, ho sempre pensato che Pasolini regista fosse fuori posto, anzi, semplicemente un “non regista” che usava la macchina da presa in modo amatoriale, senza stile, senza un punto di vista meramente cinematografico sulle cose che raccontava … Il cinema pasoliniano aprì le porte a quello che era di fatto l’anticinema in senso estetico e di racconto. Il cinema italiano morì di lì a pochissimi anni con una lunga serie di registi improvvisati. Con legittimo e immenso rispetto per Pier Paolo Pasolini poeta e narratore della nostra società quando ancora in pochi riuscivano ad interrogarla, provocandola e analizzarla; il cinema è però altra cosa… Ho detto che Pasolini regista ha aperto la porta ad altri registi improvvisati che non avevano nemmeno l’immensa statura di scrittore e poeta. Ho detto che Pasolini era uno scrittore prestato al cinema e che il cinema non era nelle sue corde più alte. Lo penso, lo penserò e avrò il sacrosanto dovere di dirlo anche davanti ad una folla di forcaioli che ha intasato questa bacheca di insulti”.

Non posso condividere assolutamente quanto ha pubblicato lo scrittore Gaetano Cappelli, perché ispirato a acrimonia e disprezzo: “Ricorre oggi san Pasolini, il grande intellettuale profeta italiano. Da giovane consegnò un compagno di scuola alla polizia fascista. Passò poi con comunisti che gli avevano trucidato il fratello. Fu il primo a scagliarsi contro la cultura di massa, disprezzò i Beatles e la televisione stando sempre in televisione. Riprese a fare l’apologia del comunismo in Russia negli anni 70 quando anche tutti sapevano la schifezza che era. Si scagliò contro il consumismo girando in Ferrari e posando in total Gucci. Oggi molte scuole gli sono dedicate, egli infatti, Pasolini, amò molto i regazzini”.

A mitigare questi giudizi negativi posso ricordare l’attenzione che noi tutti, studenti di teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica “San Luigi” di Posillipo (Napoli), riservammo alla prima del film “Il Vangelo secondo Matteo” nella sala di Via San Sebastiano a Napoli con la guida di P. Mario Casolaro S. J. Alla proiezione assistevano “per concessione benevola” del Card. Alfonso Castaldo, arcivescovo di Napoli, solo gli alunni di IV teologia del Seminario Arcivescovile di Capodimonte.

Una tua essenziale scheda biografica la ricavo dal volume “Gesù nel cinema” (Ecumenica Editrice, Bari 2006) di D. Vito Marotta (Gioia del Colle N. 4.5.1955 - + 2.04.2009): “Pier Paolo Pasolini nasce il 5 marzo del 1922 a Bologna. Del 1938 è l’esordio poetico, collabora a Il setaccio, e in questo periodo scrive poesie in friulano e in italiano, che saranno raccolte in un primo volume, Poesie a Casarsa. Partecipa alla realizzazione di un’altra rivista Stroligut, con gli amici crea l’Academiuta di lenga frulana. Nel 945 Pasolini si laurea discutendo una tesi intitolata “Antologia della lirica pascoliana” e si stabilisce in Friuli. La risonanza a Casarsa dei fatti di Ramoscello, accusato di pedofilia, avrà una vasta eco. Decide di fuggire da Casarsa e si trasferisce a Roma. I primi anni romani sono difficilissimi, proiettato in una realtà quale quella delle borgate romane. Pasolini tenta la strada del cinema. Nel 1954 il suo primo importante volume di poesie dialettali: La meglio gioventù. Nel 1955 viene pubblicato da Garzanti il romanzo Ragazzi di vita, che ottiene un vasto successo. Il giudizio della cultura ufficiale della sinistra è però in gran parte negativo. Nel 1957, insieme a Sergio Citti, collabora al film di Fellini, Le notti di Cabiria, stendendone i dialoghi nella parlata romana; poi firma sceneggiature e insieme a Carlo Lizzani esordisce come attore nel film Il gobbo del 1960. In quegli anni collabora anche alla rivista Officina. Nel 1957 pubblica i poemetti Le ceneri di Gramsci per Garzanti e l’anno successivo, per Longanesi, L’usignolo della Chiesa cattolica. Nel 1960 Garzanti pubblica il saggio Passione e ideologia, e nel 1961 un altro volume in versi La religione del mio tempo. Nel 1961 realizza il suo primo film da regista e soggettista Accattone. Il film suscita non poche polemiche alla XXII mostra del cinema di Venezia. Nel 1962 dirige Mamma Roma. Nel 1963l’episodio La ricotta (inserito nel film a più mani RoGoPaG), viene sequestrato. Nel 1964 dirige Il Vangelo secondo Matteo; nel 1965 Uccellacci e uccellini; nel 19676 Edipo re,Nel 1968Teorema; nel 1969 Porcile; nel 1970 Medea; tra il 1970 e il 1974 la trilogia della vita, o del sesso, ovvero Il Decameron, I racconti di Canterbury  e Il fiore delle mille e una notte, per concludere col suo ultimo Salò o le 120 giornate di Sodoma nel 1975. Nel 1972, presso Garzanti, pubblica i suoi interventi di critica cinematografica, nel volume Empirismo eretico. Nel 1968 ritira dalla competizione del Premio Strega il suo romanzo Teorema. Nel 1973 comincia la sua collaborazione al Corriere della sera, con interventi critici sui problemi del paese. Presso Garzanti pubblica la raccolta di interventi critici Scritti corsari. La mattina del 2 novembre  1975, sul litorale romano ad Ostia, in un campo incolto in Via dell’idroscalo, una donna scopre il cadavere di un uomo. Sarà Ninetto Davoli a riconoscere il corpo di Pier Paolo Pasolini. Il corpo di Pasolini è sepolto a Casarsa”. (cf o.c., pp. 84-85) I tuoi provocatori interventi su temi sociali e politici saranno raccolti postumi nei volumi Lettere luterane (1976), Descrizioni di descrizioni (1979), Le belle bandiere (1977), Il caos (1979), Il porticvo della morte (1988). Saranno recupeate altre opere narrative: La divina mimesis (1975), Amado mio (1982), e il romanzo incompiuto Petrolio(1992) e Salò. I tuoi testi teatrali sono stati pubblicati nel volume Teatro (1988) e anche quelli poetici: Bestemmia. Tutte le poesie 1993). Dobbiamo ringraziare tuo cugino N. Naldini che ha recuperato molti scritti del tuo iniziale periodo “friulano”: Un paese di temporali e primule (1993); Romans (1994). Egli ha curato l’edizione del tuo epistolario in due volumi: Lettere 1940-1954 (1986); Lettere 1955-1975 (1988). Dobbiamo a W.Siti la pubblicazione di tutte le tue opere in ben dieci tomi (1998-2003). 

In tal modo realizzi un mosaico che è quadro fedele della realtà nella quale sei coinvolto con tutta la tua vita, con tutta la tua passione  tanto che Emanuele Trevi parla di “metodo erotico” per cui tutta la tua persona la investi nella ricerca e nella parola  (o immagine) che la comunica. Riprendendo una tua provocatoria confessione nell’ultima intervista data a Furio Colombo tu ai tuoi colleghi (intellettuali, scrittori, ecc.) ripeti: “Voi non vedete la società come la vedo io, non per un limite di intelligenza o di cultura, ma perché non conducete la vita che conduco io”. Bisogna così  riconoscere il tuo deciso e completo impegno senza risparmio di tempo nella tua missione sociale e culturale. A soddisfare  la tua sete di conoscenza (esperienza) e il tuo impegno comunicativo non bastavano le ore del giorno e spesso ti abbandonavi alle scorribande notturne. Lo hai dimostrato anche durante il viaggio in India  quando anche dopo cena sei uscito per le strade di Bombay, trascinando l’amico Alberto Moravia, con l’intento di conoscere la vita notturna degli uomini. Invitando l’amico ad andare a riposare per osservare “l’igiene della vita” ti giustificavi: “Ma io no. Io finché non sono stremato (inecomnimico come sono ) non disarmo!” perché scrivevi in altra occasione: “Mi piaceva camminare, solo, muto, imparando a conoscer passo per passo quel nuovo mondo, così come avevo conosciuto passo passo, camminando solo, la periferia romana”. Il diario di quel viaggio, fatto per sei settimane insieme ad Alberto Moravia ed Elsa Morante, lo hai pubblicato con il titolo di “L’odore dell’India” nel 1962 presso Longanesi. Non potrete mai dimenticare il vostro incontro con la piccola suora di Calcutta che la Chiesa dopo venera come la Beata Madre Ter4esa di Calcutta e tu ne scrivi in questi termini commossi: “Ho conosciuto dei religiosi cattolici e devo dire che mai lo spirito di Cristo mi è parso così vivido e dolce; un trapianto splendidamente riuscito. A Calcutta, Moravia, la Morante e io siamo andati a conoscere Suor Ter4esa, una suora che si è dedicata ai lebbrosi. Ci sono sessantamila lebbrosi, a Calcutta, e vari milioni in tuta l’India. E’ una delle tante cose orribili di questa nazione, davanti a cui si è del tutto impotenti… ma devo dire che ero ingiusto, perché bisogna rendersi conto che c’è ben poco da fare in quella situazione. Suor Teresa cerca di fare qualcosa: come lei dice, solo le iniziative del suo tipo possono servire, perché cominciano dal nulla. La lebbra vista da Calcutta, ha un orizzonte di sessantamila lebbrosi, vista da Delhi  ha un orizzonte infinito. Suor Teresa vive in una casetta non lontana dal centro della città, in uno sfatto vialone, roso dai monsoni e da una miseria che toglie il fiato. Con lei ci sono altre cinque, sei sorelle, che l’aiutano a dirigere l’organizzazione di ricerca e di cura dei lebbrosi, e, soprattutto di assistenza alla loro morte: esse hanno un piccolo ospedale dove vengono raccolti a morire. Suor Teresa è una donna anziana, bruna di pelle, perché è albanese, alta, asciutta, con due mascelle quasi virili, e l’occhio dolce, che, dove guarda, <<vede>>. Assomiglia in modo impressionante a una famosa sant’Anna di Michelangelo: e ha nei tratti impressa la bontà vera, quella descritta da Proust nella vecchia serva Francesca: la bontà senza aloni sentimentali, senza attese, tranquilla e tranquillizzante, potentemente pratica”. (cf P. P. PASOLINI, L’odore dell’India, Corriere della Sera, Milano 2015, pp. 45-46)  (Continua...)

                                                                     Sac. PASQUALE PIRULLI 

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